Tre giorni consecutivi di accertamenti informatici, oltre 150 computer da esaminare, decine di postazioni distribuite tra laboratori, aule e uffici scolastici. E, sullo sfondo, un’attività investigativa che prosegue senza interruzioni, anche durante i fine settimana. Quella che si apre domani si annuncia come una settimana particolarmente intensa nell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvelenate con la ricina a Pietracatella nel dicembre scorso.
Martedì 13 ottobre gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso, diretti da Marco Graziano, e gli specialisti del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato avvieranno una serie di accessi informatici disposti dalla Procura di Larino. Il primo appuntamento è fissato alle 10 all’Istituto Agrario di Riccia. Mercoledì 14 le operazioni proseguiranno al Liceo Scientifico dello stesso comune, mentre giovedì 15 gli investigatori si sposteranno al Liceo Classico di Campobasso.
L’obiettivo è verificare se dai computer delle tre scuole siano state effettuate ricerche sul veleno utilizzato per uccidere madre e figlia, sulle sostanze impiegabili per la sua estrazione o lavorazione e sulle modalità di utilizzo. Un accertamento che punta a individuare eventuali elementi informatici utili alla ricostruzione del duplice omicidio.
Il lavoro più impegnativo, almeno sotto il profilo quantitativo, è previsto all’Agrario di Riccia. Il decreto della Procura individua oltre 70 computer, tra postazioni fisse e portatili. La maggior parte si trova nel laboratorio informatico adiacente alla serra, mentre altri dispositivi sono distribuiti nelle aule e in ulteriori ambienti scolastici. Nell’elenco figurano anche apparecchi collocati nella sede della scuola media utilizzata dall’Agrario e una decina di computer non più funzionanti o inutilizzati.
Per ciascun dispositivo sono stati censiti, ove disponibili, modello, numero di serie e caratteristiche tecniche. Gli accertamenti potranno estendersi anche ad altre apparecchiature eventualmente individuate durante le operazioni, purché pertinenti all’oggetto dell’indagine.
Mercoledì sarà la volta del Liceo Scientifico di Riccia, dove i dispositivi individuati sono 21. Dodici si trovano nel laboratorio informatico al primo piano, quattro portatili sono distribuiti nelle aule, due computer sono nella sala professori, uno nella stanza dei collaboratori e altri due portatili negli uffici della presidenza.
Giovedì gli investigatori raggiungeranno il Liceo Classico di Campobasso. In questo caso le apparecchiature da sottoporre a verifica sono oltre 60, distribuite tra il laboratorio innovativo al piano terra, quello di informatica al primo piano, il laboratorio di fisica, le aule e le postazioni utilizzate dai docenti.
Complessivamente si tratta di più di 150 dispositivi. Un numero che lascia prevedere l’impiego di un consistente contingente di personale specializzato, presumibilmente con un ruolo centrale degli operatori dello Sco, attesi a Campobasso tra oggi e domani.
Le verifiche saranno eseguite direttamente negli istituti scolastici. La Procura ha previsto che soltanto i computer sui quali dovessero emergere elementi pertinenti alle ricerche possano essere sottoposti a sequestro per i successivi approfondimenti tecnici.
Gli specialisti dovranno cercare eventuali tracce di navigazione su internet, comprese quelle effettuate attraverso sistemi di anonimizzazione e accessi al dark web. Tra le parole chiave indicate nel decreto figurano «ricina», «veleno», «ricino», «semi di ricino», «olio di ricino», «solfato di ammonio», «solfato di sodio» ed «esano».
L’analisi riguarderà cronologie di navigazione, interrogazioni sui motori di ricerca, indirizzi web visitati, file scaricati, documenti memorizzati e dati temporanei. Particolare attenzione sarà riservata anche all’eventuale utilizzo di Tor e di altri strumenti per la navigazione anonima, nonché alle tracce di cancellazione dei dati.
Un ulteriore aspetto riguarderà la possibilità di ricostruire l’identità degli utilizzatori delle postazioni e la collocazione temporale di eventuali attività informatiche ritenute significative. A questo scopo potranno essere esaminati account, credenziali, registrazioni di accesso, indirizzi IP e connessioni alle reti scolastiche.
Si tratta di verifiche tecniche che, naturalmente, non presuppongono il coinvolgimento di studenti, insegnanti o personale degli istituti. L’obiettivo è accertare se computer potenzialmente accessibili a più persone possano essere stati utilizzati per acquisire informazioni sulle sostanze al centro dell’inchiesta.
I tre accessi rappresentano un ulteriore sviluppo della pista informatica, già approfondita nei mesi scorsi attraverso sequestri e accertamenti su dispositivi elettronici. Tra le attività più recenti figurano le copie forensi del computer e delle dieci pen drive sequestrati il 31 luglio nello studio professionale di Gianni Di Vita a Pietracatella. Operazioni finalizzate a cristallizzare il contenuto dei supporti, preservandolo per le successive analisi.
