Centotrentuno campioni sono già arrivati in Germania. Da domani prenderà il via una delle fasi più delicate dell’inchiesta sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita: nei laboratori del Robert Koch Institut di Berlino gli specialisti guidati da Christian Herzog e Sylvia Worbs inizieranno ad analizzare i tamponi, le patch e le cosiddette “trappole chimiche” repertati durante il sopralluogo di giovedì scorso nell’abitazione di via Risorgimento. Un lavoro destinato a richiedere ancora tempo, ma dal quale la Procura di Larino si attende il riscontro scientifico capace di consolidare definitivamente il quadro investigativo.
I reperti sono stati raccolti nel corso delle quasi quattordici ore di attività svolte il 30 luglio dagli esperti tedeschi insieme alla Squadra Mobile di Campobasso e alla Polizia Scientifica. Ogni ambiente della casa è stato sottoposto a un accurato campionamento nella ricerca di eventuali tracce di ricina o di altri elementi riconducibili al Ricinus communis.
I tempi degli accertamenti non saranno brevi. La stessa procuratrice Elvira Antonelli lo aveva anticipato durante il sopralluogo, spiegando che tutti i tamponi avrebbero dovuto essere processati in Germania. Ora il materiale è arrivato a destinazione e le analisi possono iniziare, ma difficilmente i risultati saranno disponibili nel giro di pochi giorni.
A fissare il cronoprogramma è il verbale di conferimento dell’incarico ai consulenti tecnici, sottoscritto il 29 giugno scorso. Nell’atto la Procura ha affidato agli esperti del Robert Koch Institut il compito di analizzare i campioni biologici pre e post mortem, i reperti alimentari già sequestrati e tutto il materiale che sarebbe stato successivamente acquisito durante il sopralluogo nell’abitazione di Pietracatella, verificando l’eventuale presenza della tossina, quantificandola ove possibile e ricercando anche eventuali anticorpi anti-ricina nei campioni di sangue prelevati a inizio luglio a Gianni e Alice Di Vita. Ai consulenti è stato inoltre chiesto di procedere, se necessario, a ulteriori campionamenti nell’immobile e di documentare dettagliatamente ogni attività svolta.
Il decreto prevede anche precise scadenze. Entro la fine di luglio dovevano essere completate le attività di analisi previste nella prima fase dell’incarico, mentre il termine per il deposito della relazione conclusiva è stato fissato in 90 giorni, prorogabili di ulteriori 30 giorni per volta in presenza di motivate esigenze, fermo restando il limite massimo di sei mesi indicato dalla Procura.
È proprio quest’ultimo elemento a spiegare perché gli investigatori invitino alla prudenza. Pur auspicando che almeno una parte dei risultati possa arrivare prima della scadenza finale, considerato che gli accertamenti di laboratorio sono iniziati già nei giorni successivi al conferimento dell’incarico e che alcune analisi potrebbero essere già state completate, appare ragionevole ritenere che serviranno ancora settimane prima di conoscere gli esiti complessivi. Non moltissime, forse, ma certamente non pochi giorni.
Nel frattempo l’inchiesta non conosce soste. Mentre a Berlino prenderanno il via gli esami dei campioni prelevati giovedì, negli uffici della Squadra Mobile di Campobasso prosegue il lavoro investigativo tradizionale. Anche nella settimana che si apre domani sono in programma nuove attività, tra cui ulteriori interrogatori finalizzati a restringere ulteriormente il cerchio attorno ai pochi sospettati.
Particolare attenzione continua a destare il ruolo assunto personalmente dalla procuratrice Antonelli nelle ultime audizioni. All’inizio della scorsa settimana il magistrato ha interrogato direttamente alcune persone già ascoltate nei mesi precedenti dagli investigatori, tra cui un’amica di Gianni Di Vita e il marito. Una circostanza tutt’altro che ordinaria. In oltre sette mesi di indagini sono infatti poche le occasioni in cui il capo della Procura frentana ha condotto personalmente gli interrogatori. Il fatto che alcune delle persone convocate fossero già state sentite in passato lascia intendere la necessità di chiarire dichiarazioni rese in precedenza o approfondire elementi emersi nel corso degli ultimi accertamenti.
È un lavoro silenzioso che procede in parallelo con quello scientifico. Se da un lato gli specialisti tedeschi cercano le prove materiali della contaminazione da ricina, dall’altro la Squadra Mobile continua a verificare testimonianze, confrontare versioni e ricostruire ogni passaggio utile a consolidare la ricostruzione dei fatti.
Il trascorrere del tempo potrebbe essere interpretato come il segnale di un’indagine ancora priva di certezze. Gli atti finora compiuti sembrano invece raccontare una strategia diversa: verificare ogni elemento raccolto prima di compiere il passo successivo. È la stessa linea seguita fin dall’inizio dalla procuratrice Antonelli, che nelle rare dichiarazioni rilasciate ai cronisti ha sempre ribadito la necessità di attendere gli esiti degli accertamenti scientifici, assicurando però che si arriverà alla soluzione del caso.
I prossimi giorni, dunque, non porteranno probabilmente novità clamorose, ma la svolta sembra essere sempre più vicina. Saranno però decisivi per un altro motivo: da domani il lungo lavoro svolto a Pietracatella si trasferirà nei laboratori del Robert Koch Institut. Ed è proprio da Berlino che gli inquirenti attendono il tassello scientifico destinato a verificare, confermare o escludere in modo definitivo l’ipotesi investigativa costruita in oltre sette mesi di indagini. lu_co





























