Il Tar Molise ha accolto il ricorso presentato da Lav e Lndc Animal Protection, annullando la deliberazione della giunta regionale 415 del 25 novembre 2025 e il relativo piano straordinario per la gestione e il contenimento della fauna selvatica.
La sentenza, pubblicata ieri, riconosce la fondatezza di diverse contestazioni sollevate dalle associazioni contro un provvedimento che estendeva gli interventi di controllo a numerose specie animali, tra cui cinghiali, cervi, daini, caprioli, volpi, nutrie, tassi, istrici, colombi e diverse specie di uccelli.
Il Piano consentiva modalità operative particolarmente invasive, come interventi notturni, appostamenti con esche alimentari, utilizzo di dispositivi ottici e termici e impiego di armi senza limitazioni di calibro e capacità di caricamento, oltre ad arco e balestra.
Tra i passaggi più significativi della sentenza, sintetizzano le due associazioni, il richiamo ai principi di proporzionalità e di tutela della vita degli animali. I giudici ribadiscono che le uccisioni non possono essere autorizzate senza aver prima valutato adeguatamente l’efficacia delle misure alternative meno cruente e senza aver dimostrato l’impossibilità di ricorrervi.
Un altro elemento centrale della decisione riguarda la carenza di dati certi e verificabili sui danni attribuiti alle diverse specie e sulle ragioni che avrebbero reso necessari gli interventi di controllo.
Soddisfazione arriva da Lav e Lndc Animal Protection, che hanno promosso l’azione legale, assistite dagli avvocati Michele Pezone e Herbert Simone: «Questa sentenza rappresenta un risultato importante per la tutela degli animali selvatici e conferma che non è possibile trasformare il cosiddetto controllo della fauna in una licenza di uccidere, senza limiti e senza solide basi scientifiche. Le amministrazioni devono dimostrare, dati alla mano, quali siano i problemi da affrontare e perché non sia possibile risolverli attraverso misure preventive e non cruente».

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