A queste verifiche si aggiungono gli esami tossicologici e scientifici ancora in corso al Robert Koch Institut di Berlino, incaricato dalla Procura di svolgere approfondimenti sulla ricina e sui reperti acquisiti nel corso dell’indagine.
Una mole di lavoro considerevole, che non sembra conoscere soste.
Secondo quanto riferiscono fonti qualificate, gli investigatori della Squadra Mobile sono stati impegnati anche ieri e oggi in attività sulle quali viene mantenuto il massimo riserbo. Non se ne conoscono né la natura né i destinatari, ma le stesse fonti le definiscono particolarmente interessanti ai fini della ricostruzione del caso.
Non è escluso che si tratti di iniziative pianificate durante l’ultimo incontro riservato tra la procuratrice Elvira Antonelli e il dirigente della Mobile Marco Graziano, avvenuto nei giorni scorsi negli uffici della Procura di Larino. Una riunione sulla quale non sono state fornite comunicazioni ufficiali, ma che potrebbe essere servita a fare il punto sugli elementi raccolti e a programmare i successivi passaggi investigativi.
L’attenzione è ora concentrata su martedì, quando inizierà la prima delle tre operazioni informatiche. Anche domani, tuttavia, potrebbe riservare sviluppi. Oltre alle attività preparatorie per gli accessi negli istituti, non si escludono nuove audizioni di persone potenzialmente in grado di fornire elementi utili. Al momento, però, non risultano convocazioni confermate.
L’inchiesta prosegue dunque su più livelli, tra accertamenti scientifici, analisi dei dispositivi elettronici, riscontri documentali e attività di ascolto.
Sono trascorsi oltre nove mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, avvenuta tra il 27 e il 28 dicembre 2025. Un intervallo temporale che costituisce uno degli elementi di maggiore complessità dell’indagine.
Per settimane, infatti, i due decessi erano stati ricondotti a una possibile tossinfezione alimentare. L’attenzione iniziale si era concentrata sull’assistenza sanitaria ricevuta dalle vittime e sulle eventuali responsabilità dei medici intervenuti durante i primi malori e nei successivi accessi al Pronto soccorso.
Soltanto dopo l’individuazione della ricina nei campioni biologici delle due donne lo scenario investigativo è cambiato radicalmente. A metà marzo il fascicolo è passato per competenza dalla Procura di Campobasso a quella di Larino e l’ipotesi principale è diventata quella di duplice omicidio volontario aggravato dall’utilizzo di una sostanza venefica, procedimento tuttora contro ignoti.
L’accertamento della natura dolosa delle morti è arrivato dunque a distanza di quasi tre mesi dai fatti. Un ritardo oggettivo nell’individuazione della possibile azione omicidiaria che ha reso particolarmente difficile la ricerca degli elementi di prova.
Chi ha somministrato la ricina, infatti, ha potuto beneficiare di un intervallo di tempo durante il quale le indagini non erano ancora orientate verso un avvelenamento volontario. In quel periodo potrebbero essere stati eliminati oggetti, documenti o dispositivi elettronici potenzialmente rilevanti. È una possibilità investigativa, non un fatto accertato, ma rappresenta uno dei problemi con i quali gli inquirenti devono confrontarsi.
Da qui la necessità di ricostruire anche attraverso elementi indiretti ciò che è accaduto nei giorni precedenti ai malori. Le ricerche informatiche, gli accessi ai dispositivi, le eventuali cancellazioni di dati e la loro collocazione temporale possono contribuire a individuare collegamenti altrimenti difficili da ricostruire.
Il lavoro svolto finora ha consentito di acquisire alimenti, contenitori, borracce, 131 reperti e di ascoltare oltre 200 persone. A questi si aggiungono i risultati degli accertamenti già eseguiti e quelli ancora attesi dai laboratori tedeschi.
Non tutti gli elementi raccolti sono conosciuti all’esterno. Anzi, nelle ultime settimane il riserbo degli investigatori è diventato ancora più stretto. Non trapelano informazioni sui risultati delle verifiche più recenti e non risultano iscrizioni nel registro degli indagati per il duplice omicidio.
Il quadro resta complesso, ma secondo fonti vicine all’inchiesta i progressi compiuti sarebbero significativi, soprattutto se rapportati alle difficoltà iniziali e al tempo trascorso prima che venisse individuata la causa effettiva dei decessi.
Le attività programmate per martedì, mercoledì e giovedì si inseriscono in un percorso che dovrà portare, in un senso o nell’altro, ad una conclusione. Non è possibile prevedere se gli accessi informatici produrranno risultati utili, né quale peso potranno eventualmente assumere nel quadro probatorio.
Di certo, la Procura continua a percorrere tutte le direttrici investigative ritenute rilevanti. E la prossima settimana aggiungerà un nuovo capitolo a un’inchiesta nella quale ogni elemento deve essere verificato, confrontato con quelli già acquisiti e collocato nella sequenza dei fatti.
L’obiettivo resta individuare chi ha avvelenato Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, come sia stata somministrata la ricina e per quale ragione. Lu_Co




























