Il Molise si è raccontato a tavola, ma anche lungo le strade di Termoli, fra i camici bianchi dei cuochi, gli studenti dell’alberghiero e i produttori arrivati a presentare le proprie eccellenze. La Festa nazionale del Cuoco del 13 e 14 ottobre ha portato in città centinaia di professionisti, unendo il venticinquesimo anniversario dell’Unione regionale Cuochi Molise a un appuntamento nel quale la cucina è diventata occasione di incontro, formazione e promozione. Alla cena di gala di martedì sera, all’Arena del Mare, ha partecipato anche il presidente della Regione Francesco Roberti, presente a uno dei momenti centrali della due giorni.
Proprio la cena ha riunito i significati della manifestazione: accogliere i colleghi arrivati da tutta Italia e dall’estero, far conoscere i prodotti molisani e dare visibilità al lavoro di chi, ogni giorno, li trasforma in piatti. Il Team Cuochi Molise ha accompagnato questo racconto gastronomico dentro una festa organizzata dalla Federazione Italiana Cuochi, dall’Unione regionale e dalle associazioni provinciali di Campobasso e Isernia, con i presidenti Matteo Miucci e Giovanni Colarusso. Una vetrina costruita attraverso il lavoro comune, nella quale l’ospitalità ha avuto il sapore del territorio.
Le dimensioni dell’incontro le ha spiegate Massimo Talia, presidente dell’Unione regionale Cuochi Molise: «Siamo riusciti a coinvolgere più di quattrocento cuochi da tutta Italia. Abbiamo tre persone giunte dal Brasile, due dal Belgio e due dalla Germania: c’è quindi anche un respiro internazionale, oltre a quello nazionale. A questo numero vanno aggiunti i cuochi molisani, altri duecento». Presenze che hanno dato alla città un colpo d’occhio particolare, con le toque, i caratteristici copricapi della professione, a rendere riconoscibile il passaggio delle delegazioni.
Per gli organizzatori, l’arrivo a Termoli è stato il risultato di una preparazione lunga, maturata anche partecipando alle precedenti edizioni della festa nazionale. «È un progetto al quale lavoriamo da tempo. Abbiamo sempre partecipato come delegazione molisana alle altre feste e ci siamo fatti un’idea di quella che volevamo fosse la nostra», ha raccontato Talia. L’obiettivo era accogliere bene i colleghi e condividere con loro una ricorrenza importante: venticinque anni di associazionismo, passione e impegno per rappresentare la cucina regionale.
Le nozze d’argento dell’Unione hanno così trovato una cornice nazionale. Per Talia, inserire l’anniversario nella Festa del Cuoco ha offerto un’opportunità preziosa, anche nel momento in cui la cucina italiana celebra il riconoscimento come patrimonio culturale immateriale dell’Unesco. Due motivi di festa che si sono incontrati a Termoli: da una parte il valore di una tradizione conosciuta nel mondo, dall’altra il percorso di una comunità professionale molisana che ha voluto aprirsi ai colleghi e mostrare il proprio lavoro.
L’apertura di martedì ha portato questa comunità nelle strade della città. Ai saluti istituzionali sono seguiti la sfilata, il passaggio alla Scalinata del Folklore e il momento religioso dedicato a San Francesco Caracciolo, patrono dei cuochi. «La prima parte è una sfilata, la seconda è proprio una processione: abbiamo fatto richiesta della traslazione della salma di San Francesco Caracciolo», ha precisato Talia. Il percorso ha raggiunto la Cattedrale per la celebrazione della messa, prima del benvenuto, con il coinvolgimento delle scuole alberghiere, e della cena di gala.
È una componente della festa alla quale Rocco Pozzulo, presidente della Federazione Italiana Cuochi, attribuisce un significato particolare. «È innanzitutto un momento di devozione verso San Francesco Caracciolo e, allo stesso tempo, un’occasione importante per fare aggregazione», ha spiegato. Ritrovarsi dopo la stagione estiva significa anche condividere la fatica di un mestiere che gli ospiti dei ristoranti vedono soprattutto nel suo risultato finale. Dietro un piatto ci sono ore di lavoro, responsabilità, organizzazione e cucine nelle quali il caldo rende ancora più impegnativo il servizio.
