Contrari al metodo utilizzato: legge ordinaria e istituto della fiducia che ha tagliato fuori il Parlamento. Contrari ai contenuti di merito della norma approvata in via definitiva giovedì dalla Camera e fiduciosi di poterla bloccare con i ricorsi che finiranno alla Consulta.
I dem non hanno dubbi: «Con il cosidetto Stabilicum, o Melonellum, si è occupato solo del suo futuro e non del futuro dell’Italia. Come ha detto la nostra segretaria Elly Schlein: altro che prima gli italiani, prima le poltrone».
Ovidio Bontempo, capo del Pd molisano, se la nuova legge elettorale non subirà variazioni per via del pronunciamento della Consulta, dovrà trovare sette candidati per la lista della Camera e altrettanti per quella del Senato. Capolista bloccato, quindi essendo il Pd il secondo partito dopo FdI, per quella casella avrà “traffico in entrata” da dirigere. Ma per le altre, essendo il sistema proporzionale, dovrà trovare candidati forti, che portino voti alla causa.
«E che sanno già di servire solo la causa perché non saranno eletti».
Ecco, segretario. Un altro affanno per voi. Un elemento che nel dibattito dei mesi scorsi era rimasto in ombra rispetto agli altri temi più divisivi, preferenze e premio ad esempio.
«È un altro meccanismo farsa, ce ne sono più di uno in questa norma e ora ne parleremo, che svuota il potere di rappresentanza. Una scorrettezza evidente verso chi si candida ma principalmente verso gli elettori che esprimeranno le preferenze per i candidati che non saranno eletti. Il Pd farà scelte condivise, con senso di responsabilità si troveranno le soluzioni migliori, abbiamo una classe dirigente – penso anche a sindaci e ai presidenti di Provincia – che certamente non si tirerà indietro. Ma, ripeto, è l’ennesimo farsa».
Già nel metodo, a vostro parere, Meloni e i suoi hanno sbagliato.
«Lo hanno fatto però con precisi obiettivi. Intanto, una riforma così importante approvata attraverso la questione di fiducia dimostra proprio il contrario: che non si ha alcuna fiducia dei parlamentari. Le Camere sono state completamente scavalcate, sappiamo che c’è stato addirittura il controllo sui parlamentari in fase di voto. Si sono indeboliti gli strumenti della democrazia. Inoltre, hanno realizzato la riforma elettorale con legge ordinaria, questo perché temevano un altro passaggio referendario che sulla riforma della giustizia e non solo li ha puniti. Tutto pur di portare a casa il risultato. Confidiamo ora nel pronunciamento della Consulta».
E qui entra in gioco il merito.
«I profili di costituzionalità sono numerosi ed evidenti. I principi costituzionali sono stati violati in tema di parità di genere, che è stata cancellata abolendo così uno dei capisaldi del nostro ordinamento. E, ancora, le preferenze sono la prima grande farsa di questa legge. Meno di un quinto dei deputati e senatori sarà eletto in questo modo. Nel caso del Molise poi sarà ancora peggio…».
Saranno eletti solo i capilista, appunto.
«Viene violato il principio di uguaglianza del voto e, ripeto, la rappresentanza di genere cancellata. Noi daremo battaglia in tutte le sedi, quella parlamentare ma anche giudiziaria. È di fatto un premierato mascherato, realizzato con legge ordinaria e quindi senza cambiare il nostro sistema perché hanno temuto l’ennesima bocciatura degli italiani. L’indicazione del capo della coalizione sulla scheda è infatti un’altra forzatura costituzionale che lede le prerogative dei parlamentari e del Presidente della Repubblica . Ma la Consulta si è dimostrata sempre un baluardo. Noi, come le dicevo, continueremo in tutte le sedi la nostra battaglia politica in difesa della Costituzione e per la costruzione di un’alternativa progressista di governo per il Paese e per la nostra Regione, con l’obiettivo di ridare anche la giusta rappresentanza al Pd Molise».
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