Per il momento il pericolo è scampato. Il riordino delle sedi di continuità assistenziale sul territorio sarebbe entrato in vigore il 30 giugno ma lo ha bloccato il Tar concedendo la sospensiva del decreto 45/2026 dei commissari Bonamico e Di Giacomo chiesta da 20 sindaci con i ricorsi curati dagli avvocati Salvatore Di Pardo e Katia Palladino. Fino a novembre, almeno, quando ci sarà l’udienza dei merito le postazioni di guardia medica non scenderanno da 44 a 16.
«Questo riordino taglia fuori i piccoli centri e le aree interne», hanno ribadito gli amministratori locali in una conferenza stampa che si è svolta ieri pomeriggio a Palazzo Vitale.
Una prima vittoria importante quella messa a segno al Tar, ha sottolineato il primo cittadino di Torella del Sannio Gianni Meffe, «per la quale ringraziamo i legali che ci hanno seguito, Di Pardo e Palladino, ed è anche un importante riconoscimento alle motivazioni e alle istanze che sono state espresse dal territorio e che purtroppo in questo palazzo qualcuno sembra non voler ascoltare».
La contrarietà al provvedimento della struttura commissariale era stata espressa anche attraverso la Conferenza dei sindaci Asrem, ma il decreto non è stato modificato e ai Comuni non è rimasto altro che rivolgersi alla giustizia amministrativa.
La salute dei nostri cittadini non è in vendita, hanno sottolineato in sintesi ieri i sindaci di Torella (Meffe), Toro (Roberto Quercio), Lucito (Tiziana Franceschini), Rocchetta a Volturno (Domenico Gonnella), Sant’Angelo Limosano (William Ciarallo) e Montagano (Giuseppe Tullo). «Un grosso passo indietro – ha evidenziato quest’ultimo – perdere il medico che garantisce i turni notturni e festivi perché è un riferimento per le famiglie, per gli anziani». La chiusura delle guardie mediche non tiene nel dovuto conto, ha aggiunto Tullo, la realtà dei piccoli Comuni «con le loro difficoltà per la viabilità, l’orografia, l’età media molto avanzata» della popolazione.
A sostegno delle ragioni dei 20 centri ricorrenti, l’amministrazione del capoluogo Campobasso che si è costituita in giudizio chiedendo l’annullamento del decreto. «Significherebbe – così l’assessore Angelo Marcheggiani – ricorrere in maniera non corretta al Pronto soccorso del Cardarelli» e quindi togliere «tempo, spazio e risorse alle funzioni principali di un Ps di un Dipartimento di emergenza e accettazione unico su tutto il territorio regionale».
ppm

Commenta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*