Lo stabilimento torna a esplodere, un’altra famiglia viene distrutta e il bilancio delle vittime continua ad aggravarsi. Ieri mattina la ex Sabino Esplodenti di Casalbordino, oggi di proprietà del gruppo turco Arca Defense Italy Spa, è stata nuovamente teatro di una tragedia sul lavoro. A perdere la vita è stato Carlo Piscopo, 59 anni, capo reparto dell’azienda, morto in seguito a una violenta deflagrazione avvenuta durante l’attività produttiva. Ferito anche un collega, G.B., 52 anni, residente a Montecilfone, trasportato all’ospedale San Pio di Vasto: le sue condizioni, fortunatamente, non sarebbero gravi. L’esplosione si è verificata nelle prime ore della mattinata. L’allarme è scattato immediatamente e sul posto sono confluiti i Vigili del Fuoco, i sanitari del 118, i Carabinieri e le altre forze dell’ordine. L’area è stata isolata per consentire le operazioni di soccorso e la successiva messa in sicurezza dello stabilimento, mentre gli investigatori hanno avviato gli accertamenti per ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente e individuare le cause della deflagrazione. Per Carlo Piscopo, però, ogni tentativo di soccorso si è rivelato inutile. La vittima era un lavoratore esperto, capo reparto dello stabilimento, conosciuto e stimato nel territorio. Lascia la moglie e due figli. La notizia della sua morte ha rapidamente fatto il giro dell’Abruzzo e del Molise, suscitando profondo cordoglio anche nella vicina comunità di Montecilfone, dove vive il collega rimasto ferito. Quella di ieri, purtroppo, non è una tragedia isolata. È l’ennesimo episodio che colpisce uno stabilimento già segnato da una lunga e drammatica serie di incidenti mortali. Negli ultimi sei anni, infatti, la fabbrica di Casalbordino ha visto morire sette lavoratori, un dato che rende inevitabile una riflessione sulla sicurezza in un impianto dove vengono svolte lavorazioni ad altissimo rischio. Il primo tragico incidente risale al 21 dicembre 2020. Una violentissima esplosione nel reparto di lavorazione provocò la morte di Carlo Spinelli, 54 anni di Casalbordino, Paolo Pepe, 45 anni di Pollutri, e Nicola Colameo, 46 anni di Guilmi. Un’esplosione che sconvolse l’intero Abruzzo e aprì una lunga stagione di indagini, verifiche e interrogativi sulle condizioni di sicurezza all’interno dello stabilimento. Sembrava una tragedia destinata a non ripetersi. Invece il 13 settembre 2023 un’altra devastante deflagrazione colpì nuovamente la fabbrica, causando altre tre vittime: Fernando Di Nella, 62 anni di Lanciano, Giuliano Romano, 56 anni di Casalbordino, e Gianluca De Santris, 44 anni di Palata. Anche in quel caso le immagini dello stabilimento devastato fecero il giro d’Italia, riaccendendo il dibattito sulla sicurezza negli impianti destinati alla produzione di esplosivi e materiali destinati al settore della difesa. Con la morte di Carlo Piscopo il bilancio diventa ancora più pesante: sette lavoratori deceduti in meno di sei anni all’interno dello stesso sito produttivo. Un numero impressionante che pesa come un macigno e che inevitabilmente riporta al centro dell’attenzione il tema della prevenzione, dei controlli e dell’applicazione rigorosa dei protocolli di sicurezza. La tragedia di Casalbordino arriva inoltre in giorni già segnati dal dolore per il mondo del lavoro. Solo pochi giorni fa, nel Reatino, altri due operai hanno perso la vita durante un intervento in un cantiere, l’ennesimo episodio di una strage che continua a ripetersi con una frequenza allarmante in tutta Italia. Due vicende diverse, ma unite da un filo comune: lavoratori usciti di casa per svolgere il proprio mestiere e mai più tornati dalle loro famiglie. Intanto la Procura ha aperto un’inchiesta per fare piena luce sull’accaduto. Saranno le indagini tecniche, i rilievi effettuati dagli investigatori e le consulenze specialistiche a stabilire cosa abbia provocato la deflagrazione e se vi siano eventuali responsabilità. Nelle prossime ore potrebbero essere disposti ulteriori accertamenti sull’impianto e sulle procedure adottate al momento dell’incidente. Profondo il cordoglio espresso dal Comune di Casalbordino, che in una nota ufficiale ha manifestato vicinanza ai familiari della vittima e al lavoratore rimasto ferito. «L’Amministrazione comunale esprime il più profondo cordoglio per la vittima di questo tragico incidente e la propria vicinanza ai familiari, ai colleghi e a tutta la comunità. Rivolgiamo inoltre un pensiero alla persona rimasta ferita, con l’augurio di una pronta guarigione», si legge nel comunicato diffuso dal municipio. L’amministrazione comunale ha inoltre fatto sapere di essere «in costante contatto con le autorità competenti per seguire l’evolversi della situazione», ringraziando il personale del 118, i Vigili del Fuoco, le forze dell’ordine e tutti gli operatori impegnati nelle operazioni di soccorso e di messa in sicurezza dell’area. «Come Amministrazione comunale garantiremo la massima collaborazione alle autorità e saremo vicini alle famiglie e ai lavoratori in ogni modo possibile. Per la nostra comunità è un giorno di grande dolore». Per Casalbordino è un’altra ferita profondissima. Per l’Abruzzo e il Molise è l’ennesimo richiamo a una realtà che continua a ripresentarsi con una drammatica regolarità. Dietro ogni incidente ci sono nomi, volti, famiglie e comunità che restano segnate per sempre.

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