«Siamo costretti a lasciare i terreni incolti. Non sappiamo più come andare avanti». La voce si spezza, gli occhi si fanno lucidi. Dentro quelle parole c’è tutta la disperazione di chi, dopo una vita trascorsa a lavorare la terra, rischia di vedere svanire il proprio futuro sotto il peso dei rincari. Fuori, tir e trattori bloccano le strade e fanno sentire il rumore della protesta. Dentro Palazzo San Giorgio, agricoltori e autotrasportatori entrano nell’aula del Consiglio comunale per raccontare una crisi che non concede più margini: gasolio alle stelle, costi di gestione fuori controllo, guadagni insufficienti e famiglie sempre più in difficoltà. E una richiesta che attraversa ogni intervento, senza distinzione di categoria: basta promesse, servono risposte concrete.
Ieri mattina il Consiglio comunale ha sospeso momentaneamente i lavori per ascoltare una delegazione dei manifestanti. La proposta, avanzata dal capogruppo di Forza Italia Domenico Esposito in accordo con il capogruppo del Pd Stefano Ramundo, è stata accolta all’unanimità dai consiglieri presenti. Un’apertura bipartisan che ha consentito a chi da mesi denuncia il peso insostenibile dei rincari di portare la propria voce dentro le istituzioni. Ma il messaggio arrivato dall’aula è stato soprattutto un grido di esasperazione: non si tratta più soltanto di difendere i margini di un’attività economica, ma di salvaguardare il lavoro, la dignità e la possibilità di garantire un futuro alle proprie famiglie.
Esposito ha voluto consegnare simbolicamente ai rappresentanti della protesta le quattro mozioni già approvate all’unanimità dal Consiglio, insieme all’ordine del giorno elaborato con il contributo della commissione presieduta da Leo Terzano. «Questa è una battaglia di dignità che dobbiamo portare avanti tutti insieme», ha affermato il capogruppo azzurro, ricordando le proprie origini contadine e il rispetto per chi ogni giorno si rimbocca le maniche per portare a casa il pane. Tra le questioni affrontate nei documenti figurano il sostegno per il carburante e l’acqua destinati agli agricoltori, oltre agli sgravi e alla semplificazione burocratica.
«Non era soltanto un’occasione per fare una fotografia e propaganda politica», ha precisato Esposito, chiedendo al Governo nazionale di intervenire con tempestività. Un appello che ha trovato il suo contrappunto nelle parole dei manifestanti, ormai stanchi di ascoltare annunci senza vedere cambiamenti.
A dare voce al mondo dell’autotrasporto è stata una rappresentante della categoria, che ha ringraziato il Consiglio per aver offerto uno spazio di ascolto, denunciando quella che ha definito una pesante censura subita dalla protesta. Poi il racconto di una situazione diventata insostenibile. «Non chiediamo promesse, siamo piuttosto stanchi delle promesse. Siamo arrivati a un punto di non ritorno», ha detto.
Il caro gasolio è soltanto la punta dell’iceberg. Pneumatici, ricambi, oli e manutenzione ordinaria dei mezzi sono diventati sempre più costosi, con aumenti che, secondo la testimonianza, hanno raggiunto il 30%. Spese che si accumulano giorno dopo giorno e che rendono sempre più difficile continuare a lavorare senza compromettere l’equilibrio economico e personale. «La nostra unica arma è la voce e ora la stiamo facendo sentire», ha dichiarato. Una voce che, ieri, ha cercato di farsi strada fino a chi può intervenire.
Dalle strade ai campi, il quadro non cambia. Anche gli agricoltori hanno raccontato di un settore che fatica a reggere il peso dei costi e di una crisi che rischia di allontanare le nuove generazioni dalla terra. «Faccio questa attività da 16 anni e non c’è mai stato un miglioramento, anzi. Adesso siamo arrivati al culmine», ha affermato uno dei rappresentanti, chiedendo risorse immediate e la possibilità di lavorare dignitosamente. Dietro la protesta ci sono aziende, famiglie e prospettive che si assottigliano. «Siamo stufi delle parole. Vogliamo fatti», è stato il messaggio rivolto alle istituzioni.
Ancora più dolorosa la testimonianza dell’agricoltore dell’azienda Madre Terra di Frosolone, colpita lo scorso aprile da un grave dissesto idrogeologico. Alle conseguenze di quell’evento si sono sommati il costo insostenibile del gasolio, il prezzo del latte in calo e le bollette dell’elettricità. Una tenaglia che mette a rischio la sopravvivenza stessa dell’attività. «I terreni siamo costretti a lasciarli incolti, perché non ci sono più soluzioni», ha raccontato con la voce spezzata e gli occhi lucidi. Non una semplice denuncia economica, ma il racconto di chi vede venir meno, una dopo l’altra, le possibilità di continuare. «Non sappiamo più a chi chiedere aiuto. Abbiamo bisogno di aiuti concreti, non soltanto sul gasolio».
Parole che hanno riportato il confronto alla sua dimensione più umana. Perché dietro le cifre dei rincari ci sono persone che rischiano di perdere il frutto del proprio lavoro e imprese che non riescono più a sostenere le spese necessarie per restare in attività.
Ramundo ha espresso vicinanza ai manifestanti, invitandoli a non rinunciare a far sentire la propria voce. «Viene a mancare quello che non deve mai mancare: la dignità», ha affermato, assicurando la disponibilità a fare da tramite per individuare possibili soluzioni. Sulla stessa linea l’assessora Pina Panichella, che ha richiamato la necessità di un sostegno concreto, al di là degli schieramenti: «Se protestano da soli otterranno poco. Dobbiamo sostenerli materialmente, non a parole».
Il confronto, però, non è rimasto immune dalle divisioni politiche. L’intervento di Leo Terzano, che ha collegato la crisi del Molise alle disuguaglianze territoriali e alle scelte nazionali, ha provocato la presa di distanza del consigliere di Fratelli d’Italia Francesco Pilone. Pur ribadendo solidarietà agli agricoltori e agli autotrasportatori, Pilone ha contestato i riferimenti agli scontri e alle vetrine danneggiate durante le recenti manifestazioni, sottolineando la necessità di condannare gli atti vandalici.
Una parentesi di tensione che ha rischiato di riportare l’aula al consueto confronto tra schieramenti. A interrompere la polemica è stato uno degli agricoltori, con un richiamo diretto ai consiglieri: «Oggi siamo venuti qua per un altro problema. Quando vedo i talk show dove continuamente destra e sinistra si attaccano, assistiamo a uno scaricabarile. Dobbiamo parlare dei problemi che abbiamo, quelli di tutte le categorie: agricoltori, autotrasportatori, commercianti».
Un invito a non perdere di vista il motivo della protesta, mentre chi lavora nei campi e sulle strade continua a fare i conti con costi sempre più difficili da sostenere. Esposito ha quindi richiamato tutti alla calma e ha consegnato alla sindaca le mozioni approvate all’unanimità, ribadendo la condivisione dell’iniziativa da parte dell’intera aula.
In chiusura, il presidente del Consiglio comunale ha assicurato vicinanza ai manifestanti, ringraziandoli per una battaglia che riguarda non soltanto le loro famiglie, ma quelle di tutti. La solidarietà istituzionale c’è stata, così come la possibilità di raccontare una sofferenza che da mesi cresce insieme ai prezzi.
Perché quando il gasolio diventa un lusso, coltivare la terra un sacrificio e portare avanti un’impresa una scommessa, a essere in gioco non è soltanto il futuro di agricoltori e autotrasportatori, ma la dignità di un’intera società.
serena lastoria



























