L’Assemblea di Palazzo D’Aimmo ha respinto a maggioranza la mozione presentata dal consigliere del Movimento 5 Stelle Roberto Gravina sulla vicenda del Responsible Research Hospital, ritenendo prematuro qualsiasi intervento diretto della Regione mentre è ancora in corso la procedura di composizione negoziata della crisi d’impresa, destinata a concludersi all’inizio di ottobre.
La proposta, sottoscritta anche dai consiglieri Angelo Primiani, Andrea Greco, Alessandra Salvatore, Vittorino Facciolla e Micaela Fanelli, puntava ad aprire un tavolo permanente di gestione della crisi, coinvolgendo Regione, Asrem, Università del Molise e la stessa struttura sanitaria privata. Tra gli obiettivi indicati figuravano anche la valutazione della costituzione di una Fondazione universitaria a carattere sanitario e l’attivazione delle procedure previste dalla normativa sul Golden Power in caso di modifiche dell’assetto societario del gruppo.
Nel corso del dibattito il presidente della Regione, Francesco Roberti, ha motivato il voto contrario della maggioranza richiamando un principio di fondo: Responsible è una società privata e, allo stato attuale, la Regione non dispone degli strumenti giuridici per intervenire nella gestione aziendale o nel capitale sociale.
«Il privato è sempre privato, non dipende dalla piazza da cavalcare», ha osservato il governatore, aggiungendo che non sarebbe possibile immaginare un ingresso pubblico in una società gravata, secondo quanto riferito in Aula, da circa 70 milioni di euro di debiti.
Roberti ha spiegato che l’azienda sta seguendo un percorso previsto dalla legge e che, fino alla conclusione della procedura di composizione negoziata della crisi, qualsiasi iniziativa politica rischierebbe di essere priva di effetti concreti.
«C’è una procedura in corso, ci sono delle scadenze. Vediamo se i creditori accetteranno le proposte della società. Ho sentito dire che ci sarebbe anche un nuovo soggetto privato interessato a investire nella radioterapia. Oggi possiamo solo attendere gli sviluppi», ha affermato.
Secondo il presidente, l’unico ambito sul quale la Regione può concretamente esercitare le proprie competenze riguarda la continuità delle prestazioni sanitarie erogate per conto del Servizio sanitario regionale.
«Dobbiamo verificare che Responsible possa continuare a garantire i servizi per cui è accreditata e convenzionata. Sul resto non possiamo assumere impegni rispetto al futuro di una struttura della quale oggi non conosciamo quale sarà l’evoluzione».
Roberti ha inoltre illustrato quella che considera una prospettiva più realistica: rafforzare l’integrazione tra pubblico e privato all’interno dello stesso plesso sanitario, mantenendo però distinti i rispettivi ruoli.
L’idea è quella di trasferire al sistema pubblico anche alcune attività oggi esternalizzate da Responsible, come ad esempio gli esami di anatomia patologica, riducendo così i costi sostenuti dalla struttura privata e, al tempo stesso, valorizzando le professionalità e le dotazioni del servizio sanitario regionale. Un modello che potrebbe essere esteso anche ad altri settori, dalla radioterapia alla cardiochirurgia.
Per il presidente, immaginare che una semplice mozione consiliare possa risolvere la complessa situazione economico-finanziaria dell’azienda significherebbe sottovalutare la delicatezza della fase.
«All’interno di Responsible ci sono professionisti e consulenti che stanno lavorando per salvaguardare i posti di lavoro, i creditori e la stessa struttura. Pensare che il Consiglio regionale possa risolvere tutto con quattro righe di una mozione è un esercizio di fantasia», ha affermato.
Il governatore ha ricordato anche che il futuro dell’ospedale dipenderà dall’esito della procedura in corso. Qualora dovesse aprirsi uno scenario diverso, compresa un’eventuale cessione della struttura a nuovi investitori, solo allora la Regione potrà valutare come rapportarsi alla nuova realtà.
«Non è un muro né un portone chiuso – ha precisato –. Aspettiamo che le procedure facciano il loro corso e poi valuteremo quali iniziative assumere».
Di segno opposto la posizione di Gravina, che ha giudicato la bocciatura della mozione un’occasione mancata. Secondo il consigliere pentastellato, la Regione avrebbe dovuto iniziare fin da subito a costruire una strategia per tutelare una struttura che rappresenta un presidio sanitario di rilievo per il Molise e per le regioni limitrofe, coinvolgendo l’Università del Molise e predisponendo gli strumenti necessari qualora la crisi aziendale dovesse aggravarsi.
La maggioranza, tuttavia, ha ritenuto prevalente un’altra valutazione: intervenire oggi, mentre è ancora aperta una procedura negoziale disciplinata dalla normativa sulla crisi d’impresa, significherebbe anticipare decisioni che spettano innanzitutto ai soggetti coinvolti e agli eventuali sviluppi della procedura. Fino all’inizio di ottobre, quando si conoscerà l’esito del percorso di risanamento, la linea dell’esecutivo regionale resta quella dell’attesa vigile, limitando l’azione pubblica alla tutela della continuità assistenziale e rinviando qualsiasi valutazione sul futuro dell’assetto societario a un quadro più definito.
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