Con il trascorrere dei giorni si consolida lo scenario sul quale la Procura di Larino lavora ormai da mesi: quello del duplice omicidio volontario con l’aggravante dell’utilizzo del mezzo venefico.
Un’ipotesi che la procuratrice Elvira Antonelli, pur conducendo l’inchiesta con estrema prudenza e senza escludere alcuna possibilità, non ha mai accantonato. E che nelle ultime ore avrebbe trovato ulteriori elementi negli accertamenti scientifici affidati al Robert Koch Institut di Berlino.
A riaprire pubblicamente lo scenario dell’assunzione accidentale della ricina era stato nei giorni scorsi il professor Carlo Locatelli, direttore del Centro antiveleni Maugeri di Pavia e consulente della stessa Procura. In un’intervista trasmessa da “Ore 14”, Locatelli aveva spiegato che, sulla base della letteratura scientifica, non può essere esclusa in assoluto un’intossicazione accidentale, richiamando alcuni casi nei quali l’assunzione della sostanza sarebbe avvenuta per errore o per confusione di semi.
Parole che hanno suscitato inevitabilmente interrogativi, anche per il ruolo ricoperto dallo scienziato nell’inchiesta. Ma il perimetro del lavoro affidato al Centro antiveleni di Pavia è essenzialmente scientifico: individuare la sostanza responsabile dell’intossicazione e determinarne la presenza nei campioni biologici.
Un lavoro particolarmente complesso, condotto attraverso migliaia di test, che ha consentito di individuare la ricina nei campioni analizzati di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. Quantità elevatissime, secondo quanto emerso dagli accertamenti, centinaia di volte superiori alla dose minima considerata letale.
Stabilire come quella sostanza sia arrivata nell’organismo delle due vittime, attraverso quale vettore, in quale momento e soprattutto se sia stata somministrata deliberatamente spetta invece agli investigatori e alla Procura.
È anche per rispondere a questi interrogativi che Antonelli ha affidato un ulteriore e delicato incarico al Robert Koch Institut, centro tedesco di riferimento internazionale anche nello studio delle tossine.
E proprio da Berlino, secondo quanto trapela, sarebbero arrivate nelle ultime ore nuove informazioni sugli esami ancora in corso.
Nei primi giorni di luglio gli uomini della Squadra Mobile, diretti da Marco Graziano, hanno consegnato ai laboratori tedeschi circa 70 reperti. In larga parte campioni di alimenti, ma anche borracce, sacchetti e contenitori sequestrati nell’abitazione di via Risorgimento nei giorni immediatamente successivi alla morte di Antonella e Sara.
Il 30 luglio gli specialisti tedeschi sono poi arrivati a Pietracatella. Un sopralluogo durato circa 14 ore, al termine del quale sono stati repertati altri 131 campioni successivamente sottoposti ad analisi.
Una prima indicazione era arrivata già ad agosto. Sempre informalmente, i laboratori tedeschi avevano fatto sapere che la ricerca degli anticorpi sviluppati contro la ricina nel sangue prelevato il primo luglio a Gianni Di Vita e alla figlia Alice aveva dato esito negativo.
Le informazioni più recenti sarebbero invece di altra natura. Riguarderebbero la presenza di ricina in uno o più campioni alimentari e, dunque, potrebbero fornire elementi utili all’individuazione del possibile vettore attraverso il quale il veleno sarebbe stato assunto.
Si tratta, allo stato, di indicazioni non formalizzate nelle relazioni conclusive. Un dato decisivo. Gli accertamenti del Robert Koch Institut non risultano infatti terminati e soltanto la documentazione definitiva consentirà alla Procura di valutare nel loro complesso gli esiti delle analisi. Altri elementi potrebbero quindi aggiungersi nelle prossime settimane.
Ma le informazioni provenienti dalla Germania si inseriscono in una fase dell’inchiesta caratterizzata anche da una nuova e intensa attività investigativa.
Tra lo scorso fine settimana e l’inizio della settimana che sta per concludersi sono state ascoltate in Questura diverse persone già comparse, in alcuni casi più volte, nell’inchiesta.
Tra queste Laura Di Vita, cugina di Gianni; Loredana, altra cugina acquisita; Monia, l’insegnante di matematica di Riccia amica di Gianni. Laura Di Vita è stata successivamente convocata nuovamente dagli investigatori.
Sono stati inoltre ascoltati l’infermiere che somministrò le flebo a Sara qualche ora prima del decesso, il giorno successivo, sua moglie, vicepreside del liceo frequentato da Sara e Alice.
Una sequenza di audizioni sulla quale non filtrano dettagli. Nessuna delle persone ascoltate risulta indagata nell’ambito del procedimento per il duplice omicidio. Gli investigatori stanno confrontando dichiarazioni, circostanze e tempi con la mole di materiale acquisita nei quasi nove mesi trascorsi dalla morte di madre e figlia.
Antonella Di Ielsi, 50 anni, e Sara Di Vita, 15, morirono tra il 27 e il 28 dicembre dello scorso anno nella Rianimazione dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, a circa 24 ore di distanza l’una dall’altra, dopo l’insorgenza di violenti disturbi gastrointestinali.
Da allora l’inchiesta ha assunto dimensioni considerevoli. Oltre 200 audizioni, centinaia di reperti, pagine di verbali, accertamenti sui campioni biologici e alimentari, analisi sui tessuti e copie forensi dei dispositivi utilizzati dalle vittime e sequestrati nell’abitazione di Pietracatella.
Il procedimento principale resta formalmente contro ignoti per duplice omicidio volontario aggravato dall’utilizzo del mezzo venefico.
Il “puzzle”, per utilizzare l’immagine richiamata più volte dalla procuratrice Antonelli, viene composto attraverso il confronto tra risultati scientifici e attività investigativa.
Restano ancora interrogativi ai quali dare una risposta. A cominciare dell’assunzione e dalla ricostruzione di quanto accaduto prima dei malori.
Gli esami tedeschi potrebbero contribuire a restringere ulteriormente il campo. Le audizioni degli ultimi giorni procedono nella stessa direzione.
A quasi nove mesi dai decessi, il giallo di Pietracatella resta formalmente senza un responsabile. Ma tra i nuovi elementi provenienti da Berlino e l’intensa attività della Squadra Mobile, diverse tessere del puzzle sembrano aver trovato negli ultimi giorni una collocazione definitiva. lu_co





























