C’è chi, nel centrodestra, sta già misurando i nomi e chi preferisce cominciare dalle regole d’ingaggio. Roberto Di Baggio appartiene alla seconda categoria. Il vicepresidente regionale, nonché assessore di Forza Italia, interpellato sulle prossime amministrative, ha scelto di fissare per prima cosa i paletti: un progetto per la città e, soprattutto, la qualità delle liste.
«Dirò al partito quali sono gli aspetti fondamentali che devono essere inseriti nel programma elettorale» – ha spiegato. «Ci devono essere liste con persone nuove e non chiacchierate». Non è escluso, ha lasciato intendere, che accanto al simbolo ufficiale possa comparire anche una lista civica, schema già sperimentato in passato.
Sul nome di Luca Iorio, il più accreditato per sfidare il sindaco uscente Piero Castrataro, l’assessore non alza muri ma nemmeno consegna l’investitura. Per ora, ha osservato, «altri nomi non ci sono», e un’unica candidatura è, a suo dire, anche una buona candidatura. Con un però: l’ultima parola, ha precisato, spetta ai partiti, che a suo avviso non sarebbero ancora stati coinvolti. Nessuna alternativa sul tavolo, dunque, ma nemmeno un via libera anticipato.
Il passaggio dal peso politico maggiore riguarda però i confini della coalizione. Interrogato su Roberto Vannacci e Futuro Nazionale, Di Baggio ha risposto senza giri di parole: chiunque sia di centrodestra, ha sostenuto, può farne parte, e non comprende l’irrigidimento dei vertici nazionali. Si augura un ripensamento, motivandolo con un argomento di pura aritmetica elettorale: il generale raccoglie consensi che altrimenti prenderebbero altre strade. Un’alleanza che lo tenga dentro è, per Di Baggio, «una cosa intelligente».
La posizione stride con quella del segretario nazionale azzurro che più volte ha fatto intendere una difficoltà a collaborare, ribadendo anche nei giorni scorsi che il centrodestra può vincere senza Futuro Nazionale.
Di Baggio cala invece il ragionamento politico sul territorio e sulle specificità del Molise: da qui la necessità di un’apertura senza preclusioni. A Isernia, del resto, la storia parla chiaro: le divisioni in passato hanno pesato in modo determinante sull’esito delle elezioni. L’unità, da una parte e dall’altra, può quindi cambiare e non poco le sorti del voto.



























