Non è un piano di tagli ma una necessaria riorganizzazione. Così i commissari Marco Bonamico e Ulisse Di Giacomo difendono il Programma operativo 2026-2028.
L’intervento, dopo le recenti ordinanze del Tar che hanno bloccato il riordino su più fronti (ex guardie mediche, conversione del Caracciolo in ospedale di comunità e mancato accreditamento di Villa Maria). E dopo aver ricevuto da Roma il via libera alla riorganizzazione della rete ospedaliera.
Il piano, spiegano Bonamico e Di Giacomo, è stato adottato con decreto il 29 aprile scorso in conformità a quanto previsto dalla Finanziaria 2025 (che stanzia il contributo statale di 90 milioni per ridurre il deficit).
«Tutti gli obiettivi e le misure previsti nel Programma rispettano pienamente la normative vigente, con particolare riferimento al Dm 70/2015, che disciplina l’organizzazione della rete ospedaliera e delle reti tempo-dipendenti, e al Dm 77/2022, che regolamenta la sanità territoriale», precisano dunque.
In base alla normativa, sono state previste e disciplinate la rimodulazione del Caracciolo in ospedale di comunità, le reti tempo-dipendenti, la rete dei Punti nascita e la Breast Unit pubblica individuata al Cardarelli di Campobasso.
«Non si pretende che tutti condividano l’impostazione del documento, ma vi è, tuttavia, un dato oggettivo: la nuova organizzazione sanitaria delineata dal decreto 62 è pienamente conforme alle vigenti disposizioni di legge. È stata elaborata seguendo le indicazioni del ministero dell’Economia e delle Finanze e del ministero della Salute, con il determinante contributo di Agenas, tiene conto delle peculiarità del territorio molisano e delle diverse esigenze delle comunità locali, si fonda su evidenze scientifiche ed epidemiologiche e, per quanto di nostra competenza, sarà difesa in ogni sede», rivendicano i commissari.
Che poi rivendicano: «La riforma della sanità territoriale vede il Molise tra le regioni più avanzate d’Italia. È stata infatti tra le prime a sottoscrivere il nuovo accordo integrativo regionale con i medici di medicina generale, che rappresenteranno il fondamento delle case e degli ospedali di comunità, all’interno dei quali saranno erogati nuovi servizi, tra cui la continuità assistenziale. È innegabile che l’attuale assetto delle sedi di guardia medica – entrano poi nel merito – non risponda più ai requisiti previsti dalla normativa, sia per numero di sedi,sia per tipologia di prestazioni erogate e sia per costi sostenuti. Una situazione che inevitabilmente si riflette sulla qualità del servizio, rendendolo meno efficace e più difficile da governare. Basti pensare che più della metà delle attuali postazioni di guardia medica (24 su 44) ha erogato nell’ anno 2025 meno di 3 prestazioni al giorno, e addirittura 5 di esse meno di 1. E questo disservizio costa ai molisani ben 12 milioni di euro l’anno. L’individuazione delle nuove 16 sedi di continuità assistenziale, 13 collocate nelle case di comunità hub e spoke e 3 in aree particolarmente disagiate, tutte raggiungibili entro i tempi previsti dalla legge anche in un territorio complesso come quello molisano, rappresenta un deciso passo in avanti per la medicina territoriale». Nelle case di comunità, ricordano poi, i medici di base opereranno in équipe con specialisti, infermieri e tecnici, in collegamento con la Centrale 116-117 e potranno ricorrere agli strumenti della telemedicina (televisite, teleconsulti e telerefertazione). L’obiettivo è duplice: decongestionare i Pronto soccorso e rafforzare la medicina di prossimità.
