Più o meno sotto la statua di Gabriele Pepe – piccolo inciso: la pratica delle conferenze stampa open space andrebbe affinata o forse accantonata, scenografica ma poco funzionale al lavoro di giornalisti e operatori senza scomodare il rispetto per i ruoli istituzionali e quello della stampa – il campo largo molisano ha ribadito il suo no all’autonomia differenziata che al Molise costerà presumibilmente 30 milioni di tagli lineari e chiamato in causa il governatore Roberti affinché formalizzi il dissenso: «Deve svestire la casacca politica e indossare quella della difesa dei molisani»
Omaggio a una figura importante del meridionalismo, Pepe, con la location scelta per l’incontro di ieri consiglieri regionali e rappresentanti di partiti (Pd, 5s, Psi, Sinistra italiana, Verdi, Italia viva) e sindacati (la Cgil), ma anche amministratori provinciali (Puchetti) e comunali (una delegazione di Palazzo San Giorgio capeggiata dal vice sindaco Giose Trivisonno e una nota di adesione del sindaco di Isernia Castrataro) hanno messo all’indice le intese approvate con quattro Regioni del Nord – Liguria, Piemonte, Lombardia e Veneto – ritenute drammaticamente dannose per le ragioni del Sud.
A introdurre l’incontro con gli organi di informazione il presidente del Pd Molise Vittorino Facciolla che ora ne è anche segretario facente funzioni. Scelta scellerata, ha sottolineato, e merce di scambio offerta alla Lega per confermare l’alleanza elettorale. La Lega e i suoi vertici locali nel mirino della collega consigliera regionale Micaela Fanelli, che ha scelto un outfit verde per evidenziare la posizione politica. «Al congresso di qualche giorno fa, l’onorevole Patriciello (eurodeputato e coordinatore regionale del Carroccio, ndr) ha chiesto che fosse rispettato il Sud. Una chiara contraddizione perché c’è solo una sola posizione: impugnare gli atti che contrastino con gli interessi dei molisani e di coloro che vivono al Meridione. È strano poi che si accettino tagli ai fondi per la sanità che sono un polmone finanziari, soprattutto in questa regione, per una forza politica».
Gli eletti a Palazzo D’Aimmo – Primiani, Salvatore, Fanelli, Facciolla e Gravina – hanno depositato una mozione che impegna il presidente della Regione a «richiedere una valutazione preventiva e trasparente degli effetti dell’autonomia differenziata sul Molise, con particolare riferimento alla sanità, alla mobilità sanitaria, al reclutamento del personale sanitario e scolastico, al trasporto pubblico, all’istruzione, alle politiche sociali e ai servizi destinati alle aree interne», a «esprimere formalmente, in ogni caso, la posizione contraria della Regione Molise in merito al delineato percorso di attuazione dell’autonomia differenziata e alle pre-intese in corso di definizione tra il governo e alcune Regioni, chiarendo quali siano le valutazioni della giunta circa i possibili effetti deflagranti sul sistema dei servizi pubblici, sull’equilibrio finanziario regionale e sulla coesione territoriale» e, fra le altre cose, a «valutare, d’intesa con l’Avvocatura regionale e nel rispetto dei presupposti e delle procedure previsti dall’ordinamento, ogni iniziativa giuridica esperibile a tutela delle prerogative della Regione Molise e delle competenze costituzionali, compresa l’eventuale promozione di un giudizio dinanzi alla Corte costituzionale, qualora ne ricorrano le condizioni (il riferimento è a una analoga delibera della Campania, ndr)».
Con questa riforma, ha dato qualche numero Angelo Primiani (5s), i trasferimenti statali si ridurranno di 30 milioni, «meno soldi per trasporti e sanità». Di qui l’appello a Roberti a «svestire la casacca politica e a indossare quella della difesa dei molisani».
La mozione «è frutto del lavoro di squadra delle minoranze per denunciare un misfatto già operativo – le parole della capogruppo dem Alessandra Salvatore – Come hanno fatto altre Regioni, il presidente si schieri contro i tagli al territorio».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il penstastellato Roberto Gravina: «Non si possono assecondare sempre i diktat di una parte del centrodestra nazionale, soprattutto quando a pagare sono sanità, trasporti, scuola e aree interne. Per questo chiediamo a Roberti e alla giunta di dire con chiarezza da che parte sta il Molise: opporsi a questo percorso, chiedere al governo di fermarlo fino a quando i livelli essenziali delle prestazioni non saranno definiti e finanziati, valutare ogni strada legale, compreso il ricorso alla Corte costituzionale. Puglia e Campania si sono già mosse. Il Molise non può restare a guardare».
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