Ci sono tradizioni che resistono al tempo perché appartengono all’anima di una comunità. San Basso è una di queste. Non è soltanto la festa patronale di Termoli, ma il momento in cui la città ritrova sé stessa, riscoprendo il legame profondo con il mare, con la marineria e con una fede tramandata di generazione in generazione. È il giorno in cui le sirene dei pescherecci sostituiscono il suono delle campane, in cui il porto diventa una grande piazza e il mare si trasforma nell’altare naturale di una celebrazione che da oltre un secolo unisce sacro e tradizione popolare. Anche quest’anno il rito della processione in mare ha richiamato migliaia di persone. Fin dalle prime ore del mattino il borgo antico e il porto sono stati presi d’assalto da fedeli, turisti e curiosi desiderosi di assistere a uno degli appuntamenti più sentiti dell’estate molisana. Complice una giornata perfetta, con un sole splendente, caldo intenso e mare completamente piatto, si è rivissuta una delle processioni in mare più partecipate degli ultimi anni. Da tempo non si vedeva una regata tanto imponente: decine di motopescherecci e numerose imbarcazioni al seguito hanno accompagnato il Santo Patrono lungo il tradizionale itinerario dal porto di Termoli fino alle acque prospicienti Petacciato e successivamente verso il litorale sud di Rio Vivo, prima del rientro in porto. Il momento religioso è iniziato nella Cattedrale di Santa Maria della Purificazione, gremita in ogni ordine di posto. A presiedere la solenne celebrazione eucaristica è stato il vescovo della diocesi di Termoli-Larino, monsignor Claudio Palumbo, alla sua seconda festa patronale da pastore della diocesi. Una celebrazione vissuta con intensa partecipazione da fedeli, pescatori, famiglie e rappresentanti delle istituzioni civili, militari e religiose. Volti conosciuti, emozioni che si rinnovano e una devozione che continua a rappresentare il filo conduttore della storia della città. Presenti il sindaco di Termoli Nico Balice, il presidente della Regione Molise Francesco Roberti, il senatore Costanzo Della Porta, la procuratrice della Repubblica Elvira Antonelli, il vicesindaco Michele Barile, assessori e consiglieri comunali, il consigliere regionale Vincenzo Niro, l’assessore regionale Michele Marone, il presbiterio diocesano, il nuovo comandante della Capitaneria di Porto Fabrizio Saverio Strusi, i vertici di Polizia Locale, Commissariato di Pubblica Sicurezza, Guardia di Finanza e Carabinieri, oltre ai rappresentanti degli Ordini Costantiniani e dei Cavalieri dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme. Presenti anche numerosi sindaci del Basso Molise, a testimonianza del valore che la festa di San Basso riveste ben oltre i confini cittadini. Durante l’omelia, mons. Palumbo ha affidato alla comunità una riflessione intensa, costruita attorno all’immagine del mare e del viaggio. «San Basso quest’anno ci consegna due carte d’imbarco», ha spiegato. La prima è quella della santità, intesa non come una perfezione irraggiungibile ma come un cammino quotidiano capace di scuotere le coscienze, abbattere le ipocrisie e tradursi nell’amore concreto verso il prossimo. La seconda riguarda invece la società: una santità che diventa responsabilità civile, denuncia delle ingiustizie, cultura del dono, fraternità e speranza. Un invito rivolto a ciascuno a scegliere la “rotta del sì”, lasciandosi guidare dalla fede anche quando il mare della vita presenta onde e tempeste. «Ogni imbarco è un nuovo inizio, nuove rotte, nuove sfide. La differenza non sta nell’assenza delle tempeste, ma nel modo in cui il cuore si pone davanti al timone», ha detto il presule, invitando tutti ad affrontare il viaggio della vita con fiducia e senza lasciarsi paralizzare dalla paura. Terminata la funzione religiosa, la statua di San Basso è stata portata in spalla lungo le vie del borgo antico fino al porto. Un passaggio accompagnato da applausi, fotografie e occhi lucidi. Ogni anno quello stesso tragitto racconta la storia di una città che continua a riconoscersi nel suo Patrono. Dai balconi addobbati ai vicoli gremiti di persone, tutto sembrava accompagnare il lento cammino verso il mare. Sul molo, ad attendere il Santo, c’era il motopeschereccio Robinson, appartenente alla famiglia Castriotta, sorteggiato nei mesi scorsi per ospitare la statua durante la processione. Per l’equipaggio è stato un momento destinato a rimanere nella memoria. Con delicatezza e grande attenzione la statua è stata issata a bordo, tra il suono delle sirene dei pescherecci e il lungo applauso dei presenti. Dietro il Robinson si è composto uno spettacolo unico: una lunga teoria di motopescherecci, barche da diporto e gommoni ha preso lentamente il largo, trasformando