La sala consiliare è tornata ad essere, per una sera, più un’assemblea cittadina che un’aula. Lunedì scorso il Consiglio comunale si è riunito in seduta aperta e monotematica sulla questione del progetto per la realizzazione di un impianto di Biometano in contrada Codacchio, e il dibattito ha subito toccato la questione che divide maggioranza e minoranza: chi sapeva, quando, e che cosa è stato detto ai cittadini.
A intervenire per la maggioranza è stato il capogruppo Gianni Marro, che ha ricostruito l’intera vicenda. Nel corso del mandato, ha spiegato, c’erano stati contatti da parte di soggetti interessati alla realizzazione di impianti di questo tipo, spinti dai finanziamenti messi a disposizione da Europa, Stato e GSE. «L’amministrazione in capo al sindaco ha sempre detto no a questo tipo di impianti» – ha affermato, ricordando che la domanda è stata presentata al Suap, come può fare chiunque, senza l’assenso del Comune. Alla Conferenza dei servizi del maggio 2024, ha proseguito, amministrazione ed enti hanno evidenziato alcune criticità, dalle distanze ad abitazioni e altri insediamenti alla logistica, oltre a una documentazione giudicata carente. Nel 2025 è arrivato il parere negativo del Suap, a cui è seguito il ricorso al Tar da parte delle società proponenti, poi bocciato.
Marro è tornato sul passaggio più delicato, la decisione del Consiglio di Stato. Alla bocciatura del Tar è seguito infatti un ulteriore ricorso da parte delle società, e in tal senso nei mesi scorsi è arrivata la sospensiva al provvedimento del Tribunale amministrativo regionale, concessa appunto in via cautelare, di fronte all’opposizione di Comune e amministrazioni, consentendo alla ditta di avviare alcuni lavori rimovibili, riferiti alla recinzione, per non esporre le ditte alla perdita dei finanziamenti. In caso di bocciatura anche in appello, ha aggiunto Marro, la società dovrà ripristinare lo stato dei luoghi. In tal senso, la decisione di merito è attesa – come è noto – per la metà di dicembre.
Quanto alla costituzione di alcuni cittadini ad opponendum, Marro ha aggiuno: «Ben vengano, perché più ci si unisce, più ci sono possibilità di spuntarla, anche se – ha precisato – ritengo la sentenza del Tar ampiamente motivata». E ha concluso: «Ribadisco che autorizzazioni da parte del Comune e degli enti competenti, non ce ne sono».
A metà tra l’ascolto e l’accusa, invece, la minoranza. Gabriele Taddeo, capogruppo di “Bojano Viva”, ha ricordato di aver voluto «con forza» il Consiglio aperto, dicendosi felice di vedere una sala così partecipata. Ha riferito di aver appreso che altre persone si sarebbero costituite nel giudizio, segno, a suo dire, di una posizione ferma dei cittadini. Poi l’appello a mettere da parte le divisioni su un tema che riguarda ambiente, energia, viabilità e salute: «Siamo oggi prima di tutto qui per ascoltare».
La consigliera Carmen Zuccarino ha definito il tema «cruciale» per lo sviluppo e l’urbanistica del territorio e ha sostenuto che non possa ridursi «ad articoli di stampa o passaparola». A suo avviso, poiché l’Ente non poteva non essere a conoscenza dell’iter, ha detto di non spiegarsi il silenzio che ne è seguito, anche da parte di alcune associazioni che in passato furono molto attive nella battaglia sulle Biomasse, e ha rivolto alla maggioranza la domanda diretta: «Da che parte sta?». Marro, ha ricordato, in pubblico si sarebbe espresso in modo contrario: «Lo spero», ha detto, «e spero che troveremo insieme la strada per condurre questa battaglia».
Su una linea analoga il consigliere Carlo Perrella: «Non si può giustificare tutto con quattro articoli di giornale ». Tanti cittadini, ha aggiunto, vogliono sapere cosa accadrà: «Il popolo andava coinvolto», anche se l’amministrazione si era espressa sul piano amministrativo perché ne aveva l’obbligo. E ha chiesto: «Perché non ne avete parlato neanche in campagna elettorale?».
Presente in sala anche il comitato “Borgo Pulito” di Riccia. Dopo gli interventi dei consiglieri, la seduta è proseguita in forma aperta, con la parola al pubblico.



























