La medicina generale torna ad attirare i giovani medici anche in Molise. Lo dimostrano i numeri del concorso per l’accesso al corso di formazione specifica in medicina generale per il triennio 2026-2029, che nella regione ha registrato 39 domande a fronte delle 12 borse di studio disponibili, con un rapporto superiore a tre candidati per ogni posto. Un dato che si inserisce in un trend positivo rilevato su scala nazionale e che, secondo la Federazione italiana dei medici di medicina generale (Fimmg), rappresenta un segnale incoraggiante per il futuro della professione.
Complessivamente, in Italia sono state presentate 5.965 domande per 2.651 posti disponibili. La Campania guida la graduatoria con 1.080 candidature per 240 borse, seguita da Lombardia (642 per 481 posti), Emilia-Romagna (625 per 185) e Lazio (600 per 200). In Molise, pur con numeri inevitabilmente più contenuti, il rapporto tra candidati e posti disponibili conferma un interesse significativo verso la medicina del territorio.
Per la Fimmg, tuttavia, questi dati non devono essere interpretati come un semplice successo statistico. «Sono numeri che superano le aspettative, ma che vanno letti con lucidità. Non è una celebrazione di successo. I giovani medici stanno riponendo nella medicina generale una fiducia che, come Federazione, non possiamo tradire e che le istituzioni, insieme a noi, hanno l’obbligo di onorare con atti concreti», sottolinea il segretario nazionale Silvestro Scotti.
Secondo il sindacato dei medici di famiglia, la forte partecipazione al concorso dimostra che la medicina generale è tornata a essere una scelta professionale consapevole, ma impone ora una risposta altrettanto concreta da parte delle istituzioni. L’obiettivo è rendere realmente attrattiva la professione attraverso interventi normativi e contrattuali che migliorino le condizioni di lavoro e le prospettive di carriera.
Tra le priorità indicate dalla Federazione figurano il potenziamento della diagnostica di primo livello negli studi medici, una drastica semplificazione burocratica, una formazione maggiormente orientata all’attività sul campo, il riconoscimento universitario della medicina generale, il rafforzamento del ruolo dei medici di famiglia all’interno delle Case della Comunità, la diffusione del teleconsulto specialistico e misure fiscali di sostegno agli investimenti professionali.
La Fimmg ricorda inoltre di aver già contribuito all’attuazione degli obiettivi del Pnrr con la firma dell’Accordo collettivo nazionale che ha consentito l’avvio delle Case della Comunità. Adesso, sostiene Scotti, spetta a Governo e Regioni dare seguito a quel percorso attraverso il nuovo Accordo collettivo nazionale 2025-2027, la legge di Bilancio e gli altri provvedimenti necessari a rafforzare la medicina territoriale.
«Questi giovani medici ci stanno dicendo di sì – conclude il segretario della Fimmg – ma chiedono certezze professionali, riconoscimento del proprio ruolo nel Servizio sanitario nazionale e condizioni che consentano loro di svolgere al meglio il proprio lavoro. Non servono altri comunicati, servono fatti concreti».





























