Ancora una convocazione, ancora domande alle quali rispondere. Laura Di Vita, cugina di Gianni, è tornata ieri in questura per essere ascoltata dalla Squadra Mobile. È la seconda volta nel giro di pochi giorni e, almeno ufficialmente, la quinta occasione nella quale gli investigatori hanno raccolto la sua testimonianza nell’ambito dell’inchiesta.
È arrivata alle 15.35, a bordo di una Lancia Ypsilon guidata dallo zio. Capelli lisci, occhiali da sole a schermare lo sguardo, un’espressione apparentemente impassibile. Ad attenderla, come ormai accade a ogni passaggio in questura, c’erano i cronisti locali e nazionali. Laura ha attraversato l’ingresso con passo sicuro, senza fermarsi e senza rilasciare dichiarazioni.
Il motivo di questa nuova convocazione non è stato reso noto. La Squadra Mobile, guidata da Marco Graziano, avrebbe ritenuto necessario tornare su alcuni aspetti già affrontati nel corso dei precedenti colloqui. Un elemento che, inevitabilmente, alimenta interrogativi e attenzione attorno a un’inchiesta che nelle ultime ore sembra aver imboccato una nuova fase.
La sequenza degli interrogatori è particolarmente significativa.
Venerdì mattina era stata ascoltata la stessa Laura Di Vita: dalle 9.45 alle 13. Un confronto durato più di tre ore, seguito, il giorno successivo, dalla testimonianza di Loredana, moglie di un cugino di Gianni. Una persona che, secondo quanto emerso, sarebbe già stata ascoltata diverse volte, ma la cui testimonianza non sembrava finora essere emersa tra quelle considerate maggiormente rilevanti.
Poi, domenica mattina, un nuovo passaggio investigativo, in una giornata inconsueta per un’attività di questo tipo. A essere ascoltata ancora una volta Monia, l’insegnante e amica di Gianni Di Vita. Il colloquio è iniziato alle 8 e si è concluso intorno alle 12.
Tre testimonianze, dunque, concentrate in pochi giorni. Tre tasselli che potrebbero aver aperto nuovi interrogativi e imposto agli investigatori ulteriori verifiche.
Non è un caso, del resto, che lunedì pomeriggio si sia tenuto un summit lontano dai riflettori, a Larino, tra la procuratrice Elvira Antonelli, il questore Domenico Farinacci e il capo della Squadra Mobile Marco Graziano. Un incontro ai vertici investigativi che arriva proprio mentre l’attività degli inquirenti sembra registrare una nuova accelerazione.
Laura Di Vita ha lasciato la questura poco prima delle 18.30. Anche questa volta nessuna dichiarazione, nessuna parola ai giornalisti.
Nelle prossime ore sono previste nove audizioni. Non si esclude che, tra le convocazioni di oggi, possa esserci il nome del marito di Monia, più volte slittata nell’ambito dell’inchiesta.
Intanto, l’indagine prosegue anche sul fronte scientifico. Dal Robert Koch Institut di Berlino sono ancora attese le relazioni ufficiali relative agli accertamenti effettuati sui 70 alimenti datati 28 dicembre e 7 gennaio e sui 131 reperti sequestrati il 30 luglio nell’abitazione di via Risorgimento.
Sono analisi che potrebbero contribuire a chiarire passaggi ancora oscuri e a dare un significato preciso a elementi finora rimasti sospesi.
L’attesa, però, pesa soprattutto su chi da mesi convive con una domanda senza risposta. Una domanda che continua a tornare, ostinata, dietro ogni interrogatorio, ogni reperto, ogni nuova convocazione: chi ha voluto la morte di Sara e Antonella e, soprattutto, perché?
È un’attesa che sembra non finire mai. E mentre gli investigatori stringono il cerchio e tornano più volte sulle stesse persone e sugli stessi passaggi, il dolore di chi ha amato le due donne resta lì, immutato, in attesa che la verità riesca finalmente a farsi strada.
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