Oltre 60 dispositivi collegati a un unico server, una rete informatica da passare al setaccio e una domanda che, a quasi dieci mesi dalla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, continua a pesare sull’inchiesta: qualcuno ha cercato informazioni sulla ricina prima o dopo il loro avvelenamento? È su questo interrogativo che si concentra la nuova fase delle indagini digitali sul giallo di Pietracatella, un lavoro silenzioso e complesso che punta a ricostruire eventuali tracce lasciate nel mondo virtuale.
Ieri mattina gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso e gli specialisti del Servizio centrale operativo hanno raggiunto il Liceo classico Mario Pagano, in via Scardocchia, l’istituto frequentato da Sara e dalla sorella maggiore Alice fino allo scorso giugno, quando quest’ultima ha conseguito la maturità. Un luogo legato alla quotidianità delle due ragazze, diventato ora uno dei punti da cui gli inquirenti sperano di ricavare elementi utili a fare luce sulla vicenda.
Poco dopo le 9, tre agenti della Mobile e due specialisti dello Sco hanno varcato i cancelli della scuola. Ad attenderli, come accade ormai da giorni, cronisti e troupe televisive locali e nazionali, mentre l’attenzione sull’inchiesta continua a crescere. Poco prima era arrivato anche il tecnico informatico dell’istituto comprensivo di Campobasso, lo stesso del Liceo scientifico di Riccia, già presente mercoledì durante le operazioni nell’istituto del Fortore.
Intorno alle 9.30 l’arrivo di Giovanni Alfonso, consulente informatico nominato dall’avvocato Vittorino Facciolla, legale di Gianni e Alice Di Vita. Una volta all’interno, gli esperti hanno esaminato l’infrastruttura della rete per individuare le modalità tecniche con cui procedere. Intorno alle 11 è iniziata l’acquisizione dei dati dal server che gestisce le connessioni dei 63 dispositivi presenti nel liceo.
L’obiettivo è individuare eventuali ricerche sulla ricina, ma per sapere se nei dati raccolti esista davvero qualcosa di significativo servirà tempo. Nessuna risposta immediata, nessuna traccia già accertata: per ora gli investigatori hanno acquisito materiale informatico che dovrà essere esaminato e incrociato con gli altri elementi raccolti durante l’inchiesta.
A chiarirlo, al termine delle operazioni, è stato lo stesso Alfonso: «Sono stati estratti i dati dal server che gestisce le connessioni, tra l’altro con lo stesso sistema che gestisce il server del Liceo scientifico di Riccia. Dobbiamo aspettare che gli investigatori acquisiscano tutti i dati, anche quelli relativi all’istituto di Casacalenda, dopodiché il tutto sarà analizzato dagli inquirenti e confluirà nel calderone degli altri dati che hanno a disposizione».
Il consulente ha precisato che la giornata di ieri è stata dedicata esclusivamente all’estrazione dei dati, senza che nessuno abbia ancora avuto accesso ai contenuti acquisiti. Per lo stesso motivo, nessun dispositivo finora è stato sequestrato. «Non c’è contezza, al momento, di che cosa sia stato estratto. Devono essere analizzati per capire che tipo di log sono presenti e fin dove si riesce a risalire a qualcosa».
In altre parole, il lavoro svolto finora ha consentito di raccogliere i file che contengono le informazioni sulle connessioni, non di stabilire se qualcuno abbia effettivamente digitato la parola “ricina” su un motore di ricerca. I dati sono stati copiati su dispositivi destinati agli investigatori, tra pen drive e hard disk, e resteranno a disposizione degli inquirenti per le successive analisi.
La procedura, ha aggiunto Alfonso, è stata sostanzialmente identica a quella seguita mercoledì a Riccia, dove erano stati controllati 71 computer dell’istituto Agrario e 21 dispositivi del Liceo scientifico.
La speranza degli investigatori è che l’analisi possa andare oltre la semplice individuazione di eventuali ricerche, consentendo di risalire al dispositivo dal quale sarebbero state effettuate. Un passaggio decisivo, qualora emergessero elementi concreti, per circoscrivere tempi, modalità e possibili responsabilità.
«Lì dove dovessero avere un riscontro di un eventuale pc che ha potuto fare qualche operazione, attraverso determinati dati possono arrivare a individuare la macchina e successivamente sequestrarla», ha spiegato il consulente.
Il campo degli accertamenti, inoltre, non si limita ai computer. Anche gli smartphone potrebbero lasciare tracce utili, a seconda delle modalità con cui si sono collegati alla rete della scuola. «Tutto ciò che passa dalla rete viene gestito dal server, quindi tutte le connessioni vengono tracciate», ha precisato Alfonso.
Questo non significa, tuttavia, che ogni attività svolta online sia automaticamente ricostruibile. La presenza di una connessione registrata non equivale necessariamente alla possibilità di conoscere il contenuto delle operazioni effettuate. Sarà l’esame tecnico dei file a stabilire quali informazioni siano effettivamente disponibili e fino a che punto sia possibile risalire alla loro origine.
Lo stesso vale per l’eventuale individuazione di una posizione geografica. «Qualora emergesse un’evidenza relativamente all’IP di connessione, si potrebbe arrivare direttamente all’abitazione in cui è installata la linea dati di quell’IP», ha spiegato il consulente, ricordando però che esistono sistemi, come le reti private virtuali (Vpn), che possono rendere più difficile individuare l’indirizzo IP reale. In questi casi, ha sottolineato, la ricostruzione diventa molto più complessa – «quasi impossibile» – e richiede competenze informatiche specifiche.
Quanto all’ipotesi di recuperare eventuali conversazioni in chat, Alfonso ha invitato alla cautela: «In informatica spesso è possibile fare quasi tutto, bisogna avere però i dati a disposizione». Un’eventualità che, dunque, non può essere data per certa e che dipende dalla presenza e dalla disponibilità di informazioni effettivamente recuperabili.
Il consulente ha inoltre escluso un collegamento diretto tra le operazioni condotte negli istituti scolastici e le chat emerse su Reddit, sulle quali stanno lavorando anche esperti informatici statunitensi: «State parlando di cose completamente diverse che non c’entrano nulla l’una con l’altra».
Dopo Riccia e Campobasso, il percorso degli accertamenti informatici negli istituti scolastici riconducibili alla vicenda si concluderà questa mattina a Casacalenda. A partire dalle 9 gli investigatori raggiungeranno il Liceo delle Scienze umane e sociali Silvio Di Lalla, dove proseguiranno le operazioni di acquisizione dei dati.
Soltanto quando anche quest’ultimo passaggio sarà completato, il materiale raccolto potrà essere esaminato nel suo insieme e confrontato con gli altri elementi dell’indagine. È in quella fase che eventuali ricerche, date, orari e connessioni potrebbero assumere un significato investigativo, sempre che i dati consentano di ricostruirli.
La ricina, la sostanza tossica individuata negli accertamenti medico-legali sulle morti di Antonella e Sara, resta il fulcro di un’inchiesta che procede su più fronti. Ma tra i reperti, le testimonianze e gli esami tecnici, anche la memoria digitale potrebbe offrire un tassello importante.
Per ora non ci sono risultati resi noti sulle eventuali ricerche online, né conferme che qualcuno abbia cercato informazioni sulla ricina attraverso i dispositivi esaminati. C’è soltanto una grande quantità di dati da decifrare e una domanda alla quale gli investigatori cercano una risposta: se nel mondo digitale sia rimasta una traccia capace di contribuire a ricostruire ciò che è accaduto a una madre e a sua figlia.
sl


























