Il Tar Molise ha sospeso il decreto 45/2026 dei commissari della sanità molisana che riorganizza la continuità assistenziale.
Accolta, quindi, l’istanza cautelare dei 20 Comuni che, assistiti dagli avvocati Salvatore Di Pardo e Katia Palladino, hanno proposto ricorso per l’annullamento del taglio delle sedi della ex guardia medica. L’entrata in vigore del provvedimento, fissata al 30 giugno, è quindi rinviata fino alla definizione della vicenda nel merito (l’udienza pubblica è fissata il 4 novembre).
«Si tratta di un risultato cruciale per i territori coinvolti: il provvedimento del Tar blocca nell’immediato la riorganizzazione che avrebbe comportato il depotenziamento, o la chiusura di fatto, dei presidi di continuità assistenziale, riducendo drasticamente i punti attivi da 44 a soli 16. Le ordinanze tutelano concretamente i cittadini, evitando che venga meno un servizio sanitario essenziale, specialmente nelle aree interne e per le fasce più fragili della popolazione», il commento degli amministratori locali che si sono rivolti alla giustizia amministrativa.
Per il momento, soddisfazione, ma i sindaci non abbassano la guardia e si dicono al lavoro con i legali per preparare una linea difensiva ancora più articolata in vista dell’udienza di novembre.
Due le ordinanze pronunciate sui due ricorsi depositati e discussi in camera di consiglio mercoledì. La sospensiva è stata concessa perché, si legge nelle motivazioni del collegio presieduto da Orazio Ciliberti, «appaiono serie e documentate le censure ricorsuali vertenti sul difetto istruttorio – avuto particolare riguardo ai profili concernenti la valutazione, ai fini delle scelte programmatorie de quibus, delle peculiarità del territorio della Regione e il coinvolgimento delle amministrazioni comunali interessate – e di irragionevolezza degli atti impugnati» e perché è «ravvisabile la sussistenza di un concreto e attuale periculum in mora, ricollegabile al significativo impatto che gli atti impugnati determinano sull’effettiva accessibilità alle cure territoriali in favore della popolazione dei comuni ricorrenti».
Un riordino, ribadisce l’avvocato Di Pardo, che avrebbe colpito le fasce più deboli della popolazione delle aree interne molisane, già privata di altri servizi essenziali come quello alla mobilità. Gli anziani, coloro che non possono spostarsi.
«Una riforma concepita in questo modo – aggiungono i sindaci che ringraziano gli avvocati per l’eccellente lavoro svolto e la condivisione dimostrata – non migliorerebbe in alcun modo la sanità regionale, ma al contrario provocherebbe un pericoloso sovraccarico dei Pronto soccorso. A pagarne il prezzo più alto sarebbero le aree interne, che subirebbero un danno irreversibile, soprattutto considerando gli aspetti demografici e l’elevata presenza di case di riposo e strutture di accoglienza nei territori colpiti».
La rete dei Municipi che si è opposta al decreto dei commissari Bonamico e Di Giacomo comprende: Baranello, Bonefro, Cantalupo del Sannio, Carovilli, Casacalenda, Cercemaggiore, Cerro al Volturno, Civitanova del Sannio, Gambatesa, Guglionesi, Lucito, Macchia D’Isernia, Montagano, Palata, Rocchetta a Volturno, San Martino in Pensilis, Sant’Angelo Limosano, Sessano del Molise, Torella del Sannio e Toro.

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