Erano in due, in servizio nell’ambulatorio diurno della Casa di comunità. Neppure questo è bastato a fermare la violenza: un utente si sarebbe scagliato contro uno dei medici, per poi distruggere arredi e attrezzature. Dopo l’aggressione, l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Campobasso chiede ad ASReM e Regione Molise di intervenire con urgenza: guardie giurate durante gli orari di apertura al pubblico, a partire dalla sede termolese. Una richiesta che porta al centro la protezione dei professionisti e il diritto dei cittadini a trovare luoghi di cura sicuri e funzionanti. Secondo la ricostruzione riportata dall’Ordine, a rendersi protagonista dell’episodio sarebbe stato un utente proveniente da fuori regione. L’uomo avrebbe aggredito uno dei due sanitari presenti nell’ambulatorio dell’Aggregazione funzionale territoriale, danneggiando poi gravemente quanto si trovava nei locali. Ai colleghi coinvolti, entrambi iscritti all’Ordine, il presidente e il Consiglio direttivo esprimono solidarietà e vicinanza a nome dell’intera categoria. «Chi aggredisce un medico nell’esercizio delle sue funzioni non colpisce soltanto una persona. Colpisce un servizio pubblico e la comunità che vi si rivolge», afferma il presidente Pino De Gregorio. È questo il punto da cui parte l’intervento dell’Ordine: la violenza contro chi assiste i pazienti ha conseguenze che attraversano l’intero servizio sanitario, perché mette in pericolo gli operatori e compromette le condizioni necessarie per prestare assistenza. Per De Gregorio, alla risposta penale deve accompagnarsi una protezione effettiva dentro le strutture. «Con la legge 113/2020 e il decreto-legge 137/2024 il legislatore ha inasprito le pene, anche per il danneggiamento dei beni destinati all’assistenza sanitaria. È un passo importante, ma la sanzione arriva dopo il fatto. La prevenzione richiede presidi concreti nei luoghi di cura». L’aggressione di Termoli pone così una questione che riguarda anche lo sviluppo della medicina territoriale: costruire servizi vicini alle persone significa garantire a chi vi lavora condizioni adeguate ad accoglierle e curarle. Lo sottolinea Federico Di Renzo, consigliere dell’Ordine, che richiama le ricadute sulla scelta dei professionisti di impegnarsi in questi presidi. «Le AFT e le Case di Comunità sono il luogo in cui si sta costruendo la nuova medicina territoriale», osserva. «Perché funzionino, i cittadini devono trovarvi medici disponibili e i medici devono poterci lavorare in sicurezza. Senza questa garanzia sarà sempre più difficile convincere i colleghi, soprattutto i più giovani, a scegliere il territorio». La preoccupazione riguarda dunque anche la capacità di dare continuità all’assistenza: la paura di essere aggrediti rischia di allontanare i medici proprio dalle strutture chiamate a diventare un riferimento quotidiano per la popolazione. All’ASReM e alla Regione viene chiesto di rafforzare la sicurezza nelle Case di comunità e negli ambulatori delle Aggregazioni funzionali territoriali, assicurando una presenza di vigilanza negli orari in cui i servizi accolgono gli utenti. L’Ordine assicura che non lascerà soli i colleghi coinvolti e invita tutti gli iscritti a segnalare ogni episodio di violenza, anche verbale, subito durante l’attività professionale. Perché anche minacce e insulti devono emergere, affinché la tutela di chi cura possa tradursi in interventi tempestivi.

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