A Campobasso c’è un problema che i numeri rendono difficile ignorare. Negli ultimi mesi sono aumentati gli interventi delle forze dell’ordine nei confronti di giovani stranieri coinvolti, a vario titolo, in episodi di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.
Si tratta in prevalenza di cittadini nordafricani, molti egiziani, ma anche di altre nazionalità. Un fenomeno sul quale, su impulso della Prefettura, è stata rafforzata l’attività di controllo del territorio, anche attraverso servizi mirati e operazioni ad alto impatto.
L’ultimo intervento della Squadra Mobile di Campobasso risale a lunedì, quando gli uomini diretti da Marco Graziano hanno fermato un 25enne egiziano sorpreso, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, mentre cedeva dosi di stupefacente in pieno centro.
Pochi giorni prima, giovedì, gli agenti della sezione antidroga della Questura avevano arrestato un altro cittadino nordafricano e denunciato un secondo giovane. Nel corso dell’operazione erano state sequestrate numerose dosi di cocaina e oltre 6.500 euro in contanti, ritenuti possibile provento dell’attività di spaccio.
Il ritmo dell’attività investigativa è significativo: mediamente due operazioni a settimana condotte dalla Squadra Mobile, prevalentemente nel capoluogo. A queste si aggiungono gli interventi effettuati nel resto della provincia e quelli delle altre forze di polizia sul territorio regionale. È di ieri, ad esempio, la notizia dei tre arresti eseguiti dalla Polizia a Termoli al termine di un inseguimento.
Il dato assume un peso ulteriore considerando il contemporaneo impegno della Mobile nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, il cosiddetto giallo di Pietracatella. Un’indagine complessa che da oltre nove mesi assorbe una parte rilevante delle risorse investigative della Questura di Campobasso.
Il 20 maggio scorso, durante un incontro con i giornalisti convocato per illustrare un’operazione antidroga conclusa con l’arresto di quattro cittadini egiziani e il sequestro di circa un chilo e 200 grammi di stupefacenti, lo stesso Graziano aveva ricordato che gli uomini in servizio alla Squadra Mobile sono una ventina.
È un numero che consente di misurare concretamente il lavoro svolto. Turni, servizi notturni, attività ordinarie, indagini sul traffico di stupefacenti e, contemporaneamente, un’inchiesta per duplice omicidio che per caratteristiche e complessità ha richiesto e continua a richiedere accertamenti investigativi e scientifici particolarmente impegnativi.
In questo quadro, la continuità dei risultati ottenuti sul fronte antidroga rappresenta un dato oggettivo. Alla Squadra Mobile e al suo dirigente Marco Graziano va riconosciuto il merito di avere mantenuto alta la pressione investigativa senza consentire che l’eccezionale impegno richiesto dal caso di Pietracatella producesse un arretramento sul controllo del territorio.
Un riconoscimento che naturalmente riguarda l’intero sistema della sicurezza: Carabinieri, Guardia di Finanza, Polizia di Stato e, per le rispettive competenze, Polizia locale. Ma i numeri della Mobile meritano una sottolineatura specifica proprio in rapporto alle risorse disponibili e al carico investigativo sostenuto dal reparto.
Due operazioni antidroga a settimana, in media, per una struttura che conta una ventina di uomini e che contemporaneamente conduce una delle indagini più complesse degli ultimi anni in Molise, non hanno bisogno di enfasi. Sono il dato che misura il lavoro.
Ed è soprattutto la risposta dello Stato a un mercato che continua a trovare spazio anche in una realtà delle dimensioni di Campobasso: individuare chi vende droga, sequestrare lo stupefacente, ricostruire le reti di approvvigionamento e impedire che il fenomeno possa consolidarsi sul territorio.
Su questo terreno, almeno, la risposta c’è. Ed è quotidiana.
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