Un’altra audizione negli uffici della Squadra Mobile. Ieri mattina gli investigatori hanno ascoltato Agostino Rocco, giornalista di Isernia e autore del libro “L’assassino di Pietracatella”, che parla della morte di Antonella Di Ielsi e della figlia 15enne Sara Di Vita, uccise dalla ricina alla fine dello scorso dicembre.
Non è chiaro quale contributo il cronista possa aver fornito alle indagini. Né sono note le ragioni della convocazione, che potrebbe essere legata alle informazioni raccolte durante il lavoro di ricostruzione della vicenda.
Prima di entrare in questura, Rocco si è fermato a parlare con i giornalisti. Ha spiegato di non conoscere il motivo per il quale fosse stato convocato e ha definito particolarmente complesso il caso sul quale stanno lavorando gli investigatori.
Ha anche riferito di essere venuto a conoscenza di alcune circostanze che, a suo giudizio, meriterebbero approfondimenti. Informazioni delle quali avrebbe parlato con gli uomini della Mobile durante l’audizione.
Non è dato sapere se si tratti di elementi già acquisiti dagli inquirenti o di particolari nuovi. Né se le dichiarazioni del giornalista possano avere una qualche rilevanza per gli sviluppi dell’inchiesta.
Quasi contemporaneamente all’arrivo di Rocco, il dirigente della Squadra Mobile, Marco Graziano, ha lasciato la questura a bordo di un’auto di servizio.
Alle domande dei cronisti ha risposto ricordando che l’attività dei suoi uomini non si esaurisce con l’indagine sul duplice omicidio di Pietracatella. «Vado in Procura a Campobasso, nulla che riguardi Pietracatella», ha precisato, senza aggiungere altro.
Per il resto, nessuna indicazione.
Il riserbo sulle attività investigative resta assoluto. Da giorni non emergono notizie ufficiali su nuovi accertamenti, audizioni o iniziative disposte nell’ambito del procedimento coordinato dalla Procura di Larino.
Eppure, secondo indiscrezioni che non trovano conferma negli ambienti investigativi, il lavoro svolto nelle ultime ore sarebbe stato particolarmente intenso, anche attraverso attività condotte lontano dall’attenzione dei giornalisti.
Una circostanza, invece, viene ribadita da fonti qualificate: l’inchiesta non ha conosciuto interruzioni.
Gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso, diretti da Graziano, e il personale del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato continuano a lavorare quotidianamente sul caso, compresi i fine settimana e i giorni festivi.
L’obiettivo resta quello di ricostruire ogni passaggio della vicenda e individuare il responsabile della morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
Le indagini si concentrano non soltanto sulle circostanze dell’avvelenamento, ma anche su quanto potrebbe essere accaduto nei mesi precedenti al duplice delitto.
Gli accertamenti scientifici hanno consentito di individuare nella ricina la sostanza responsabile della morte delle due vittime. Resta da stabilire chi abbia somministrato il veleno, in quali circostanze e per quale ragione.
Sono questi i punti centrali dell’inchiesta, insieme alla necessità di ricostruire la provenienza della sostanza tossica e le modalità attraverso le quali sarebbe stata introdotta nella disponibilità dell’assassino.
Nel corso dei mesi sono stati acquisiti numerosi elementi, effettuati sopralluoghi, sequestrati dispositivi informatici e raccolte testimonianze.
Un lavoro investigativo articolato, nel quale gli esiti degli accertamenti tecnici devono essere confrontati con le dichiarazioni delle persone ascoltate e con gli altri elementi raccolti.
Tra la fine della scorsa settimana e l’inizio di quella in corso, si è tornato a parlare della possibilità di nuove iniziative investigative.
Non si escludono ulteriori audizioni, anche di persone ritenute in grado di fornire informazioni significative, oppure nuovi sopralluoghi e perquisizioni.
Si tratta, tuttavia, di ipotesi che al momento non trovano riscontri ufficiali. Nessuna conferma è arrivata neppure sui tempi. Eventuali attività potrebbero essere svolte già nelle prossime ore oppure nei prossimi giorni.
Il silenzio degli investigatori non consente di stabilire se l’inchiesta sia effettivamente vicina a una svolta.
È possibile che gli elementi finora raccolti abbiano consentito di delineare una ricostruzione investigativa più precisa della vicenda. Ma un’ipotesi, anche quando sostenuta da numerosi riscontri, deve trovare conferma in un quadro probatorio sufficientemente solido.
Individuare una possibile responsabilità e dimostrarla attraverso prove utilizzabili nel procedimento penale sono due passaggi distinti.
Ed è proprio sulla ricerca dei riscontri che potrebbe concentrarsi questa fase dell’inchiesta.
L’audizione di Agostino Rocco rappresenta, per ora, l’unica attività emersa pubblicamente nelle ultime ore. Non è possibile attribuirle un peso specifico nell’indagine.
Per il resto, gli uffici della Squadra Mobile continuano a lavorare nel massimo riserbo.
A oltre dieci mesi dalla morte di Antonella e Sara, il duplice omicidio di Pietracatella resta senza un colpevole, almeno per quanto dato sapere pubblicamente.
Le prossime attività investigative potrebbero contribuire a chiarire alcuni degli aspetti ancora irrisolti. Ma, fino a quando non emergeranno nuovi elementi verificabili, resta impossibile stabilire quanto manchi alla soluzione del caso.
Lu_Co

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