Dieci mesi esatti dalla morte di Sara Di Vita. Era il 27 dicembre 2025 quando la quindicenne è deceduta all’ospedale Cardarelli di Campobasso. Poche ore più tardi, il 28 dicembre, si è fermato anche il cuore della madre Antonella Di Ielsi. Entrambe avevano ingerito ricina. Da allora, l’inchiesta sul duplice omicidio ha impegnato la Procura di Larino e la Squadra Mobile di Campobasso in un’attività investigativa che, per estensione e complessità, non trova precedenti nella recente cronaca giudiziaria del Molise. Oltre 250 persone ascoltate, numerosi sequestri, sopralluoghi e accertamenti scientifici, con il coinvolgimento di specialisti italiani e tedeschi.
A dieci mesi dai decessi, mentre riprendono le audizioni, arriva una novità dagli accertamenti affidati al Robert Koch Institut di Berlino. Secondo quanto si apprende, gli esperti tedeschi hanno chiesto una proroga per completare le analisi sui campioni biologici e sui reperti raccolti durante le indagini. La possibilità di differire la conclusione delle operazioni era stata prevista fin dall’affidamento dell’incarico. E ad oggi almeno tre dei quattro termini fissati sono scaduti.
La notizia arriva a pochi giorni dalla precisazione della procuratrice Elvira Antonelli, secondo la quale «dalla Germania non sono pervenuti risultati». Le relazioni attese dagli inquirenti italiani, dunque, non sono ancora disponibili e gli accertamenti di laboratorio richiederanno altro tempo.
Le condizioni dell’incarico erano state definite a Pavia il 29 giugno scorso. In quell’occasione era stata concordata la possibilità di concedere proroghe successive di trenta giorni, entro un limite complessivo di 180 giorni dall’inizio delle attività, stabilito per il 7 luglio. Il termine massimo ricade pertanto nei primi giorni del 2027. Bisognerà verificare l’entità del differimento richiesto dagli specialisti e se, prima della consegna delle relazioni, saranno necessarie ulteriori proroghe.
L’accordo prevedeva anche la trasmissione di risultati parziali, senza dover necessariamente attendere la conclusione dell’intero programma di analisi. Al momento, però, non risultano ufficialmente acquisiti nuovi elementi che consentano di individuare il veicolo utilizzato per somministrare la ricina alle due vittime.
La presenza della tossina nei campioni biologici prelevati durante le autopsie era stata già accertata. Nei mesi successivi sono inoltre emerse indicazioni sulla negatività degli esami riguardanti Gianni Di Vita e la figlia Alice, sopravvissuti all’avvelenamento costato la vita ad Antonella e Sara. Non è invece possibile stabilire se dalla Germania siano arrivate comunicazioni parziali sugli alimenti e sugli altri reperti sequestrati subito dopo i decessi.
Resta soprattutto da conoscere l’esito degli accertamenti sui 131 campioni raccolti il 30 luglio scorso nell’abitazione di via Risorgimento, a Pietracatella. Quel giorno gli specialisti del Koch, insieme agli uomini della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica, lavorarono per quasi quattordici ore all’interno della casa. Furono eseguiti prelievi su superfici, arredi, indumenti e altri oggetti, successivamente trasferiti nei laboratori tedeschi.
Gli esami sono finalizzati alla ricerca di ricina o di elementi riconducibili alla pianta dalla quale viene estratta. Si tratta di verifiche che si affiancano a quelle sui campioni biologici e sui materiali alimentari acquisiti nella prima fase dell’inchiesta. L’obiettivo è ricostruire il percorso della contaminazione e individuare, se possibile, la sostanza o l’alimento attraverso il quale la tossina è stata ingerita. Un risultato che potrebbe assumere particolare importanza nella ricostruzione investigativa.
La richiesta di proroga potrebbe essere legata proprio alla difficoltà degli accertamenti. Carlo Locatelli, tossicologo del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia, ha definito il caso di Pietracatella «unico al mondo». Fu lui a individuare la ricina nei campioni biologici di Antonella e Sara, al termine di un’attività che richiese oltre diecimila test.
Non si può escludere che anche gli specialisti del Robert Koch Institut, pur disponendo di competenze altamente specialistiche nello studio della tossina, abbiano incontrato problemi tecnici non prevedibili all’inizio delle operazioni. La quantità del materiale da esaminare e le caratteristiche del caso potrebbero aver reso necessari approfondimenti ulteriori. È una delle possibili spiegazioni del differimento, sulla quale non sono comunque arrivate conferme ufficiali.
Sul versante strettamente investigativo, intanto, trovano riscontro le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi. Ieri sono riprese le audizioni delle persone informate sui fatti. Gli uomini della Squadra Mobile, diretti da Marco Graziano e coordinati dalla Procura di Larino, hanno ascoltato almeno una persona.
Davanti alla Questura, tuttavia, i cronisti non hanno osservato movimenti riconducibili alle convocazioni. Nessuno è stato visto raggiungere o lasciare gli uffici della Mobile per essere interrogato. Fonti qualificate assicurano comunque che un’audizione si è svolta. È possibile che gli investigatori abbiano scelto una sede differente, eventualmente per assicurare maggiore riservatezza alla persona ascoltata.
L’attività dovrebbe continuare oggi e nei prossimi giorni. Potrebbero essere nuovamente convocati anche soggetti già sentiti durante le precedenti fasi dell’inchiesta. La necessità di ulteriori chiarimenti potrebbe derivare dal confronto tra le dichiarazioni acquisite e i risultati degli accertamenti effettuati nelle ultime settimane. Non è escluso, infatti, che alcuni elementi emersi richiedano verifiche supplementari o che determinate circostanze debbano essere approfondite.
Particolare attenzione continua a essere riservata al materiale informatico sequestrato nel corso delle perquisizioni e delle ispezioni effettuate anche in alcuni istituti scolastici. La Squadra Mobile, con il supporto degli specialisti del Servizio centrale operativo, sta esaminando i dati estratti dai dispositivi e confrontandoli con le testimonianze e con gli altri elementi raccolti. Le nuove audizioni potrebbero inserirsi proprio in questo lavoro di riscontro, anche se non sono note le ragioni delle singole convocazioni.
L’inchiesta prosegue dunque lungo due direttrici. Da una parte gli accertamenti scientifici, dai quali si attendono elementi utili a ricostruire le modalità dell’avvelenamento. Dall’altra il lavoro degli investigatori, impegnati a verificare dichiarazioni, circostanze e dati acquisiti nel corso di dieci mesi di attività. Le verifiche si sono progressivamente estese anche a periodi molto precedenti i giorni in cui Antonella e Sara accusarono i primi sintomi.
Il procedimento per duplice omicidio volontario con mezzo venefico resta contro ignoti. Gli investigatori continuano a lavorare nella convinzione di poter identificare il killer, ma ogni conclusione dovrà essere sostenuta da riscontri precisi.
Dieci mesi dopo la morte di Sara e Antonella, l’obiettivo resta stabilire come la ricina sia stata somministrata, chi possa averlo fatto e quale movente abbia determinato il duplice omicidio. Le prossime audizioni e le relazioni del Robert Koch Institut potrebbero contribuire a chiarire alcuni dei punti ancora irrisolti.
Il lavoro prosegue nel massimo riserbo. La priorità degli inquirenti rimane quella di consolidare gli elementi di prova, senza anticipare iniziative giudiziarie prima che il quadro investigativo sia sufficientemente definito.
Lu_Co

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