Più di dieci ore di lavoro ininterrotto, centinaia di campioni repertati e nessuna anticipazione sui risultati. Il sopralluogo eseguito ieri nell’abitazione di via Risorgimento rappresenta uno dei passaggi investigativi più delicati dell’inchiesta sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita. Gli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino, affiancati dalla Squadra Mobile di Campobasso, dalla Polizia Scientifica e dalla polizia criminale tedesca, hanno passato al setaccio l’intero immobile alla ricerca di eventuali tracce residue di ricina, il veleno che, secondo la Procura di Larino, ha provocato la morte delle due donne.
La stampa, su disposizione della procuratrice Elvira Antonelli, è stata tenuta a debita distanza dall’abitazione. Poco prima delle 10 sono stati rimossi i sigilli e le operazioni sono entrate nel vivo. Gli specialisti hanno operato indossando tute protettive e utilizzando strumentazioni altamente specialistiche, adottando tutte le precauzioni necessarie per evitare contaminazioni durante le attività di repertazione.
All’interno della casa hanno operato il dottor Christian Herzog e altri cinque specialisti del Robert Koch Institut, affiancati da quattro operatori della Polizia di Stato, tra Squadra Mobile e Polizia Scientifica di Campobasso e Napoli, oltre al consulente della famiglia Di Vita, il chimico tossicologo Mauro Iacoppini. All’esterno erano invece presenti la dottoressa Sylvia Worbs, un’altra mezza dozzina di tecnici e investigatori tedeschi, due grandi furgoni Mercedes della polizia criminale tedesca, un mezzo della Polizia Scientifica e i gazebo allestiti per le attività di supporto logistico e tecnico. L’intera area è rimasta presidiata per tutta la giornata da numerosi agenti, incaricati di impedire l’avvicinamento di curiosi e giornalisti.
Pochi minuti dopo le 9 è arrivata sul posto la procuratrice Antonelli, a bordo di una Jeep Renegade della Questura di Campobasso. Ad attenderla il questore Domenico Farinacci e il dirigente della Squadra Mobile Marco Graziano. Il magistrato ha seguito personalmente le attività, limitandosi però a una brevissima dichiarazione. «L’attività congiunta degli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino, della Polizia italiana e della Polizia tedesca non darà risultati immediati. I tamponi acquisiti dovranno essere processati in Germania», ha spiegato, aggiungendo che la sua presenza sul posto era necessaria «per eventuali difficoltà di carattere giuridico». Alle ripetute richieste di ulteriori chiarimenti da parte dei cronisti, la procuratrice non ha aggiunto altro. Alle 19 ha lasciato Pietracatella senza aggiungere altro.
La giornata si è svolta in un clima quasi irreale. Il caldo torrido ha contribuito a svuotare le strade del paese, animate soltanto dagli avventori dei bar del centro e da qualche residente.
Prima ancora dell’arrivo della procuratrice erano giunti in via Risorgimento l’avvocato Paolo Lanese, legale di Luigi Di Ielsi, fratello di Antonella, e il consulente tecnico Giovanni Alfonso. Entrambi confidavano di poter seguire le operazioni da remoto, come previsto dal decreto della Procura, ma un problema tecnico, mai meglio precisato, ha impedito l’attivazione del collegamento. Ai consulenti sarà comunque consegnata la registrazione integrale delle attività svolte all’interno dell’abitazione. Delusi per l’impossibilità di assistere alle operazioni, hanno lasciato poco prima delle 11.
Intorno alle 11.30 è arrivato anche l’avvocato Vittorino Facciolla, difensore di Gianni e Alice Di Vita, parti offese nel procedimento. Il legale ha scelto di seguire il sopralluogo attraverso il proprio consulente Mauro Iacoppini, ribadendo che gli investigatori stanno operando «con cautela» e che «è giusto che procedano in questo modo». Secondo quanto riferito, gli specialisti tedeschi hanno utilizzato tamponi, patch e “trappole chimiche” per repertare eventuali tracce della tossina. «Ogni operazione viene documentata con fotografie e riprese video», ha spiegato Facciolla, aggiungendo che i tempi necessari per conoscere gli esiti degli accertamenti non saranno brevi, così come già avvenuto per l’analisi dei dispositivi elettronici sequestrati nei mesi scorsi.
Nel pomeriggio, intorno alle 16.30, è uscito dall’abitazione il consulente Mauro Iacoppini. Ai giornalisti ha riferito che il lavoro, esteso ai tre livelli dell’immobile comprendenti anche l’appartamento della madre di Gianni Di Vita, era ormai completato per circa il 70% e che erano stati prelevati «tantissimi campioni».
Dal sopralluogo non erano attesi risultati immediati. L’attività tecnico-scientifica proseguirà ora nei laboratori del Robert Koch Institut di Berlino, dove saranno analizzati i reperti raccolti nel corso della giornata. I tempi si annunciano lunghi e la stessa procuratrice Antonelli ha invitato alla prudenza.
Parallelamente, però, le indagini della Squadra Mobile non si sono mai fermate. Particolare attenzione continua a essere rivolta agli interrogatori svolti personalmente dalla procuratrice nei giorni scorsi negli uffici della Questura di Campobasso. Anche da quel fronte potrebbero arrivare, nei prossimi giorni, i primi elementi utili a ricostruire con maggiore precisione quanto accaduto all’interno della casa della ricina. lu_co

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