Pozzulo ha richiamato proprio le difficoltà affrontate durante l’estate, descrivendo il raduno come «un momento di felicità, di stare insieme, di convivialità». Ha inoltre distinto i circa 450 accreditati dalla partecipazione complessiva, stimata, considerando ospiti e altre presenze, fra settecento e ottocento persone. La festa ha offerto a tutti l’occasione di avvicinarsi ai sapori locali: «Per i cuochi e le cuoche è importante poter degustare le eccellenze del territorio». Una conoscenza che passa dall’assaggio e dal confronto con chi quei prodotti li realizza.
La presenza delle delegazioni estere ha reso ancora più evidente la capacità della cucina di costruire relazioni. Il presidente nazionale ha ricordato le tre chef arrivate dal Brasile: «Hanno fatto tantissimi chilometri per onorare la vostra terra e la vostra associazione». Insieme agli ospiti provenienti da Belgio e Germania, hanno dato alla manifestazione una prospettiva internazionale. Il viaggio fino in Molise è diventato così anche un’occasione per conoscere ingredienti, tradizioni e professionalità che fuori dalla regione possono trovare nuovi interlocutori. Su questo terreno, Pozzulo ha indicato una direzione precisa. «Chi viene dall’estero cerca prima di tutto il prodotto classico, tradizionale, e noi come Federazione spingiamo verso questo tipo di cucina. È ovvio che ci saranno delle evoluzioni». La tradizione resta il punto di partenza dal quale sviluppare nuove interpretazioni. Il riconoscimento Unesco, nelle sue parole, riguarda un patrimonio più ampio delle ricette: «Quello che hanno tramandato le nostre nonne, le nostre mamme, la convivialità e la ricchezza del nostro patrimonio agroalimentare».
È una ricchezza che all’estero incontra grande interesse, ma anche ostacoli concreti. «La cucina italiana è conosciuta e riconosciuta da tutti, purtroppo a volte mal imitata. La difficoltà è il reperimento dei prodotti gastronomici italiani», ha osservato Pozzulo. La Federazione conta quindici associazioni di cuochi italiani all’estero, con esigenze diverse secondo i territori nei quali operano. Diffondere la cucina italiana significa dunque anche rendere disponibili gli ingredienti che le danno identità, aiutando chi lavora fuori dal Paese a rappresentarla con coerenza. La possibilità di creare nuovi rapporti fra ristorazione e imprese è stata al centro dell’intervento di Salvatore Micone. La Regione ha accompagnato l’evento con la presenza di 32 aziende molisane che lavorano in regime di qualità. «Sono due giornate che rappresentano una grande occasione per Termoli e per il Molise, per promuovere il territorio attraverso le eccellenze dell’enogastronomia», ha detto. I cuochi occupano un passaggio decisivo di questa filiera: scelgono, trasformano e portano sulla tavola i prodotti, facendoli conoscere ai clienti attraverso il proprio lavoro. L’esposizione delle aziende ha avuto quindi anche un obiettivo commerciale. «Sono i cuochi quelli che fanno la spesa per i loro ristoranti», ha ricordato Micone. Incontrare professionisti provenienti da tante regioni può aprire una strada alle produzioni molisane: «Possono diventare un ponte per le nostre aziende, per raggiungere tanti territori del Paese». La manifestazione ha messo di fronte chi produce e chi acquista, offrendo il tempo e lo spazio per presentare qualità, caratteristiche e possibilità di utilizzo degli ingredienti.
