In bolletta, il caldo anomalo di queste settimane si tradurrà in un salasso. Impianti di climatizzazione e raffrescamento in funzione a pieno regime mentre l’andamento dei costi energetici, collegato ai conflitti in corso e al blocco dello Stretto di Hormuz, dove passa il 20% del gas naturale liquefatto (metano portato allo stato liquido per facilitarne il trasporto via mare e lo stoccaggio, ndr) del mondo, è già molto preoccupante.
«Le conseguenze di tutto questo si riscontrano quotidianamente nel carrello della spesa, nel carburante e nelle bollette di energia elettrica e gas – commenta Romolo D’Orazio, presidente di Confartigianato Imprese Molise –. Per capire l’impatto del costo delle forniture energetiche, il CAEM, Consorzio che negozia le tariffe per le forniture di gas ed energia alle imprese, ha analizzato l’andamento mensile dei costi per kWh a carico di alcune aziende. Ne emerge una situazione a dir poco sconfortante».
Un’azienda della lavorazione della pelle, ad esempio, a luglio pagherà il 14,2% in più rispetto a giugno per l’energia elettrica, un’impresa della metalmeccanica il 10,3% in più, per una della lavorazione del legno l’aumento è del 10% e per un’attività di acconciatura dell’8,7%. Prendendo poi in considerazione il periodo aprile-luglio l’aumento medio è tra il 15 e il 20%. Per le famiglie non cambia molto.
«Per quanto il CAEM (Consorzio di brokeraggio Energia di Confartigianato) possa fare, negoziando le tariffe per le sue 7.500 imprese presenti in tutta Italia, gli aumenti rimarranno comunque visibili. Nonostante però il continuo saliscendi dei costi del mercato, nel 2025 il risparmio per le aziende consorziate è stato di circa 5,4 milioni di euro, con una media di 800 euro per impresa – continua D’Orazio –. In pratica sono stati ridotti i costi della bolletta annuale dell’8% rispetto ai costi medi del mercato e del 15% circa rispetto al costo della materia prima».
Serve, aggiunge il presidente di Confartigianato Imprese Molise, «una strategia di ampio respiro. Nell’immediato è necessario un intervento emergenziale, per quanto possibile, per una riduzione delle tariffe elettriche. L’altro passo è quello che ribadiamo da tempo: la necessità di superare l’impostazione del prezzo marginale (marginal price) che sta facendo pagare a caro prezzo l’elettricità utilizzata da tutti. Il prezzo marginale è il prezzo della borsa elettrica che viene determinato sostanzialmente dalla centrale di produzione più onerosa. Riteniamo invece più equo che il prezzo dell’energia venga definito sulla base della media ponderata tra le centrali che offrono in borsa l’energia da loro prodotta. Ci rendiamo conto che sul tema ci siano diversità di vedute e interessi, ma è evidente che non è giusto pagare il prezzo di produzione di energia calcolato sul sistema più costoso, ovvero quello del gas. Accanto a questo poi, bisogna “spingere” al massimo sulle rinnovabili e sull’efficientamento energetico. Per questo motivo chiediamo che una parte significativa dei 14 miliardi di euro, richiesti all’Europa per lo scostamento del bilancio italiano fino al 2028, sia dedicata a sostenere e incentivare aziende e famiglie verso l’autoproduzione di energia elettrica. Auspichiamo che i nostri rappresentanti territoriali al Parlamento si facciano portavoce di questa opportunità. Dell’interesse verso l’autoproduzione di energia abbiamo avuto prova nell’ultimo anno con i contributi Pnrr: molte piccole imprese e molte famiglie si sono dotate di fonti di energia rinnovabili, in particolare di impianti fotovoltaici, per ridurre i costi energetici e per dare un contributo positivo in termini di benefici ambientali e per l’intera collettività. Come Paese dobbiamo renderci quanto più autonomi nella produzione energetica – conclude D’Orazio – Certo, con i grandi impianti, senza trascurare però la forza di tanti ‘piccoli’ impianti installati sui tetti di aziende e abitazioni».

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