Diciassette anni dopo la sua morte, Campobasso continua a ricordare Alessandro Di Lisio e il sacrificio compiuto in nome della pace. Un ricordo che non vuole restare confinato nelle cerimonie ufficiali, ma che si rinnova attraverso gesti concreti e nuove forme di testimonianza, capaci di parlare soprattutto alle giovani generazioni.
Ieri mattina, nel giardino cittadino intitolato al Caporal Maggiore Scelto, caduto il 14 luglio 2009 durante una missione di pace in Afghanistan, nei pressi della città di Farah, si è svolta una cerimonia commemorativa alla presenza delle autorità civili e militari. A impartire la benedizione è stato monsignor Biagio Colaianni, arcivescovo di Campobasso-Bojano.
Per l’occasione è stato messo a dimora un ligustro, simbolo di vita e continuità, mentre accanto all’albero è stato installato un Qr code che consente di ascoltare la voce di Alessandro e di ripercorrere la sua storia attraverso un filmato realizzato con il supporto dell’intelligenza artificiale. Un modo per restituire una presenza, rendere accessibile la memoria e far conoscere il sacrificio di un giovane militare che aveva scelto di mettere il proprio impegno al servizio della pace.
L’iniziativa, fortemente voluta dall’assessora Adele Fraracci e promossa dall’Amministrazione comunale insieme al Comando Militare Esercito “Abruzzo Molise”, si inserisce nel progetto “Presenze di Pace”, già avviato lungo il Viale delle Rimembranze, dove sono stati collocati 134 Qr code dedicati ad altrettanti Caduti della Prima guerra mondiale. Un percorso che unisce memoria storica e innovazione tecnologica, trasformando i luoghi della città in spazi di conoscenza e riflessione.
«Questo Qr code, con la voce di Alessandro, è presente da oggi nella villa a lui intitolata – ha spiegato Fraracci -. È un luogo nel quale i giovani si incontrano e proprio a loro vogliamo consegnare un messaggio importante. L’obiettivo è dare forza ai valori della pace e della democrazia, perché il lavoro di Alessandro è stato proprio quello di portare la pace in una terra martoriata come l’Afghanistan».
Parole alle quali si è aggiunta la testimonianza di papà Nunzio, che ha rivolto un appello al rispetto per tutti coloro che indossano una divisa e lavorano quotidianamente al servizio della collettività.
«Il ricordo di mio figlio non devo certo farlo io, perché penso a lui tutti i santi giorni. Posso dire, però, ricordiamolo insieme. Ricordiamo le divise. Quando le vedete, non dico di mettervi sull’attenti, perché non è necessario, ma rispettatele. Ogni divisa rappresenta una persona che lavora per la comunità, per farci stare bene».
Più amaro l’intervento della mamma Dora, che ha sottolineato la presenza delle istituzioni alla cerimonia, ricordando però quanto sia importante non limitare l’attenzione ai soli momenti ufficiali. «È la seconda volta in diciassette anni che vedo una fascia tricolore a una cerimonia per Alessandro. Era successo al decennale e oggi. Quando ci sono i riflettori accesi sono tutti presenti, quando si spengono non c’è più nessuno».
Un ringraziamento particolare lo ha riservato al Comando Militare Esercito, agli amici del figlio, i ‘fratelli’ dell’8° Reggimento paracadutisti “Folgore” che, anno dopo anno, continuano a essere vicini alla famiglia. «Loro non mancano mai. Tra di loro si chiamano fratelli e lo sono davvero. Anche se sono passati diciassette anni, sono rimasti fratelli».
La cerimonia era stata preceduta da un momento di raccoglimento al Sacrario del Castello Monforte, dove è stata deposta una corona d’alloro in onore di tutti i Caduti. Due momenti diversi, uniti dallo stesso significato: ricordare chi ha perso la vita servendo il Paese e fare in modo che il suo sacrificio non venga consegnato all’oblio. Perché la memoria, per essere davvero viva, ha bisogno di essere coltivata ogni giorno. Anche quando i riflettori si spengono.
