«Il Molise esiste», ha ribadito Micone, affidando ai prodotti il compito di rendere concreta questa affermazione. Il made in Molise ha trovato nella festa un pubblico capace di valutarlo e, potenzialmente, di sceglierlo per altre tavole. Per una regione che cerca maggiore visibilità, una platea di professionisti della ristorazione rappresenta un’occasione specifica: il giudizio passa dall’esperienza diretta e può trasformarsi in un rapporto duraturo. Il valore dell’evento si misura anche nella possibilità che questi incontri abbiano un seguito.
Per il sindaco Nicola Balice, la presenza dei cuochi ha mostrato quanto l’enogastronomia possa contribuire all’attrattività di Termoli. «Quando pensiamo alla cucina pensiamo al gusto, alla nostra gola. Invece la cucina è arte, sacrificio e innovazione. Si parte dalla memoria per andare all’innovazione», ha dichiarato. Accogliere centinaia di ospiti in ottobre significa «turismo, destagionalizzazione», dentro una città nella quale la ristorazione costituisce già una parte importante dell’offerta. La festa ha dato ulteriore visibilità a questa vocazione, portandola dentro un confronto nazionale.
Balice ha insistito anche sul significato culturale della manifestazione: «Queste donne e questi uomini danno un valore aggiunto alla nostra città». La cucina racconta un luogo attraverso i suoi prodotti, le abitudini e le capacità delle persone. Per il sindaco, avere a Termoli tanti rappresentanti della ristorazione italiana ha rafforzato il legame fra la città e una tradizione apprezzata nel mondo. Ma il risultato più vicino alla comunità riguarda anche i giovani, che hanno potuto incontrare professionisti dai percorsi differenti e osservare le possibilità del mestiere.
«Qui abbiamo un alberghiero che è un’eccellenza dentro e fuori dal Molise», ha ricordato Balice. Il messaggio rivolto agli studenti riguarda lo studio, la crescita professionale e la possibilità di costruire un futuro sul proprio territorio. Imparare, diventare un riferimento e formare a propria volta altre persone sono passaggi che possono rafforzare un’intera comunità. La presenza dei cuochi ha offerto ai ragazzi esempi concreti con i quali confrontarsi, avvicinando il lavoro quotidiano della scuola alle esperienze di chi opera nella ristorazione.
Maurizio Santilli ha descritto così la partecipazione del Federico II di Svevia: «Celebriamo il cibo, celebriamo la cucina, celebriamo la professione, celebriamo la bellezza di questa attività creativa e meravigliosa». Una celebrazione che nell’istituto passa ogni giorno dalla formazione. «Il Molise non è secondo a nessuno per qualità, territorio e soprattutto biodiversità», ha aggiunto. Per Santilli, occorre riconoscere maggiormente questo valore: «Dobbiamo stringerci di più e capire che nel Molise abbiamo veramente la qualità, dando più importanza a tutto».
Il ruolo della scuola consiste anche nel trasformare questa consapevolezza in competenze. Santilli ha richiamato l’impegno dei docenti e dei colleghi, la passione con la quale si insegna e il tentativo di trasmettere ai ragazzi «la bellezza di questa professione», offrendo loro una prospettiva per il futuro. Il contatto con le delegazioni ha ampliato questo lavoro, facendo incontrare la formazione con esperienze italiane e internazionali. Gli studenti hanno partecipato a una festa nella quale il mestiere è stato raccontato attraverso le persone che lo esercitano.
La giornata di ieri ha esteso il programma alle masterclass, fra cui quella di Amato Pantaleone all’alberghiero, alle visite e degustazioni alla Tenuta Principessa Marina Colonna, ai percorsi nel centro storico, a IM Identità Molise e alla Brodetto Experience. Nel calendario anche il confronto su cibo, identità e patrimonio Unesco, il Premio Molisium all’Auditorium e la cena per i venticinque anni dell’Unione. Spazio al “Carrello degli Oli” del progetto HEVON, con Feudi di Bisaccia, Masserie Zappacosta, Tenuta Terra Sacra e Olio Pentro. Il Molise ha affidato ai suoi ospiti un’esperienza da portare nelle rispettive cucine: prodotti da conoscere, persone da ricordare e rapporti da coltivare.

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