È iniziato il conto alla rovescia per uno dei passaggi investigativi più attesi dell’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella. Giovedì 30 luglio, alle ore 9, gli investigatori torneranno nell’abitazione di via Risorgimento, il luogo nel quale, secondo l’ipotesi della Procura di Larino, sarebbe stata somministrata la ricina che ha provocato la morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita.
A guidare le operazioni saranno gli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino, affiancati dagli investigatori della polizia criminale tedesca (Bundeskriminalamt – BKA), chiamati a mettere a disposizione della Procura competenze altamente specialistiche nella ricerca di tracce riconducibili alla ricina. Si tratta di metodologie di campionamento e analisi sviluppate in un ambito nel quale la casistica italiana è pressoché inesistente. La criminologia nazionale, infatti, non registra precedenti di omicidi consumati mediante l’utilizzo della ricina; gli unici episodi noti riguardano tentativi rimasti tali, come quello emerso anni fa in un’inchiesta su alcuni ambienti riconducibili a CasaPound.
Accanto agli esperti tedeschi saranno presenti gli uomini della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica di Campobasso, che in questi sette mesi hanno condotto l’attività investigativa coordinata dalla procuratrice Elvira Antonelli. Agli investigatori molisani spetterà il coordinamento operativo delle attività e la gestione delle misure di sicurezza predisposte per un accertamento irripetibile destinato a rappresentare uno dei momenti centrali dell’inchiesta.
Nei giorni scorsi si era ipotizzato che l’accesso nell’abitazione potesse articolarsi in più sopralluoghi consecutivi, considerata la complessità delle operazioni e la necessità di esaminare i tre livelli dell’immobile. Dalla convocazione notificata dalla Procura ai difensori degli indagati, alle parti offese e ai rispettivi consulenti risulta, allo stato, un unico accesso fissato per giovedì mattina. Secondo quanto si apprende, tuttavia, al termine delle attività gli specialisti relazioneranno immediatamente il pubblico ministero sul lavoro svolto e sulle ulteriori verifiche eventualmente necessarie. Sarà quindi la Procura, sulla base dell’avanzamento delle operazioni, a stabilire di volta in volta se fissare nuovi accessi.
Le modalità con cui verranno eseguiti i campionamenti rappresentano un terreno sostanzialmente inesplorato anche sotto il profilo investigativo. La ricerca di eventuali residui di ricina su superfici, arredi, suppellettili e indumenti richiede procedure particolarmente complesse e tempi incompatibili con un’attività ordinaria. Anche per questo motivo l’autorità giudiziaria ha previsto che indagati, parti offese, consulenti tecnici e difensori possano assistere alle operazioni da remoto, evitando una presenza contemporanea all’interno dell’abitazione che potrebbe ostacolare il lavoro degli specialisti.
Il sopralluogo costituirà il punto di raccordo tra il lavoro scientifico svolto finora nei laboratori del Robert Koch Institut e quello investigativo portato avanti dalla Squadra Mobile. Gli esperti confronteranno quanto emergerà direttamente nell’abitazione con i risultati delle analisi già in corso sui campioni biologici, sui circa settanta reperti alimentari sequestrati e sugli altri elementi acquisiti nel corso delle indagini, nel tentativo di ricostruire con il massimo grado di precisione le modalità dell’avvelenamento.
Parallelamente proseguono gli accertamenti negli uffici della Questura di Campobasso. La rilettura dei verbali, le verifiche incrociate sulle dichiarazioni raccolte in questi mesi e l’analisi delle consulenze tecnico-scientifiche continuano ad alimentare un’indagine che la Procura intende definire esclusivamente sulla base di riscontri oggettivi, capaci di sostenere un eventuale giudizio dibattimentale.
Fuori dalle carte processuali, intanto, c’è una notizia che nelle ultime ore ha assunto un significato particolare per la famiglia Di Ielsi. Il 22 maggio scorso, giorno dedicato a Santa Rita da Cascia – venerata anche come santa dei casi impossibili –, è nato Antonello Aras, figlio di Luigi Di Ielsi, fratello di Antonella. Una nascita rimasta volutamente riservata e che rappresenta, per una famiglia travolta da un dolore difficilmente immaginabile, un segnale di continuità e di speranza. La scelta del nome riporta esplicitamente la memoria delle due vittime: Antonello in ricordo di Antonella, Aras quale richiamo al nome di Sara.
In questi sette mesi i familiari di Antonella Di Ielsi hanno mantenuto un atteggiamento improntato alla massima compostezza. Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella e nonno di Sara, e il figlio Luigi hanno affrontato l’attenzione mediatica, le richieste delle televisioni nazionali e il peso dell’inchiesta senza mai alimentare polemiche. Hanno continuato a chiedere una sola cosa: che venga accertata la verità. Una fiducia riposta nel lavoro della Procura di Larino, della Squadra Mobile diretta da Marco Graziano e di tutti gli investigatori impegnati nell’accertamento dei fatti.
Il sopralluogo di giovedì, insieme agli esiti delle analisi ancora in corso a Berlino, rappresenta uno dei passaggi destinati a incidere in maniera significativa sul prosieguo dell’inchiesta. L’obiettivo resta quello indicato fin dall’inizio dalla Procura: completare il quadro probatorio attraverso elementi scientifici e investigativi capaci di trasformare gli indizi raccolti in questi mesi in prove. È un lavoro che richiede ancora tempo, ma che gli investigatori ritengono ormai entrato nella sua fase conclusiva. Lu_Co






























