Una giornata trascorsa negli uffici della Questura di via Tiberio, senza audizioni o altri movimenti significativi all’esterno. Gli uomini della Squadra Mobile diretta da Marco Graziano e del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato hanno continuato a lavorare sul materiale raccolto nell’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella.
Secondo fonti qualificate, l’attività si sarebbe concentrata sull’esame delle informazioni già acquisite e sulla preparazione di una serie di accertamenti che potrebbero prendere il via già oggi.
Non è stato possibile conoscere la natura delle operazioni programmate, né se riguarderanno nuove audizioni, verifiche tecniche o ulteriori iniziative di polizia giudiziaria. Le fonti consultate parlano di attività importanti, senza fornire altri particolari.
La settimana, indicata fin dai giorni scorsi come particolarmente impegnativa, è dunque cominciata senza sviluppi visibili. Questo, tuttavia, non esclude che gli investigatori stiano predisponendo nuovi passaggi nell’ambito della ricostruzione delle circostanze che portarono alla morte di Antonella Di Ielsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15, decedute rispettivamente il 28 e il 27 dicembre dello scorso anno.
Intanto arriva una smentita sulle indiscrezioni circolate lunedì e riferite ieri da Primo Piano Molise.
Le voci riguardavano la presunta audizione di una figura politica di rilievo in Molise, una donna che avrebbe rapporti di amicizia con Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime.
Secondo le informazioni raccolte da fonti indipendenti, la persona sarebbe stata ascoltata in una sede diversa dalla Questura di Campobasso, dove da mesi stazionano le troupe delle trasmissioni televisive nazionali che seguono il caso.
La circostanza non aveva trovato conferme negli ambienti investigativi. E ieri è arrivata la smentita dell’avvocato Vittorino Facciolla, legale di Gianni Di Vita.
«A me non risultano politici coinvolti. Nessuna audizione, che credo non ci sarà neppure in futuro», ha dichiarato Facciolla.
Una presa di posizione netta, che si contrappone alle informazioni circolate. L’indiscrezione resta quindi priva di riscontri ufficiali e non è possibile stabilire se l’eventuale convocazione sia realmente avvenuta.
Va inoltre precisato che non risultano elementi che colleghino la figura politica indicata dalle indiscrezioni al duplice omicidio.
L’eventuale interesse degli investigatori per i rapporti personali di Gianni Di Vita potrebbe rientrare nella più ampia ricostruzione delle relazioni e delle comunicazioni intercorse nei mesi precedenti e successivi la tragedia.
Non è escluso, in questa prospettiva, che possibili scambi di messaggi o altre comunicazioni possano essere oggetto di approfondimento. Ma non vi sono conferme che siano stati individuati contenuti di particolare interesse investigativo, né che questi abbiano determinato nuove audizioni.
Gianni Di Vita, è opportuno ricordarlo, è parte offesa nel procedimento per la morte della moglie e della figlia. Il fascicolo aperto dalla Procura di Larino per duplice omicidio volontario mediante l’utilizzo di una sostanza venefica resta a carico di ignoti.
La ricostruzione dei rapporti personali, professionali e familiari costituisce uno dei diversi ambiti nei quali si sviluppano le indagini. Un’attività che non implica, di per sé, alcuna responsabilità delle persone sulle quali vengono effettuate verifiche.
Del resto, la complessità dell’inchiesta impone di approfondire anche circostanze che, considerate isolatamente, potrebbero apparire marginali. Dichiarazioni, comunicazioni, spostamenti e frequentazioni vengono esaminati per verificare eventuali collegamenti con i fatti oggetto del procedimento.
Un lavoro che prosegue da oltre sette mesi, da quando la scoperta della ricina nei campioni biologici delle due vittime ha modificato radicalmente l’impostazione delle indagini.
La prima ipotesi, quella di una tossinfezione alimentare, aveva portato all’apertura di un fascicolo per omicidio colposo nei confronti di cinque medici, due della continuità assistenziale e tre del pronto soccorso del Cardarelli di Campobasso.
