Nel Molise l’estorsione si conferma uno dei reati più sensibili e rivelatori della presenza e dell’evoluzione delle organizzazioni criminali. Non soltanto per la sua diffusione, ma soprattutto per il ruolo che assume come strumento di pressione economica e di progressivo condizionamento del tessuto produttivo locale.
È quanto emerge dalla relazione semestrale dell’Osservatorio Antimafia del Molise, organismo di studio e monitoraggio guidato dal criminologo Vincenzo Musacchio e dal magistrato Daniele Colucci, che analizza le dinamiche delle consorterie criminali presenti sul territorio regionale.
Secondo l’analisi, l’estorsione rappresenta una delle attività più redditizie per le mafie non solo per il ritorno economico immediato, ma per la sua capacità di instaurare rapporti stabili di subordinazione con le imprese. Le vittime sono quasi esclusivamente imprenditori e operatori economici, soggetti ritenuti più “interlocutori” perché in grado di assorbire costi aggiuntivi e meno propensi, in alcuni contesti, a denunciare.
Non si tratta, tuttavia, solo di imposizione diretta. L’estorsione viene descritta come un meccanismo di infiltrazione che punta a incidere sulla gestione aziendale, generando effetti di lungo periodo sull’autonomia imprenditoriale e sulla libertà economica.
Imprese e rischio infiltrazione
L’Osservatorio, sulla base di elaborazioni dell’Ufficio Studi CGIA di Mestre, stima tra il 2% e il 4% la quota di imprese potenzialmente connesse a contesti di criminalità organizzata nel quadro regionale. Nel dettaglio, a Campobasso su 21.668 sedi d’impresa si stimano circa 600 realtà potenzialmente infiltrate (2-3%), mentre a Isernia su 7.605 imprese la stima sale a 295 casi (3-4%).
Un dato che evidenzia una dinamica non uniforme: pur con un numero assoluto maggiore di imprese nella provincia di Campobasso, è Isernia a presentare una percentuale più alta di esposizione, segnale di una pressione criminale potenzialmente più intensa e radicata in specifici segmenti economici.
Il trend delle denunce: crescita regionale, boom a Isernia
Il quadro diventa ancora più significativo osservando l’andamento delle denunce per estorsione. In Molise, tra il 2013 e il 2023, si passa da 35 a 48 denunce, con un aumento del 37,1%.
Ma è il dato provinciale a segnare la differenza più netta: nello stesso periodo, Isernia registra un incremento del 160% (da 10 a 26 denunce), mentre Campobasso evidenzia una diminuzione del 12% (da 25 a 22).
Una forbice che suggerisce non solo una diversa dinamica territoriale, ma anche una possibile evoluzione dei fenomeni criminali, con aree più esposte e altre apparentemente in contrazione.
Non solo repressione: cambia il modello estorsivo
Secondo l’Osservatorio, la crescita delle denunce non può essere letta esclusivamente come un segnale positivo di emersione del fenomeno, ma anche come indicatore di una trasformazione delle modalità operative delle organizzazioni criminali.
Nel complesso, negli ultimi dieci anni, mentre i delitti per estorsione risultano in aumento, altri reati — in particolare quelli contro la pubblica amministrazione — sono diminuiti del 9%. Una dinamica che suggerisce uno spostamento dell’attenzione criminale verso condotte a redditività più immediata e stabile, basate su relazioni economiche continuative e forme di dipendenza tra impresa e soggetti criminali.
La “nuova estorsione”: meno violenza, più complicità
Un passaggio centrale della relazione riguarda l’evoluzione qualitativa del fenomeno. Secondo la Direzione Investigativa Antimafia, l’estorsione tende sempre più spesso a manifestarsi senza un ricorso sistematico alla violenza o a minacce esplicite.
Al contrario, emergono strategie fondate su una forma di “complicità indotta”, in cui la pressione non è immediatamente riconoscibile. Le richieste possono assumere l’apparenza di rapporti commerciali leciti: dall’assunzione di personale non necessario alla fornitura di servizi o beni funzionali agli interessi del gruppo criminale.
In questo modo la coazione diventa meno visibile, ma non meno efficace: si traduce in vincoli contrattuali, costi aggiuntivi e obblighi organizzativi che gravano sull’impresa.
Le estorsioni “in fattura” e il rischio di invisibilità
Tra le forme più insidiose descritte vi sono le cosiddette soluzioni “condivise” tra estortore e vittima. In alcuni casi, la condotta illecita viene mascherata attraverso meccanismi formalmente legittimi, come la fatturazione per operazioni inesistenti.
Alle imprese viene richiesto il pagamento in contanti dell’Iva relativa a operazioni fittizie, con successivo versamento all’erario. Il risultato è un doppio vantaggio per l’organizzazione criminale: da un lato si crea un aggravio economico per la vittima, dall’altro il meccanismo estorsivo resta difficilmente riconoscibile, poiché inserito in un quadro di apparente regolarità fiscale.
Isernia più esposta
Il dato più critico resta quello territoriale. L’aumento del 160% delle denunce a Isernia, a fronte del calo registrato a Campobasso, indica — secondo la lettura dell’Osservatorio — una crescente intensità del fenomeno in un’area più fragile sotto il profilo economico e organizzativo.
Ne emerge un quadro in cui l’estorsione non è un fenomeno omogeneo, ma una dinamica territoriale che varia in base alla struttura delle filiere produttive, alla densità economica e alla capacità delle organizzazioni criminali di inserirsi nei circuiti locali.
Un reato spia che evolve
Nel complesso, la relazione restituisce un’immagine chiara: l’estorsione non è solo un reato, ma un indicatore della capacità di penetrazione economica delle mafie.
La combinazione tra aumento delle denunce, crescita delle imprese potenzialmente infiltrate e trasformazione delle modalità operative – sempre più orientate alla negoziazione e meno alla violenza – impone, secondo l’Osservatorio, un approccio più articolato.
Non basta la repressione dei singoli episodi: serve un’azione mirata sulle filiere economiche, sulla tracciabilità delle transazioni e sull’emersione di quei condizionamenti che, pur senza minacce esplicite, finiscono per comprimere l’autonomia imprenditoriale.





























