Il bilancio è stato approvato e le carte sono tutte o quasi sul tavolo. Non ci sono più scuse né alibi: è l’ora del rimpasto di giunta in Regione.
Scuse e alibi, in realtà, il presidente Francesco Roberti non vuole averne. A margine del varo del documento contabile in Consiglio, ha infatti subito dichiarato – rispondendo alle domande dei giornalisti – l’intenzione di procedere negli impegni presi con i partiti. Ai coordinatori ha chiesto nelle scorse ore di comunicare i nomi degli assessori designati e ha concesso loro una decina di giorni (il termine scade l’8 giugno). Secondo i bene informati però ormai ci siamo: la settimana che inizia domani sarebbe quella decisiva.
Ai cronisti il governatore ha anche anticipato che ci sarà un azzeramento, o comunque un mezzo azzeramento di giunta. “Mezzo” perché ci sono assessori non interessati dalle staffette di metà mandato. È il caso dell’esponente della Lega Michele Marone (la sua permanenza in giunta è stata confermata qualche mese fa a Primo Piano anche dal coordinatore regionale del Carroccio, l’eurodeputato Aldo Patriciello) e del collega Salvatore Micone, primo eletto di Fratelli d’Italia alle regionali 2023.
Il partito della premier ha invece chiesto, attraverso il responsabile organizzativo nazionale Giovanni Donzelli, di onorare il patto interno definito a inizio legislatura: al giro di boa, al posto di Michele Iorio entrerà in giunta Armandino D’Egidio. Il consigliere di San Polo Matese, attualmente presidente di Commissione, ha aspettato pazientemente tutta la prima parte del mandato. Poi, all’avvicinarsi della scadenza cruciale ha chiesto al partito di via della Scrofa il sostegno necessario a entrare nell’esecutivo di Palazzo Vitale. E Donzelli è stato categorico: si dia corso alla staffetta. Dal canto suo, l’ex presidente Iorio ha sempre contestato questo patto interno a FdI e ribadito più volte che il patto lui lo ha stretto direttamente con Roberti quando ha rinunciato a correre in solitaria alle regionali. Ad ogni modo, l’indicazione del partito nazionale è chiara e stentorea. L’ingresso di D’Egidio in giunta sarebbe quindi questione di giorni.
Più ingarbugliata la situazione in Forza Italia. Il senatore Claudio Lotito, che è anche coordinatore degli azzurri in Molise, alla riunione del tavolo sul giro di boa qualche mese fa dichiarò che il partito avrebbe cambiato il componente nella squadra di via Genova ma non diede una indicazione netta. Andrea Di Lucente dovrà cedere il posto a Nicola Cavaliere o a Roberto Di Baggio? Anche per questo motivo Roberti ha chiesto ora una risposta netta ai responsabili delle forze politiche che lo sostengono.
I bookmaker danno in pole position Di Baggio. L’attuale delegato all’Istruzione e alla Formazione ha dalla sua anche il territorio di provenienza rispetto al presidente della IV Commissione: se Iorio e Di Lucente torneranno consiglieri, la provincia di Isernia resterà senza rappresentanti in giunta. E non è così che si usa nelle stanze della politica molisana. Tocca però a Lotito sbrogliare questa matassa.
Altra questione aperta è quella che riguarda il gruppo “Il Molise che vogliamo”, movimento civico vicino a Patriciello che sostenne Roberti con una propria lista. Due gli eletti, Gianluca Cefaratti e Stefania Passarelli. A Cefaratti, assessore al Bilancio e al Lavoro, pure è stato chiesto di tener fede a un patto interno: dimettersi da componente dell’Assise per far entrare a Palazzo D’Aimmo il primo dei non eletti, l’isernino Raimondo Fabrizio.
Prima che il presidente Roberti congelasse il rimpasto per dare priorità al bilancio, e dopo aver portato a casa la prima parte del giro di boa vale a dire la rielezione di Quintino Pallante a capo dell’Assemblea legislativa, Cefaratti non aveva ancora sciolto pubblicamente la riserva. È arrivato il tempo che anche questo rebus venga risolto.
Non solo staffette e semplici o automatiche sostituzioni. Il capo di Palazzo Vitale ha spiegato che saranno ridefinite anche le deleghe, perché bisogna tener conto delle differenti attitudini degli uscenti e delle new entry. E verrà stilato un cronoprogramma delle azioni politiche e delle misure che il centrodestra “mettere a terra” nell’ultimo scampolo (due anni) di mandato.
ritai

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