Successivamente gli accertamenti tossicologici del Centro Antiveleni della Maugeri di Pavia e gli esami medico-legali hanno consentito di individuare la causa della morte nell’intossicazione acuta da ricina.
Il fascicolo per omicidio volontario è passato alla Procura di Larino, diretta da Elvira Antonelli. Le indagini sono state affidate alla Squadra Mobile di Campobasso, affiancata dagli specialisti dello Sco.
Da allora sono state ascoltate circa 250 persone. Numerose le audizioni ripetute, alcune anche a distanza di pochi giorni o settimane, per approfondire dichiarazioni e confrontare le diverse ricostruzioni.
Sono stati effettuati sopralluoghi, perquisizioni e sequestri di materiale informatico. Una parte degli accertamenti ha riguardato la casa di via Risorgimento a Pietracatella, dove gli specialisti della Polizia scientifica e gli esperti tedeschi hanno cercato eventuali tracce della sostanza tossica.
Restano aperti anche gli approfondimenti sui dispositivi elettronici sequestrati nel corso dell’inchiesta.
Tra questi figurano il telefono cellulare di Gianni Di Vita, acquisito il 29 settembre, e altri supporti sottoposti alle operazioni di copia forense. L’esame dei dati potrebbe consentire di ricostruire comunicazioni e contatti, ma non sono noti i risultati delle verifiche.
Un altro filone riguarda i quattro istituti scolastici di Riccia, Campobasso e Casacalenda nei quali gli investigatori hanno prelevato dati informatici nell’ambito delle ricerche sulle eventuali consultazioni online relative alla ricina.
Per questo materiale devono ancora essere avviate le operazioni di copia forense, preliminari all’analisi dei contenuti.
Parallelamente si attendono gli esiti degli accertamenti affidati al Robert Koch Institut di Berlino. I laboratori tedeschi stanno esaminando i reperti trasmessi dall’Italia e i campioni raccolti durante il sopralluogo dello scorso luglio nell’abitazione della famiglia Di Vita.
Le analisi potrebbero fornire ulteriori elementi sulla presenza della ricina e sulle modalità dell’avvelenamento. Dopo la richiesta di una proroga, non è escluso però che i risultati definitivi arrivino soltanto verso la fine dell’anno.
Sul piano investigativo resta centrale la ricostruzione di quanto accaduto nei giorni precedenti il Natale del 2025.
Gli esami hanno stabilito che Antonella e Sara ingerirono ricina. Gli inquirenti hanno escluso l’ipotesi accidentale e lavorano su quella di un avvelenamento intenzionale.
Non è stato ancora accertato quando la sostanza sia stata somministrata, attraverso quale alimento o bevanda e se l’ingestione sia avvenuta in un’unica occasione oppure in momenti diversi.
Resta inoltre da individuare il movente. Tra le ipotesi prese in considerazione c’è quella di un delitto di prossimità, maturato nell’ambito delle conoscenze delle vittime.
Le attività annunciate per le prossime ore potrebbero contribuire a chiarire alcuni di questi aspetti. Non è tuttavia possibile sapere quali elementi abbiano acquisito gli investigatori nelle ultime settimane, né i tempi dell’attesa svolta.
La Procura continua a mantenere il massimo riserbo. Una linea che rende difficile distinguere le iniziative già compiute da quelle soltanto programmate e che impone prudenza anche nella valutazione delle indiscrezioni.
Per ora restano due elementi: la preparazione di nuove attività investigative, che potrebbero cominciare già oggi, e la smentita dell’avvocato Facciolla sulla presunta audizione di una figura politica vicina al suo assistito.
Il resto è affidato agli accertamenti della Squadra Mobile e dello Sco. L’obiettivo non cambia: individuare chi ha avvelenato Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita e ricostruire le ragioni del duplice omicidio.
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