Tre istituti scolastici, altrettante perquisizioni informatiche nell’arco di 72 ore e un obiettivo preciso: verificare se attraverso i computer delle scuole siano state effettuate ricerche sulla ricina, il veleno che ha ucciso Antonella Di Ielsi e la figlia quindicenne Sara Di Vita. E, in caso affermativo, risalire a chi abbia utilizzato quei dispositivi e quando.
L’inchiesta sul duplice omicidio di Pietracatella si prepara a una nuova settimana di accertamenti. Alle operazioni di cui abbiamo riferito ieri se ne aggiungono altre due, disposte dalla Procura di Larino e comunicate alle parti nelle scorse ore. Il calendario è definito: martedì 13 ottobre gli investigatori saranno all’Istituto Agrario di Riccia, mercoledì 14 al Liceo Scientifico dello stesso comune e giovedì 15 al Liceo Classico di Campobasso.
A eseguire le attività saranno gli agenti della Squadra Mobile, coordinati dal dirigente Marco Graziano, insieme agli specialisti del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. Le operazioni sono state delegate dalla procuratrice Elvira Antonelli nell’ambito del procedimento per duplice omicidio volontario premeditato aggravato dall’impiego di una sostanza velenosa, tuttora a carico di ignoti.
I tre decreti prevedono perquisizioni e ispezioni finalizzate all’acquisizione di dati digitali, comprese eventuali tracce cancellate, con possibilità di sequestrare quanto ritenuto pertinente alle indagini.
La prima operazione è fissata per martedì alle 10, presso l’Istituto Professionale per l’Agricoltura e per lo Sviluppo rurale di Riccia.
È la scuola nella quale lavora come tecnico di laboratorio il marito di un’insegnante di matematica, amica di Gianni Di Vita, padre di Sara e marito di Antonella. La donna insegna invece al Liceo Scientifico di Riccia ed è stata ascoltata più volte dagli investigatori.
Il decreto relativo all’Agrario elenca numerosi computer fissi e portatili presenti nei laboratori, nelle aule e in altri ambienti dell’istituto. Figurano anche apparecchiature non funzionanti e dispositivi inutilizzati da diversi anni.
La perquisizione potrà estendersi ad altre postazioni qualora emergano elementi che ne dimostrino la pertinenza alle indagini. Gli specialisti cercheranno eventuali attività di consultazione, acquisizione o cancellazione di informazioni sulla ricina.
Il collegamento con l’inchiesta è rappresentato, sul piano dei rapporti personali conosciuti, dall’attività lavorativa del tecnico. Il decreto non attribuisce però all’uomo alcuna responsabilità, né indica che sui computer siano già state individuate ricerche sul veleno.
Il giorno successivo, mercoledì 14 ottobre, le operazioni inizieranno alle 9 al Liceo Scientifico «Galileo Galilei» di Riccia, sede dell’Istituto di istruzione superiore «Mario Pagano», dove insegna matematica l’amica di Di Vita.
Il decreto individua ventuno apparecchiature: dodici postazioni del laboratorio di informatica, quattro portatili utilizzati nelle aule, due computer nella sala professori, uno nella stanza dei collaboratori scolastici e due portatili della presidenza.
Anche in questo caso potranno essere esaminati ulteriori dispositivi pertinenti alle indagini. Le verifiche riguarderanno non soltanto le ricerche sulla ricina e sui procedimenti collegati alla sua preparazione, ma anche le informazioni tecniche utili a stabilire chi abbia effettuato determinate operazioni e in quale periodo.
La terza operazione è prevista per giovedì 15 ottobre, alle 9, al Liceo Classico «Mario Pagano» di Campobasso.
Il collegamento con la famiglia Di Vita è diretto. Sara frequentava il Classico fino alle vacanze natalizie dello scorso anno, prima dei malori che ne hanno provocato la morte il 27 dicembre. Nello stesso istituto ha studiato la sorella maggiore Alice, diplomatasi nel giugno scorso.
Il decreto elenca oltre sessanta apparecchiature distribuite tra i laboratori di informatica e fisica, le aule e le postazioni destinate ai docenti.
Gli investigatori cercheranno eventuali tracce di navigazione relative alla ricina, comprese informazioni sulla produzione, sull’estrazione e sull’impiego della sostanza. L’attività riguarderà anche computer utilizzati da più persone nel corso del tempo, circostanza che rende particolarmente importante l’identificazione degli eventuali autori delle ricerche.
I tre decreti indicano con precisione che cosa gli investigatori dovranno cercare.
