Dopo il deposito della scorsa settimana delle sole conclusioni, ieri sul tavolo della procuratrice Elvira Antonelli è arrivata la relazione autoptica completa sul caso della morte di Sara e Antonella, un passaggio particolarmente atteso dagli inquirenti e dalle parti coinvolte nell’inchiesta. Il documento conferma i decessi causati dall’avvelenamento. Il ritardo nella consegna dell’elaborato integrale si era reso necessario al fine di acquisire le firme e gli allegati dei consulenti entrati successivamente nel collegio peritale, alcuni dei quali operano fuori sede. Tra questi figurano il professor Carlo Locatelli, direttore dell’Irccs Maugeri di Pavia, che per primo ha individuato la presenza della ricina nei corpi delle vittime, e il chimico forense Daniele Merli, chiamati a riesaminare gli accertamenti eseguiti dal medico legale incaricato dalla Procura, la dottoressa Benedetta Pia De Luca.
La relazione arriva al termine del lungo lavoro iniziato il 31 dicembre scorso, giorno in cui furono eseguite le autopsie all’ospedale Cardarelli di Campobasso, e dopo gli accertamenti irripetibili effettuati al Policlinico di Bari. Un incarico particolarmente complesso, portato avanti insieme agli altri componenti del collegio peritale, che ha richiesto tempi ben più lunghi del previsto: dopo i primi tre mesi sono state infatti concesse tre proroghe, ciascuna della durata di un mese.
Il risultato è una consulenza imponente: circa 900 pagine, di cui 500 di relazione tecnica e 460 di allegati, comprensivi delle analisi e dei contributi specialistici.
Con il deposito della perizia completa, una copia sarà richiesta anche dai difensori dei cinque medici ancora iscritti nel registro degli indagati nell’ambito del filone d’inchiesta relativo all’ipotesi di omicidio colposo. Resta invece ancora senza nomi il procedimento aperto per il duplice omicidio volontario premeditato.
Sulle notizie emerse nei giorni scorsi nell’ambito delle indagini, interviene l’avvocato Vittorino Facciolla, legale di Gianni e Alice Di Vita, che invita alla prudenza rispetto alle ipotesi di una risoluzione imminente del giallo: «Non credo che la svolta sia vicina», afferma ai microfoni di Teleregione, intervistato dalla collega Stefania Potente. «In questo momento gli inquirenti stanno effettuando nuovamente delle analisi attraverso il Robert Koch Institut di Berlino. Proveranno a confermare quanto emerso dagli accertamenti del Maugeri di Pavia e a mettere un punto fermo su questa vicenda. Ma da qui a pensare che possa esserci una svolta, non credo».
Facciolla si sofferma anche sulle verifiche eseguite sui dispositivi elettronici sequestrati nell’ambito dell’inchiesta, chiarendo che, almeno allo stato attuale, non sarebbero emersi elementi decisivi: «Io non ho indiscrezioni. Se le indiscrezioni dovessero essere quelle riportate dalla stampa, o quelle relative a una persona indagata per aver eventualmente favorito qualcuno, oppure a messaggi risalenti al 2018, non credo sia venuto fuori qualcosa di realmente utile. Sicuramente dai cellulari non è emerso l’innesco, e non poteva emergere perché questa vicenda continua a ruotare attorno a una ricostruzione che viene proposta dai media e dall’opinione pubblica e che io ritengo inverosimile, ossia quella che vedrebbe un coinvolgimento del mio assistito».
Le nuove analisi affidate al Robert Koch Institut di Berlino dovranno ora verificare e confermare gli esiti raggiunti dal centro antiveleni Maugeri di Pavia sulla presenza della ricina, un passaggio ritenuto fondamentale per consolidare il quadro scientifico dell’inchiesta. Nel frattempo, con il deposito della relazione integrale e il completamento degli ulteriori accertamenti, la Procura potrà valutare i prossimi sviluppi investigativi.

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