Ma quale Calabria, ha detto Claudio Lotito una settimana fa: io mi ricandido in Molise. E all’obiezione di un giornalista – anche il presidente della Regione ha dato disponibilità – con tempi e toni da disco rosso, il senatore ha risposto: sulle candidature decide Roma.
«Decide Roma sia per lui sia per me e per chiunque», concorda Francesco Roberti. Nessuno scontro, nessuno strappo. Ma il capo di Palazzo Vitale non lascia questioni in sospeso. Perché non rispondere a tono, a richiesta dei cronisti, equivarrebbe a mandare messaggi distorti.
«Roma valuterà una serie di candidature. Con questo nuovo sistema elettorale, Forza Italia ha interesse a prendere il maggior numero di voti per aumentare la sua percentuale e quindi di conseguenza i suoi seggi», ragiona quindi il governatore a margine della seduta del Consiglio di ieri.
«Di sicuro, io non vado a candidarmi fuori dal Molise. Cosa ben diversa per Lotito che da non molisano potrebbe rivendicare una candidatura dove ritiene più opportuno, anche nella regione Lazio per dire… Ma questo dipende sempre dal partito, non è che qualcuno può rivendicare in Molise l’eredità di una candidatura».
Poi, aggiunge, le candidature si possono anche ottenere ma il tema è essere eletti o meno. Con la nuova legge elettorale, il quadro è cambiato in maniera significativa rispetto a quattro anni fa. «Prima di avanzare pretese bisognerebbe chiedersi: che probabilità ha il centrodestra di vincere un’elezione in Molise? Stavolta è diverso dal 2022, forse Lotito non lo ha compreso fino in fondo.
Alle scorse elezioni lui è stato candidato nel maggioritario. Per farla semplice, gli altri correvano ma se al maggioritario la coalizione arrivava prima il candidato del maggioritario era sicuramente eletto. Ora ognuno deve correre per i fatti suoi. Se si dovesse ripresentare la stessa situazione del 2022, in termini di voti ai partiti, se ne vedranno delle belle, non è una passeggiata».
Venerdì è convocato il coordinamento nazionale di Forza Italia, ma non si parlerà delle liste per le politiche, non è ancora tempo. «C’è ancora la legge di bilancio di cui discutere, il tesseramento. E poi tutte le regioni stanno facendo il congresso, anche il Molise dovrà celebrare il congresso…», la stoccata al patron della Lazio che fu nominato da Berlusconi coordinatore del partito in regione. Ma il congresso, appunto, ora va celebrato.
Dunque, Roberti ha detto a Tajani: se c’è bisogno e c’è spazio, io alle politiche sono disposto a correre. Ma non teme che ai molisani possa apparire un tradimento da parte di un presidente in carica? «Guardi, io sono abituato a lavorare. Quando vado a Roma, cerco soluzioni ai Ministeri. Ho detto pubblicamente in Conferenza delle Regioni non solo che è necessario cambiare i criteri di riparto del Fondo sanitario e introdurre una quota di riequilibrio strutturale ma ho anche messo sul tavolo il dramma che stiamo vivendo con la crisi Stellantis, con aziende dell’indotto automotive che da domani non avranno la speranza di un futuro. Non si deve andare solo a dire che siamo bravi perché questo non risolve i problemi di cittadini. Detto questo, io sono sempre rimasto in Forza Italia, nei tempi belli e nei tempi bui. In nome della coerenza alle idee che ho sposato e ancora oggi sostengo, non sono andato al partito a chiedere la candidatura. Ho dato la mia disponibilità, se il partito mi chiede un sacrificio io non sto a sindacare se mi devo candidare “sopra” Lotito o “sotto” Lotito, deciderà il partito cosa è meglio. Non è un tradimento, è essere funzionale all’interno del partito e non a quello che voglio fare io personalmente. Io potrei volermi ricandidare a presidente ma anche questo passa attraverso la condivisione dei partiti, del mio partito innanzitutto».
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