«Notizie ufficiali in merito non ci sono state comunicate, credo sia una questione interna ad Asrem. E’ chiaro, tuttavia, che sul piano operativo la tempistica del passaggio dall’attuale ospedale a quello di comunità è prevista a fine giugno». Non è affatto stupito, il sindaco di Agnone, Daniele Saia, in merito a quanto annunciato dal pulpito della cappella presso l’ospedale di Agnone da don Francesco Martino. Il sacerdote e giornalista pubblicista ha infatti svelato ai pazienti che stavano frequentando la messa domenicale lì in cappella, che dalla fine del mese corrente saranno bloccati i ricoveri e anche gli attuali degenti dovranno essere dimessi. La cosa singolare è che questa “bomba” mediatica sia stata sganciata da un sacerdote durante una celebrazione eucaristica, mentre dalle istituzioni, Asrem, Regione e via elencando, non è arrivata alcuna comunicazione in merito, nessuno ha avvisato né i pazienti, né la cittadinanza.
Tutto secondo cronoprogramma, tuttavia, secondo il sindaco Saia, perché il passaggio dall’attuale assetto organizzativo all’ospedale di comunità, appunto, prevede la dimissione dei pazienti ricoverati e la trasformazione in una struttura a gestione infermieristica, una sorta di poliambulatorio. «Come abbiamo potuto apprendere, anche dalla stampa nazionale, – riprende Saia – l’accordo dei medici di famiglia per le case di comunità è saltato. Quindi il rischio vero, se ci dovesse essere questa trasformazione, sarebbe l’assenza totale di sanità in Alto Molise. E questo ci preoccupa». Riassumendo: fuori tutti i pazienti dal “Caracciolo” e stop ai ricoveri, perché dal primo luglio si parte con la trasformazione in ospedale di comunità, ma intanto i medici di famiglia si sono dichiarati non disponibili ad assicurare prestazioni, dunque non ci sarà più l’ospedale di area disagiata e non ci sarà ancora l’ospedale di comunità. Un vuoto assistenziale, un buco nero, una voragine di servizi primari e costituzionalmente garantiti, ovviamente solo a chiacchiere. Se non è una interruzione di pubblico servizio ci siamo molto vicini, ma le Procure della Repubblica sono affaccendate in altro evidentemente.
«In ogni caso, – ha aggiunto ai microfoni dei giornalisti il sindaco Saia – stiamo predisponendo il ricorso al Tar contro il piano operativo sanitario». Un ricorso annunciato da mesi, in sede di Conferenza dei sindaci, che non ancora viene formalizzato, anche se in questi giorni le varie Giunte dei Comuni di zona stanno deliberando di impugnare il contenuto del piano operativo sanitario davanti ai giudici amministrativi. Si è fuori tempo massimo, tuttavia, perché la trasformazione del “Caracciolo” in struttura infermieristica già è in stato avanzato. Il rischio concreto, come sottolineato dallo stesso Saia, è che nelle fasi del passaggio da uno status all’altro si verifichi un totale vuoto, con l’azzeramento dell’assistenza sanitaria in Alto Molise. I famosi buoi non sono solo scappati dalla stalla, sono già diventati bistecche fumanti.
«Non riusciamo veramente a capire la motivazione di questa scelta. – riprende il primo cittadino – In tutti i piani operativi redatti dal 2015 in poi Agnone è sempre stato sempre configurato come ospedale di area disagiata, non vedo quali possano essere gli elementi che oggi facciano cambiare questa decisione». In effetti i parametri demografici e orografici che hanno permesso di classificare il “Caracciolo” quale ospedale di area disagiata non sono affatto migliorati, anzi, ma per i commissari ad acta non ci sono ragioni che tengano: quell’ospedale non serve e va chiuso, questo l’ordine impartito. E così è stato, nei fatti. «Non si possono togliere servizi dai territori, – chiude polemicamente il sindaco Saia – dicendo poi che i servizi migliorano. Credo che questo sia un totale ossimoro».
Francesco Bottone





























