Polemiche post rimpasto di giunta dentro e fuori dall’Aula di Palazzo D’Aimmo ieri mattina. La seduta del Consiglio, nel merito degli atti in discussione, ha portato all’iscrizione, chiesta e ottenuta dal capogruppo 5s Andrea Greco di un atto di indirizzo bipartisan che impegna la giunta sul fronte dell’inquinamento della Piana di Venafro.
Per il resto, dalle opposizioni sono arrivate bordate al governatore, affiancato dalle new entry, per le staffette nell’esecutivo (D’Egidio per Iorio, Di Baggio per Di Lucente) e soprattutto per l’affidamento di deleghe pesanti, cruciali, a consiglieri (Iorio e Di Lucente). Il rimpasto, ha attaccato dal Pd Micaela Fanelli, solleva dubbi di natura costituzionale e statutaria sul corretto riparto di competenze e sul necessario controllo che il Consiglio deve poter esercitare sulla giunta. La sua pregiudiziale è stata però respinta. Senza sconti anche gli interventi di Massimo Romano (Cd), Andrea Greco (5s), Angelo Primiani (5s): «Non abbiamo l’assessore alla Programmazione, alle Attività produttive, ma abbiamo l’assessore allo Sport e ai pic-nic», ha detto quest’ultimo in Aula.
Le comunicazioni erano state svolte dal presidente del Consiglio Quintino Pallante. E al termine di una seduta più breve del solito (per consentire la partecipazione sia di Roberti sia di Pallante all’abbattimento dell’ultimo diaframma della galleria a Gamberale, al confine tra il Molise e l’Abruzzo) non c’è stato il consueto botta e risposta.
Fuori dall’Aula, le dichiarazioni dell’ex assessore Andrea Di Lucente. Continuerà a occuparsi, ha detto qualche giorno fa Roberti ufficializzando l’ingresso di Di Baggio in giunta, di Energia e delle vertenze che ha seguito ai tavoli locali e nazionali (fra queste Stellantis ed ex Unilever).
«Sono soddisfatto delle tante cose realizzate e di quelle che abbiamo progettato. Molti interventi vedranno la luce nei prossimi mesi e il fatto di poter continuare a seguire le deleghe rappresenta un elemento importante per portare avanti il lavoro avviato», ha rivendicato rispondendo alle domande dei giornalisti.
Poi ha espresso una critica netta commentando i dati della Banca d’Italia sulla stagnazione dell’economia regionale: «Esistono ritardi che derivano proprio dalla programmazione e che finiscono per rallentare l’uscita di bandi e investimenti. A questo si aggiungono problemi infrastrutturali che il Molise si porta dietro da anni».
Lo aveva detto e ribadito: se il mio partito e il presidente mi vogliono sostituire devono darmi una spiegazione politica. E ieri ha confermato: «Non ho condiviso la decisione del presidente, questo lo sanno tutti e lo sa anche lui. Ne abbiamo parlato direttamente. Sono stato eletto nel centrodestra e continuerò a stare nel centrodestra. Oggi resto in Forza Italia e continuo a lavorare per il territorio. Poi nel tempo si valuterà se rimanere in questo partito oppure no. La strada è ancora lunga. In questo momento la priorità è lavorare, ma per il futuro vedremo».
Ancora aperto anche l’ultimo tassello dell’operazione “tagliando” alla giunta. Sono attese in queste ore le dimissioni dal Consiglio dell’assessore Gianluca Cefaratti per consentire l’ingresso a Palazzo D’Aimmo del primo dei non eletti Raimondo Fabrizio. Un patto interno al movimento Il Molise che vogliamo, ha ricordato il governatore Roberti a chi gli chiedeva come mai non fosse stato ancora onorato. Non è un dossier sul tavolo del presidente. r.i.

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