«Josef Colangelo non ha ricevuto le cure adeguate». Queste le parole di Vincenzo D’Apolito, l’avvocato dei familiari del 52enne morto al Cardarelli di Campobasso lo scorso venerdì.
Due medici del Pronto soccorso sono indagati per i reati di omicidio colposo e lesioni personali colpose nell’ambito del fascicolo d’inchiesta aperto dalla Procura della Repubblica di Campobasso per appurare le eventuali responsabilità per la morte dell’uomo.
«Una vicenda tristissima che ha toccato tutta la comunità. Chiediamo giustizia e che venga fatta piena luce su quanto accaduto. Riteniamo che ci siano state delle omissioni al Pronto soccorso, che saranno sicuramente accertate con il prosieguo delle indagini e con l’esame autoptico. La vittima è stata sottoposta solo ad un elettrocardiogramma. Raggi ed esami ematici non sono mai stati effettuati».
Secondo quanto riferito dal legale, intorno alle 11:20 di venerdì, Josef Colangelo viene accompagnato dalla moglie al Pronto soccorso. L’uomo lamenta forti dolori al petto e al braccio sinistro.
Nonostante i persistenti e gravi dolori riferiti dallo stesso paziente nel corso delle numerose telefonate con la moglie e il figlio, «l’esito dell’elettrocardiogramma iniziale è stato comunicato come negativo ed il paziente è rimasto in attesa di ulteriori accertamenti, senza ricevere cure ritenute adeguate alla gravità del quadro clinico».
Poco dopo le ore 13:00, mentre era ancora al telefono con la moglie, la situazione precipita e l’uomo viene improvvisamente colpito da un malore. La donna, giunta immediatamente in ospedale,
ha appreso che il marito era stato colpito da un infarto ed era deceduto. Nella denuncia-querela sporta presso la questura di Campobasso viene contestata dai familiari, oltre la gestione del triage e dell’emergenza, anche la gestione del post-mortem, definita «disumana». L’avvocato ha evidenziato come il corpo sia stato lasciato in vista ancora collegato ai macchinari, privo di protezione e rispetto, oltre la mancata e chiara informazione su quanto accaduto da parte dei sanitari.
«La famiglia chiede con forza che il decesso di Josef Colangelo non resti un mero numero nelle statistiche ospedaliere, ma diventi occasione di trasparenza e di verifica rigorosa delle procedure di emergenza cardiologica adottate presso l’ospedale Cardarelli di Campobasso», ha chiosato l’avvocato Vincenzo D’Apolito.
Domani la Procura di Campobasso conferirà l’incarico al medico legale per l’autopsia. L’esame autoptico verrà svolto venerdì 4 settembre all’obitorio del Cardarelli dalla dottoressa Stefania De Simone. I due medici indagati sono invece assistiti dall’avvocato Francesca Russo.
«Di fronte alla perdita di una vita umana – si legge in una nota dell’Asrem – il primo e unico sentimento legittimo dovrebbe essere il rispetto: rispetto per il dolore di una famiglia straziata, rispetto per la dignità di chi non c’è più, rispetto per il lavoro di chi fino all’ultimo secondo ha tentato un miracolo. Una storia che si è conclusa nel modo più drammatico, ma la cui dinamica merita di essere raccontata con chiarezza e giustizia, lontano da ogni forma di sciacallaggio mediatico. L’uomo è stato tempestivamente preso in carico dal personale sanitario e sottoposto a tutti i controlli clinici e agli esami specifici del caso. Tutti i parametri e gli indicatori diagnostici avevano inizialmente dato esito negativo, delineando un quadro apparentemente stabile che ne ha permesso il trasferimento in reparto. La situazione è però precipitata improvvisamente, ma l’intervento è stato immediato e massivo. La macchina dei soccorsi interni ha funzionato al massimo delle sue capacità. La manovra di rianimazione cardio-respiratoria si è protratta ben oltre i tempi e i protocolli standard, in un tentativo disperato di strappare quell’uomo a un destino ingiusto. Nonostante la perizia, la determinazione e l’impegno disperato dell’équipe, per il 52enne non c’è stato purtroppo nulla da fare. Ciò che ferisce – ha evidenziato l’Asrem – è assistere al solito, istintivo riflesso di una parte degli organi di informazione: la corsa al dito puntato. Ancora una volta, prima che vengano chiariti i fatti o che la clinica esprima le sue evidenze, si punta l’indice contro chi indossa un camice. Si preferisce la scorciatoia del processo sommario a mezzo stampa alla complessa realtà dei fatti medici. Non si tratta di nascondere della criticità, ma di riconoscere il valore umano e professionale di chi opera in trincea. I medici e gli infermieri del Cardarelli non hanno lavorato con fredda esecuzione di protocolli: hanno lottato oltre il limite del dovuto per tentare di salvare una vita. La medicina non è un’algebra esatta e, di fronte all’imprevedibilità e alla rapidità di certi eventi cardiaci, anche la massima competenza può trovarsi disarmata. L’accanimenti contro chi ha profuso ogni energia possibile non rende giustizia alla vittima, non aiuta la famiglia e ferisce mortalmente la dignità di professionisti che, ogni giorno, continuano a dedicare la propria vita a salvare quella degli altri».

























