Estremizzare un concetto lo rende comprensibile al più ampio pubblico possibile: l’economia del Molise nel 2025 è un paziente politraumatizzato (i traumi sono i tanti segni meno) stabilizzato e tenuto sotto costante monitoraggio per capire se serve intervenire chirurgicamente e dove (o se invece gli investimenti messi in campo con il Pnrr serviranno a far ripartire anche la domanda privata).
Nel linguaggio tecnico, e più elegante, del Rapporto sull’economia locale della Banca d’Italia presentato ieri mattina nella filiale di Campobasso – e approfondito nel consueto dibattito all’Università del Molise nel pomeriggio – l’anno scorso l’economia molisana è risultata nel complesso stazionaria.
Il livello di attività si è ridotto dello 0,1%, a fronte di una crescita dello 0,7 stimata per il Mezzogiorno e dello 0,5 indicata dall’Istat per l’Italia. La domanda interna è stata frenata dal debole andamento dei consumi e dalla stagnazione degli investimenti produttivi, su cui ha continuato a pesare l’elevata incertezza dovuta alle tensioni geopolitiche e commerciali. Le esportazioni sono diminuite, interrompendo la crescita del biennio precedente.
Anche nei primi mesi del 2026 l’economia regionale ha risentito del peggioramento del quadro congiunturale nazionale e internazionale. Sono aumentati i rischi legati all’approvvigionamento globale di gas naturale, petrolio e altre materie prime essenziali, in relazione al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. A questi fattori si sono aggiunti l’alluvione e i fenomeni franosi di inizio aprile, che hanno causato, nelle zone più colpite, sospensioni dell’attività produttiva e interruzioni delle reti viarie pur se temporanee.
I livelli di produzione sono stati condizionati negativamente dalla debolezza dell’industria, in particolare dell’automotive, che ha un peso assai rilevante per il Molise. Diversa la curva dell’edilizia – ha spiegato illustrando i dettagli del Rapporto il coordinatore del gruppo di redattori di Bankitalia, Marco Manile – dove le ore lavorate hanno continuato a crescere per via della realizzazione di opere pubbliche. I servizi privati, che negli anni successivi alla pandemia avevano contribuito in misura rilevante alla crescita dell’economia regionale, hanno mostrato invece segnali negativi: il commercio ha risentito di una crescita dei consumi contenuta mentre nel turismo si è registrata un’ulteriore riduzione di arrivi e presenze nelle strutture ricettive regionali (in particolare la scorsa estate).
Del quadro generale non esaltante ha risentito, di conseguenza, il mercato del lavoro. La crescita dell’occupazione si è fermata (-0,4%) mentre nel Mezzogiorno e in Italia in media ha rallentato ma ha mantenuto un segno più.
Le retribuzioni sono aumentate in termini solo nominali perché tra il 2008 e il 2023 il loro valore reale è calato in misura più marcata rispetto alla media nazionale. Le ore autorizzate di cassa integrazione guadagni sono aumentate sensibilmente, soprattutto nel comparto auto.
Il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto in misura contenuta, anche a seguito della ripresa dell’inflazione. Quindi, la spesa per consumi è aumentata di poco.
Il credito bancario al settore privato non finanziario si è stabilizzato, per effetto dell’attenuazione del calo dei prestiti alle imprese e della ripresa della crescita di quelli alle famiglie. Per le imprese la flessione ha interessato sia le aziende di maggiori dimensioni sia quelle piccole mentre, tra le principali attività, è stata più accentuata nella manifattura. L’espansione del credito al consumo è stata sostenuta prevalentemente dai prestiti personali e si è accompagnata al sensibile incremento delle nuove erogazioni di mutui per l’acquisto di case. E, come nel resto del Paese, il numero degli sportelli bancari ha continuato a ridursi, in presenza di un ulteriore aumento dell’utilizzo di strumenti digitali nell’interazione con la clientela.
Tra gli indicatori positivi di maggiore rilevanza, messo in evidenza dal neo direttore della filiale di Campobasso della Banca d’Italia Giacinto Micucci, l’espansione degli investimenti pubblici sostenuta dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
Al 15 aprile 2026 risultavano assegnati al Molise 1,4 miliardi a valere sul Pnrr (4.807 euro pro capite, quasi il doppio della media) che hanno contribuito anche, in maniera considerevole, all’innalzamento del grado di digitalizzazione dei servizi comunali. ritai




