il porto di Termoli in una grande flottiglia festante. Le autorità civili e religiose hanno preso posto sul Pandora, mentre il Petrosino ha ospitato la banda musicale che ha accompagnato la processione con le tradizionali marce solenni, contribuendo a creare un’atmosfera suggestiva e profondamente identitaria. Il corteo navale ha lasciato lentamente il porto dirigendosi verso nord, fino alle acque al confine con Petacciato, per poi invertire la rotta e costeggiare il litorale termolese fino a Rio Vivo. Una giornata perfetta ha favorito la partecipazione di centinaia di persone salite a bordo dei pescherecci della marineria termolese. Da anni non si ricordava una processione in mare così partecipata e favorita da condizioni meteo tanto ideali. Il mare, completamente calmo, sembrava quasi voler accompagnare il viaggio del Patrono. Il momento più intenso della navigazione è arrivato con il tradizionale lancio della corona d’alloro. Dopo una breve preghiera pronunciata dal vescovo Claudio Palumbo, il sindaco Nico Balice ha deposto la corona nelle acque dell’Adriatico in memoria di tutti i caduti del mare. Un gesto che conserva un fortissimo valore simbolico per la marineria termolese, da sempre legata a un mestiere duro e spesso segnato dal sacrificio. Lo stesso vescovo ha voluto estendere quel ricordo anche ai tanti migranti morti nel Mediterraneo, ricordando come il mare debba continuare a essere luogo di vita, incontro e speranza. Intervistato al termine della celebrazione, mons. Palumbo ha sottolineato come quest’anno abbia percepito una partecipazione ancora più intensa. «Ho notato una presenza più numerosa e più attenta. È il segno di un desiderio autentico di ritrovare il senso della vita e di rimettere la fede al centro. San Basso consegna a tutti noi la carta d’imbarco della santità, una santità che inquieta, che provoca, ma che rende uomini e donne capaci di speranza». Il sindaco Nico Balice ha parlato dell’emozione che accompagna ogni anno questo appuntamento. «È il secondo San Basso da sindaco, ma l’emozione cresce sempre. San Basso viene dal mare e ogni anno torna sul mare insieme alla sua comunità. Continui a proteggere la città e soprattutto la nostra marineria, che sta vivendo un momento difficile tra la crisi della pesca, la scarsità di prodotto e l’aumento dei costi del carburante. Dobbiamo affrontare queste difficoltà tutti insieme». Anche il presidente della Regione Francesco Roberti ha ribadito il valore identitario della festa. «La processione di San Basso è ormai riconosciuta tra le grandi tradizioni storiche del Molise. È una manifestazione che racconta la nostra storia e il nostro rapporto con il mare. Non esiste Termoli senza la pesca e senza i pescatori. Questa è una tradizione che dobbiamo custodire e tramandare». Parole di soddisfazione anche dal comandante della Capitaneria di Porto Fabrizio Saverio Strusi, che ha coordinato il dispositivo di sicurezza insieme a Guardia di Finanza e Vigili del Fuoco. «La festa si è svolta in piena sicurezza. C’era tanta gente, ma tutti hanno rispettato le regole della navigazione. È una manifestazione che dimostra quanto il legame tra la città, il mare e le istituzioni sia forte». Tra i momenti più emozionanti della giornata c’è stata la gioia della famiglia Castriotta. Per il Robinson era la prima volta come imbarcazione designata a trasportare il Patrono. Un’attesa durata anni e vissuta con particolare intensità da Matteo Castriotta, che fin dal giorno del sorteggio aveva dedicato questo privilegio allo zio scomparso. Una dedica suggellata durante la processione dalla deposizione di una seconda corona d’alloro in mare, gesto intimo e profondamente sentito che ha reso ancora più speciale una giornata già ricca di significati. Tra il suono delle sirene, le bandiere al vento, le preghiere e gli applausi, San Basso è tornato ancora una volta a navigare sul mare di Termoli. Un mare che non rappresenta soltanto il luogo di lavoro dei pescatori, ma il simbolo stesso dell’identità della città. Ogni anno la processione rinnova un patto antico tra il Patrono e la sua gente. È il momento in cui la fede incontra la storia, la memoria si intreccia con il presente e la comunità ritrova il senso della propria appartenenza. Per qualche ora il tempo sembra fermarsi e tutto ruota attorno a quella statua che, sospinta dalle onde e accompagnata da decine di pescherecci, continua a ricordare a Termoli da dove viene e quale rotta vuole seguire per il futuro. Oggi tre le funzioni religiose, alle 6, messa dell’aurora, alle 8.30 e il Solenne Pontificale con la processione per le vie del centro. Quindi, a mezzanotte, fuochi d’artificio, sempre molto attesi.

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