Un’altra settimana di indagini sta per concludersi. Sette giorni di attività intensa, seppure poco visibile alle telecamere delle troupe televisive che da mesi seguono il giallo di Pietracatella. Gli uomini della Squadra Mobile diretta da Marco Graziano e gli specialisti del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato continuano a lavorare sul duplice delitto di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, morte il 27 e 28 dicembre dello scorso anno all’ospedale Cardarelli di Campobasso per un’intossicazione da ricina.
Le ultime attività investigative si sono concentrate su due fronti: le audizioni di persone potenzialmente informate sui fatti e l’analisi dei dispositivi elettronici acquisiti nel corso delle perquisizioni del 29 settembre.
Nei giorni scorsi gli investigatori hanno ascoltato anche l’addetto alla raccolta dei rifiuti che, durante le festività natalizie dello scorso anno, effettuava il servizio in via Risorgimento, a Pietracatella. Un’audizione che si inserisce nella ricostruzione di quanto accaduto nei giorni precedenti e successivi alla morte delle due vittime.
Giovedì, intanto, sono iniziate le operazioni di copia forense dei dispositivi elettronici acquisiti il 29 settembre, quando gli agenti della Mobile e dello Sco eseguirono tre perquisizioni nell’arco della stessa giornata.
La prima nell’attuale abitazione di Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime, e nel suo studio professionale di Pietracatella. Successivamente i poliziotti raggiunsero Campobasso per perquisire anche lo studio di via D’Amato.
Al termine delle operazioni Di Vita venne accompagnato in Questura a bordo di un’auto di servizio. Qualche ora dopo lasciò gli uffici della Mobile, per poi raggiungere nuovamente via Tiberio in tardissima mattinata. E ancora una volta nel pomeriggio.
Oltre al materiale sequestrato durante le perquisizioni, tra cui una borsa appartenuta ad Antonella Di Ielsi e una copia del libro “Tiro al piccione” di Giose Rimanelli, l’ex sindaco consegnò spontaneamente agli investigatori ulteriore materiale elettronico ritenuto di possibile interesse per l’inchiesta.
Le operazioni di copia forense, secondo quanto si apprende, sono state ultimate ieri in tarda mattinata. Il lavoro degli specialisti dello Sco è però proseguito per l’intera giornata e continuerà anche oggi e domani. Una volta acquisiti i dati, infatti, sarà necessario procedere alla loro analisi per individuare eventuali elementi utili alle indagini.
Tra i dispositivi sottoposti a verifica figura anche lo smartphone di Gianni Di Vita. La circostanza trova conferma, secondo quanto risulta a Primo Piano Molise, da fonti qualificate.
Non è stato possibile stabilire se il telefono sia stato sequestrato durante le perquisizioni della mattina del 29 settembre oppure consegnato spontaneamente dall’ex sindaco nelle ore successive, quando entrò e uscì più volte dagli uffici della Squadra Mobile.
È comunque un elemento nuovo nell’inchiesta, soprattutto alla luce delle dichiarazioni rese in più di una occasione dal legale di Di Vita, l’avvocato Vittorino Facciolla.
Sin dall’assunzione dell’incarico, il difensore ha ripetutamente sottolineato la piena disponibilità del suo assistito a consegnare agli investigatori tutti i dispositivi elettronici in suo possesso, compreso il telefono cellulare. Dichiarazioni dalle quali era emerso che gli inquirenti non avevano ritenuto necessario acquisire lo smartphone.
Perché, dunque, il 29 settembre, a nove mesi dalla morte di Antonella e Sara e a circa cinque mesi dall’accertamento della presenza di ricina, gli investigatori hanno deciso di acquisire anche il cellulare di Gianni Di Vita?
È una delle domande alle quali, al momento, non è possibile dare una risposta.
Non si può escludere che dalle attività investigative svolte nei mesi precedenti siano emersi elementi da approfondire attraverso l’esame del dispositivo. Così come resta da verificare se l’acquisizione sia collegata ad altri dati informatici già entrati nella disponibilità degli investigatori.
Non ci sono conferme, tuttavia, sull’esistenza di specifici riscontri che abbiano determinato la scelta.
L’analisi dello smartphone potrebbe consentire di ricostruire comunicazioni, contatti e altri dati relativi al periodo di interesse investigativo. Saranno gli accertamenti tecnici a stabilire se il materiale acquisito contenga informazioni rilevanti per l’inchiesta.
Il lavoro degli specialisti dello Sco rappresenta dunque uno dei passaggi più delicati di questa fase delle indagini. Un’attività che procede parallelamente alle verifiche scientifiche affidate agli esperti dell’Istituto Robert Koch di Berlino, per le quali è stata concessa una proroga di 30 giorni.
Ma la settimana che si conclude oggi potrebbe aver riservato anche un’altra novità.
Lunedì scorso, lontano dalle telecamere e dai cronisti, gli investigatori avrebbero ascoltato una donna ritenuta in possesso di informazioni utili alla ricostruzione dei fatti.
La sua identità resta riservata. Secondo indiscrezioni raccolte da Primo Piano Molise, l’audizione si sarebbe svolta a Larino, negli uffici della Procura diretta da Elvira Antonelli.
Sul punto non è stato possibile ottenere conferme ufficiali.
La scelta della sede, qualora confermata, potrebbe essere stata dettata dall’esigenza di garantire riservatezza all’audizione e alla persona ascoltata, evitando l’attenzione dei numerosi giornalisti che da mesi presidiano gli ingressi della Questura di Campobasso.
Non è noto quale sia il contenuto delle informazioni eventualmente fornite dalla donna, né se la sua audizione abbia consentito agli investigatori di acquisire nuovi elementi.
Resta il dato di un’attività investigativa che continua su più livelli, attraverso l’ascolto di persone informate sui fatti, gli accertamenti scientifici e l’esame del materiale informatico.
La prossima settimana dovrebbero proseguire le audizioni, mentre gli specialisti saranno ancora impegnati nell’analisi dei dispositivi elettronici.
Altre giornate che si annunciano intense, anche se le condizioni meteorologiche previste potrebbero rendere più difficoltose alcune attività sul territorio.
A dieci mesi dalla morte di Antonella e Sara, l’inchiesta sul duplice omicidio con ricina resta aperta. Nessuna conclusione può essere anticipata. Ma dietro una settimana apparentemente ordinaria, lontano dalle telecamere, potrebbero essere stati compiuti passaggi importanti per ricostruire la dinamica del delitto e individuare chi abbia somministrato il veleno alle due vittime.
Lu_Co
