Le parole chiave comprendono «ricina», «veleno», «ricino», «semi di ricino», «olio di ricino», «solfato di ammonio», «solfato di sodio» ed «esano». A queste si aggiungono «deep web» e «dark web», oltre a termini tecnici collegati alla produzione, all’estrazione, al reperimento e all’utilizzo della sostanza.
Non saranno esaminate soltanto le cronologie di navigazione. Gli accertamenti comprenderanno ricerche sui motori web, pagine consultate, file scaricati, documenti modificati o cancellati e dati delle sessioni. Sarà verificata anche l’eventuale presenza di strumenti per la navigazione anonima, come Tor Browser, e di tracce di accesso a risorse non indicizzate.
L’obiettivo è stabilire se dai computer delle scuole siano state cercate informazioni sul veleno e se queste attività possano essere collegate alla preparazione del duplice omicidio.
La Procura dispone inoltre che, ove tecnicamente possibile, venga ricostruita la sequenza temporale delle attività informatiche e identificato chi utilizzava il dispositivo al momento delle operazioni di interesse investigativo.
Potranno essere esaminati account, profili dei browser, credenziali, registri di accesso, indirizzi IP e connessioni Wi-Fi. Un accertamento complesso quando riguarda computer scolastici condivisi da studenti, docenti e personale tecnico.
Le verifiche potranno estendersi anche ai servizi cloud associati ai dispositivi, nei limiti stabiliti dai decreti. Le acquisizioni dovranno avvenire con metodologie forensi che garantiscano l’integrità dei dati originali.
Un altro elemento riguarda il periodo da esaminare. La Procura non intende limitare le verifiche ai giorni immediatamente precedenti il Natale scorso, ma ricercare eventuali attività informatiche anche molto anteriori al delitto, per individuare possibili fasi preparatorie.
L’esame potrà quindi risalire, quando tecnicamente possibile, all’attivazione dei dispositivi e dei relativi profili utente, pur restando circoscritto ai dati pertinenti all’inchiesta.
La decisione di estendere le perquisizioni ai tre istituti non nasce da una verifica generica.
Nella motivazione dei decreti la procuratrice Antonelli dà atto che, nel corso delle indagini, sono emerse navigazioni e interrogazioni su piattaforme web di interesse investigativo, effettuate da persone non ancora identificate e riferite alle parole «veleno», «ricina» e termini analoghi.
È uno dei passaggi più significativi dei provvedimenti. La Procura riferisce dunque dell’esistenza di ricerche già individuate, senza attribuirne la paternità. Le operazioni nelle scuole serviranno a verificare se quelle attività, o altre analoghe, siano state effettuate attraverso i dispositivi presenti negli istituti.
La Squadra Mobile ha già acquisito i dati identificativi delle apparecchiature utilizzate nelle scuole frequentate da persone che hanno avuto rapporti con Antonella e Sara. Su questa ricognizione sono stati predisposti gli elenchi allegati ai decreti.
Non risulta invece che sui computer delle tre scuole siano già state individuate ricerche sulla ricina. È proprio ciò che gli investigatori dovranno accertare.
Le operazioni si inseriscono in una fase dell’inchiesta caratterizzata dal crescente ricorso agli accertamenti informatici.
Il 28 settembre erano state eseguite le copie forensi del computer e delle dieci pen drive sequestrati il 31 luglio nello studio professionale di Gianni Di Vita a Pietracatella. Il giorno successivo erano scattate nuove perquisizioni nell’abitazione e negli studi professionali riconducibili alla famiglia, con ulteriori sequestri.
Parallelamente sono proseguite le audizioni di persone appartenenti alla cerchia delle conoscenze dei Di Vita.
La prossima settimana le verifiche si estenderanno dunque dai dispositivi privati e professionali ai sistemi informatici di tre scuole frequentate dalle vittime o da persone che hanno avuto rapporti con loro.
Gli avvisi della Squadra Mobile, datati 8 e 9 ottobre, consentono alle persone offese, agli indagati nel distinto filone relativo alle responsabilità sanitarie e ai rispettivi difensori di assistere alle operazioni, anche attraverso consulenti tecnici.
A oltre nove mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, gli autori del duplice omicidio restano sconosciuti. La Procura cerca ora nei computer delle scuole eventuali riscontri sulle attività di ricerca e preparazione del veleno. Tracce che, se individuate, dovranno essere verificate e inserite nella ricostruzione complessiva dei fatti. lu_co

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