Cinque ore all’interno del liceo scientifico “Galileo Galilei” di Riccia per acquisire i dati relativi alle connessioni internet registrate dal server dell’istituto. Si è concluso alle 14.15 di ieri il secondo dei quattro accessi informatici disposti dalla Procura di Larino nell’ambito dell’inchiesta sul duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, uccise con la ricina negli ultimi giorni dello scorso dicembre.
Gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso e del Servizio centrale operativo sono arrivati davanti alla scuola alle 9.15. Cinque i poliziotti impegnati, tre della Mobile e due dello Sco. Questi ultimi, secondo quanto si apprende, sarebbero tra gli specialisti informatici più esperti tra quelli in forze alla Polizia di Roma. Come già accaduto martedì all’Istituto Agrario, alle operazioni non hanno partecipato né la procuratrice Elvira Antonelli né il dirigente della Mobile Marco Graziano.
Anche ieri numerosa la presenza di giornalisti, fotografi e operatori televisivi, arrivati a Riccia per seguire gli accertamenti. L’attenzione era rivolta anche all’insegnante di matematica che presta servizio proprio allo Scientifico e che figura tra le persone ascoltate più volte dagli investigatori nelle scorse settimane. La docente, amica di Gianni Di Vita, secondo quanto trapelato dall’interno dell’istituto avrebbe chiesto una giornata di riposo e non era presente a scuola. Il marito, tecnico di laboratorio all’Agrario, era invece regolarmente al lavoro durante l’accesso di martedì. Non risultano contestazioni a carico dei due.
L’attività programmata allo Scientifico riguardava una ventina di computer, contro gli oltre settanta dell’Agrario. Si prevedevano, pertanto, tempi più contenuti rispetto al giorno precedente. Un problema relativo alla rete informatica avrebbe invece rallentato gli accertamenti, rendendo necessario l’intervento di un tecnico della società incaricata della gestione dell’infrastruttura dell’istituto. Il professionista è arrivato poco dopo le 13.
Quasi contemporaneamente ha raggiunto la scuola anche Giovanni Alfonso, consulente informatico nominato dall’avvocato Vittorino Facciolla, che assiste Gianni Di Vita e la figlia Alice, entrambi persone offese nel procedimento. Il suo arrivato in ritardo – come lo stesso ha riferito – dovuto a un impegno concomitante al Tribunale di Campobasso, dove era stato chiamato a testimoniare in un’udienza.
Al termine delle operazioni, Alfonso ha chiarito che gli investigatori, dopo aver verificato le caratteristiche dell’infrastruttura e compiuto un sopralluogo nell’aula informatica, hanno deciso di acquisire esclusivamente i dati relativi alle connessioni internet conservati sul server. La stessa procedura adottata martedì all’Agrario.
Nessuna acquisizione integrale dei singoli computer, dunque. I cinque poliziotti hanno lasciato l’istituto con una memoria esterna contenente la copia dei dati del server. L’operazione materiale di trasferimento delle informazioni è durata poco più di un’ora, a fronte delle cinque trascorse complessivamente nella scuola. Gli eventuali risultati dell’esame dei dati acquisiti non sono al momento noti.
Fuori dall’istituto, intanto, si è ripetuta la scena del giorno precedente. Telecamere, collegamenti in diretta e cronisti in attesa di aggiornamenti, in una giornata caratterizzata da temperature particolarmente basse e da un vento gelido.
A rendere meno disagevole l’attesa, soprattutto per le giornaliste impegnate nei collegamenti televisivi, è stata la disponibilità della titolare di un salone di parrucchiera nelle vicinanze. Ha messo a disposizione delle colleghe i servizi del locale, offrendo anche un caffè. Per il pranzo, invece, pizza, focacce e dolcetti preparati da un forno poco distante dal plesso.
Piccoli episodi di ospitalità in una cittadina che, per il secondo giorno consecutivo, si è ritrovata al centro dell’attenzione della stampa nazionale. Anche il Tg1 ha dedicato ampio spazio agli accertamenti. Nel collegamento dell’inviato Gian Vito Cafaro da Pietracatella sono state trasmesse, tra le immagini di accompagnamento al servizio, quelle della prima pagina dell’edizione di ieri di Primo Piano Molise.
Sul piano investigativo, gli accessi informatici hanno una finalità precisa: verificare l’eventuale presenza di ricerche online riconducibili alla ricina, alle sue caratteristiche e alle modalità di utilizzo. Il decreto della Procura prevede accertamenti sulle attività di navigazione e sugli elementi informatici che possano contribuire a individuare gli autori di eventuali interrogazioni sospette.
Ma, secondo quanto si apprende da fonti qualificate, la pista sulla quale continuano a concentrarsi gli investigatori resta quella passionale, legata a possibili dinamiche personali e affettive. Molteplici in tal senso gli elementi in mano agli inquirenti. Le verifiche negli istituti scolastici sarebbero state disposte anche per escludere ulteriori coinvolgimenti e non lasciare inesplorate ipotesi alternative.
In sostanza, la Squadra Mobile avrebbe individuato da tempo una direzione investigativa sulla quale concentrare gli approfondimenti. Gli accessi informatici servirebbero a verificare eventuali collegamenti con altri ambienti e, soprattutto, a escludere elementi che potrebbero condurre verso ricostruzioni differenti. Una valutazione che, allo stato, non equivale all’individuazione di responsabilità.
Il procedimento per duplice omicidio volontario aggravato dall’utilizzo di una sostanza venefica resta infatti iscritto contro ignoti.
L’attività prosegue oggi al liceo classico “Mario Pagano” di Campobasso, scuola frequentata da Alice e Sara Di Vira, dove gli accertamenti interesseranno un numero di postazioni superiore a quello dello Scientifico di Riccia. Domani, venerdì, l’ultimo accesso programmato al liceo delle Scienze umane “Silvio Di Lalla” di Casacalenda. Qui insegna Laura Di Vita, cugina di Gianni.
Quattro istituti, centinaia di postazioni informatiche potenzialmente interessate dalle verifiche e una serie di acquisizioni destinate a essere esaminate dagli specialisti della Polizia.
L’inchiesta, intanto, continua a svilupparsi su più fronti. Restano gli accertamenti sui reperti affidati agli esperti del Robert Koch Institut in Germania, le verifiche sui dispositivi informatici già sequestrati e il lavoro di riscontro sulle oltre duecento persone ascoltate nel corso delle indagini.
L’obiettivo è ricostruire come la ricina sia stata somministrata ad Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita e individuare chi abbia provocato la loro morte. Una risposta che, a quasi dieci mesi dalla tragedia, ancora non c’è.
lu_co

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