In caso di emergenza che colpisce la popolazione e ha risvolti sanitari, rappresenta il necessario raccordo fra il sistema di Protezione civile e gli ospedali, decide le priorità di intervento (in relazione all’assistenza salvavita e sanitaria), è interfaccia per le Prefetture e il Ministero.
Si tratta del Referente sanitario regionale per le emergenze, un ruolo ricoperto durante l’emergenza Covid dalla dg Salute Lolita Gallo (nominata nel 2020 per periodo di due anni). Con decreto del presidente Francesco Roberto l’incarico è stato ora attribuito al dottor Vincenzo Cuzzone, direttore del reparto di Anestesia e Rianimazione del Cardarelli di Campobasso.
La scelta è ricaduta su Cuzzone, che all’ospedale regionale coordina anche il Blocco operatorio, «per il ruolo ricoperto nell’ambito delle attività di gestione delle situazioni emergenziali ad alta complessità, garantendo competenze avanzate in terapia intensiva e logistica delle maxiemergenze», si legge nel decreto 26 firmato dal governatore il 21 luglio scorso.
Fra le altre competenze indicate dalla Direttiva 24 giugno 2016 che istituisce la figura del Referente sanitario per le grandi emergenze, sono comprese le capacità di gestione del paziente critico; di triage e coordinamento, con padronanza dei protocolli di maxi emergenza che permette un’attenta e rapida valutazione delle risorse necessarie da impiegare nei posti medici avanzati o le evacuazioni verso altri ospedali; il raccordo con la Protezione civile, mediante la conoscenza diretta della rete emergenza-urgenza; l’integrazione con la Centrale remota operazioni soccorso sanitario (Cross),valutando con attenzione nelle operazioni di salvataggio i requisiti per il trasporto sicuro e la stabilizzazione dei pazienti complessi.
Nello svolgimento delle sue funzioni di Referente sanitario, Cuzzone potrà avvalersi della stretta collaborazione del direttore sanitario e del direttore della Prevenzione dell’Asrem, oltre che di tutti i responsabili del Servizio sanitario regionale in base alle esigenze concrete.
L’incarico non determina la corresponsione di una indennità. Ma di sicuro attesta l’apprezzamento crescente per il lavoro che il giovane anestesista sta svolgendo al Cardarelli e non solo (per i servizi di Terapia intensiva ad esempio è in fase di sperimentazione e attuazione di un modello che integra i tre ospedali pubblici ottimizzando le prestazioni e fronteggiando così al meglio le carenze di organico che ancora persistono). Una figura che ha dimostrato, una volta tornato al Servizio sanitario regionale dopo una breve esperienza nel privato accreditato, di essere una figura chiave, una figura che una sanità che vuole ricostruirsi su basi nuove ma solide non deve (più) lasciarsi scappare.
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