«Ancora, è legittimo continuare a mantenere operativo il Punto nascita del Veneziale di Isernia con circa 200 parti l’anno, quando il numero raccomandato è di 1.000 e, comunque, non deve essere inferiore a 500? La risposta è no. E non solo per ragioni di natura economica – proseguono Bonamico e Di Giacomo – ma soprattutto per garantire la sicurezza della partoriente e del nascituro. Un’assistenza più qualificata può essere assicurata all’interno di un centro di maternità, attraverso controlli periodici programmati, la possibilità di assistenza ostetrica domiciliare nei casi più complessi e il trasporto protetto verso il Punto nascita del Cardarelli di Campobasso. Per quanto riguarda, poi, la rimodulazione del presidio ospedaliero di area disagiata di Agnone, non corrisponde al vero affermare che l’attuale struttura garantisca servizi sanitari adeguati. La situazione attuale è caratterizzata da un numero di ricoveri largamente inferiore a qualsiasi parametro di riferimento, con meno di un ricovero al giorno, relativo prevalentemente a patologie mediche croniche o riacutizzate e strettamente correlate all’età avanzata della popolazione. Anche il Pronto soccorso è oggi garantito in larga parte da personale medico in quiescenza con contratti libero-professionali, a causa dell’impossibilità di reperire medici da assumere: da almeno due anni, infatti, i bandi di reclutamento vanno regolarmente deserti. Inoltre, il numero di accessi giornalieri è estremamente contenuto e riguarda, nella quasi totalità dei casi, codici bianchi o verdi, ovvero quadri clinici non appropriati per un Pronto soccorso ospedaliero. La nuova rete ospedaliera propone invece un modello assistenziale pienamente rispondente ai bisogni del territorio. Il presidio comprenderà 20 posti letto di Unità di degenza infermieristica (UDI/RSA) e 20 posti letto di Riabilitazione; un’attività di Chirurgia ambulatoriale; un Punto di Primo Intervento attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7; un’ambulanza medicalizzata e un’automedica operative h24; ambulatori specialistici aperti quotidianamente; servizi di radiodiagnostica con refertazione a distanza; un punto prelievi e posti letto tecnici per emodialisi».
Ancora nel merito, un accenno alla chirurgia senologica (la nuova rete è stata impugnata da Villa Maria).
«La nuova organizzazione della Rete ospedaliera, approvata dai Tavoli tecnici ministeriali – rivelano così il via libera Bonamico e Di Giacomo – prevede l’istituzione di una Breast Unit pubblica presso il presidio ospedaliero Cardarelli di Campobasso. Per poter essere riconosciuta e operare secondo gli standard previsti, la struttura deve rispettare i requisiti organizzativi, qualitativi e il volume minimo di attività stabiliti dal Dm 70/2015. La Breast Unit è inserita nella Rete oncologica regionale, attualmente in fase di organizzazione con il contributo dei responsabili delle Unità operative di Oncologia, Ostetricia e Ginecologia e Radiologia dei tre presìdi ospedalieri regionali, dei Distretti sanitari, dei medici di medicina generale, degli specialisti ambulatoriali del Sumai e della rete dei consultori. Il nuovo modello assistenziale richiede la centralizzazione delle prestazioni, così da garantire la presa in carico della paziente e il successive trattamento chirurgico entro un tempo massimo di 30 giorni, nel rispetto del PDTA (percorso diagnostico terapeutico assistenziale, ndr), attualmente in fase di aggiornamento».
La nuova rete ospedaliera, concludono i commissari, è concepita per rispondere in modo efficace ai bisogni di salute dei molisani ed è compatibile con le risorse finanziarie e professionali disponibili, oltre che coerente col quadro normativo. Tanto che il Tavolo Dm 70 l’ha approvata il 17 giugno scorso. «Un risultato atteso da oltre un decennio, destinato a migliorare in maniera significativa l’organizzazione dei servizi sanitari della regione. Per questo continueremo a lavorare con determinazione affinché gli obiettivi fissati trovino piena attuazione, nell’interesse esclusivo dei cittadini e della qualità dell’assistenza sanitaria regionale».

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