Dopo il via libera della giunta regionale la scorsa settimana, l’approvazione da parte del Cda dell’Università ieri mattina. E la firma, al campus di Vazzieri, di un accordo quadro fra la Regione Molise e l’ateneo pubblico presente sul territorio da 44 anni. L’intesa mira a valorizzare l’offerta formativa di Unimol puntando sul reclutamento di qualità e quindi sul capitale umano.
Durerà 15 anni il patto siglato dal presidente Francesco Roberti e dal rettore Giuseppe Vanoli. L’impegno complessivo per la Regione è di 30 milioni. Risorse europee e destinate alla formazione. «Detta così può sembrare una cifra enorme ma credo che invece 2 milioni all’anno non facciano la differenza», ha precisato il governatore, soprattutto se sul piatto della bilancia c’è lo sviluppo del territorio. Quindici anni, ha chiarito il rettore, perché lo prevede il quadro normativo nazionale: è questa la durata degli accordi con soggetti esterni agli atenei che sostengono il reclutamento.
Unimol offre al Molise, e non solo, 44 corsi. Un ampio ventaglio di possibilità che la natura generalista dell’ateneo assicura garantendo, ha rilevato Roberti, il diritto allo studio anche ai ragazzi le cui famiglie non potrebbero permettersi di mantenerli fuori regione. È questo valore che Palazzo Vitale vuole preservare investendo non su ricerca e macchinari ma sul personale, invertendo una tendenza errata, ha detto in maniera netta il presidente della giunta: «Quando un’azienda è in crisi, taglia sul capitale umano». Sbagliato, ha detto senza mezzi termini.
Quello del reclutamento è un tasto dolente al momento per tutte le Università, il booster che arriva dall’intesa firmata ieri ribalta il concetto: il reclutamento diventa la chiave di volta per formare i giovani in Molise e farli restare in Molise. I medici, ma non solo.
«Vogliamo essere ambasciatori di questo territorio. Noi diremo sempre: venite a studiare in Molise perché qui si sta bene. Il rettore che mi ha preceduto – ha detto Vanoli rivolto a Luca Brunese in prima fila – dice sempre: il Molise è un luogo dell’anima». Evidente, ha aggiunto, che l’aspettativa maggiore riguarda la sanità. Unimol e Regione praticano già da tempo un modello virtuoso, attraverso il protocollo che produce anche risparmio per l’Asrem: l’azienda paga la metà del costo di medici e primari indicati dall’ateneo in assistenza. «Se in passato ci siamo distratti, vi assicuro che ci coordineremo al massimo», l’impegno di Vanoli. Trenta milioni è una cifra importante ma lo è anche quello che l’Università rappresenta. Da quest’anno la laurea in Ingegneria informatica orientata sull’AI e l’automazione in una regione che viaggia a dieci giga e può diventare anche in questo modello. Ed è importante il valore della formazione. «Ad oggi ci sono 1.200 stranieri prenotati per venire in questa Università e arrivano da Siria, Palestina, Algeria, Tunisia solo per fare qualche esempio. La formazione può giocare un ruolo determinante anche nella costruzione di una cultura della pace», ancora le parole del rettore. Sempre a ieri, le immatricolazioni segnavano +20%. Tutto questo, e tutto il percorso condiviso già compiuto, l’intesa punta a consolidare.
Un «gesto politico» di cui il rettore ha ringraziato il presidente della Regione.
L’obiettivo di fondo, ha sintetizzato Roberti, «è sempre lo stesso: anche in questo caso, evitare la mobilità passiva e produrre al contrario mobilità attiva. A essere ottimisti, il 50% degli studenti che vanno fuori regione a formarsi non torna più. Con questo accordo, avviamo una collaborazione stabile, organica, in settori dove la Regione ha difficoltà e puntiamo a superarle insieme». In sanità, formando medici e facendoli innamorare delle corsie dei nostri ospedali, ha proseguito il presidente, con Ingegneria informatica erogata in un territorio cablato al 95% e con numerosi progetti. «La nostra Università non ha nulla da invidiare alle altre, noi la sosteniamo valorizzando il personale e lo facciamo insieme a “molisani oriundi”, possiamo chiamarli così visto che sono in Molise da tanti anni – ha concluso riferendosi ai tanti docenti e ai vertici dell’ateneo che molisani non sono – e che apprezzano la nostra terra. Spesso più di quanto fanno i molisani». ritai



























