Cinque medici strutturati, compreso il direttore del reparto, uno dei quali attualmente in congedo. A questi si aggiunge uno specializzando, che non può tuttavia garantire gli stessi turni e le medesime prestazioni dei dirigenti medici. È questa la dotazione sulla quale può contare il Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, presidio di riferimento regionale per l’emergenza-urgenza.
Una situazione di grave difficoltà organizzativa, che si ripercuote sulla gestione dei turni, sulle condizioni di lavoro del personale sanitario e sull’assistenza ai pazienti.
Attualmente i medici strutturati effettivamente disponibili sono quattro, direttore compreso. A garantire un supporto intervengono, quando possibile, anche colleghi assegnati ad altri reparti ospedalieri, purché appartenenti a discipline equipollenti e in possesso dei requisiti necessari per prestare servizio nell’emergenza-urgenza.
Un contributo che consente di fronteggiare alcune necessità, ma non risolve la carenza strutturale di personale.
Le difficoltà maggiori emergono nella predisposizione dei turni. Durante la notte, nella maggior parte dei casi, il Pronto soccorso può contare sulla presenza di un solo medico, affiancato da un collega reperibile da chiamare in caso di necessità.
Anche il sistema della reperibilità presenta però evidenti criticità. Può accadere, infatti, che il medico reperibile durante la notte debba riprendere servizio la mattina successiva, con un turno programmato dalle 8 alle 20.
In queste circostanze diventa particolarmente complesso garantire la copertura assistenziale rispettando contemporaneamente le disposizioni sull’orario di lavoro e sui riposi obbligatori.
La normativa prevede, come regola generale, almeno 11 ore consecutive di riposo ogni 24. Un vincolo che deve essere considerato nella programmazione dei turni e che può limitare ulteriormente la disponibilità dei professionisti chiamati a intervenire durante la notte.
Il problema è aggravato dall’organizzazione delle attività del reparto. Il personale medico deve infatti garantire non soltanto l’assistenza nel Pronto soccorso, ma anche quella della Medicina d’urgenza, che costituisce un ulteriore ambito assistenziale.
Con un organico così ridotto, gli stessi dirigenti sono chiamati a distribuire la propria attività tra le due strutture, aumentando il carico di lavoro e rendendo ancora più difficile assicurare una presenza adeguata in ogni turno.
Per comprendere le dimensioni della carenza basta considerare il fabbisogno teorico necessario a garantire un’organizzazione ordinaria.
Ipotizzando almeno due medici per turno in Pronto soccorso e uno in Medicina d’urgenza, con un numero sufficiente di professionisti per coprire ferie, congedi, riposi e assenze, sarebbero necessari almeno 15 dirigenti medici stabilmente assegnati alle attività, oltre al direttore e agli eventuali specializzandi.
Oggi, invece, i medici strutturati effettivamente disponibili sono quattro.
Una differenza che rende evidente la difficoltà di mantenere un’organizzazione sostenibile nel tempo e di garantire condizioni di lavoro compatibili con la complessità delle prestazioni richieste.
La carenza di personale nei servizi di emergenza-urgenza non riguarda soltanto il Molise. È un problema diffuso a livello nazionale, determinato anche dalla difficoltà di reclutare medici disposti a lavorare in reparti caratterizzati da elevata pressione assistenziale, turni notturni, responsabilità professionali e frequente esposizione a situazioni di conflittualità.
Le condizioni economiche e le possibilità di esercitare attività libero-professionale contribuiscono inoltre a rendere alcune specializzazioni più attrattive rispetto alla medicina d’emergenza.
Nel caso del Cardarelli, tuttavia, la carenza assume proporzioni particolarmente preoccupanti perché interessa il principale ospedale della regione, chiamato a gestire una parte rilevante delle urgenze sanitarie del territorio.
E al problema del personale si aggiunge quello degli spazi. L’attuale Pronto soccorso di Campobasso è stato progettato per accogliere contemporaneamente un numero limitato di pazienti, indicativamente una decina. Nella realtà la presenza media arriva a 30-40 persone.
Ne deriva una situazione di sovraffollamento che costringe numerosi pazienti a sostare sulle lettighe nei corridoi, talvolta per molte ore e, nei casi più complessi, anche per giorni.
La permanenza prolungata è legata anche alle difficoltà di ricovero nei reparti di destinazione, con conseguenze sulla disponibilità degli spazi e sulla capacità di gestire i nuovi accessi.
Il personale sanitario è così chiamato a garantire contemporaneamente l’assistenza ai pazienti in attesa di ricovero, la gestione delle nuove urgenze e il monitoraggio delle persone già sottoposte a valutazione.
Una condizione che aumenta il carico di lavoro e può incidere sui tempi di assistenza, soprattutto quando si verificano più emergenze contemporaneamente.
Per affrontare la carenza strutturale degli ambienti è stato finanziato un intervento di ampliamento e riqualificazione del valore di circa 10 milioni di euro.
Il progetto, tuttavia, non ha ancora raggiunto la fase operativa. Le procedure necessarie alla realizzazione dell’opera sono condizionate dai meccanismi di gestione centralizzata dei finanziamenti e dagli adempimenti amministrativi previsti.
Una situazione che presenta analogie con il percorso seguito per la realizzazione della cosiddetta Torre Covid del Cardarelli, i cui lavori hanno potuto prendere concretamente avvio soltanto dopo un lunghissimo iter amministrativo.
L’ampliamento degli spazi non rappresenta, dunque, una soluzione disponibile nell’immediato.
Ancora più complesso appare il problema del personale.
Il Molise deve fare i conti con le difficoltà di reclutamento che interessano l’intero sistema sanitario nazionale, alle quali si aggiungono i vincoli legati al commissariamento della sanità regionale, in corso da oltre 15 anni.
La necessità di contenere la spesa sanitaria rende particolarmente difficile affrontare una carenza che richiederebbe invece investimenti stabili sul personale.
In attesa di interventi nazionali capaci di rendere maggiormente attrattiva la medicina d’emergenza-urgenza, una possibile misura organizzativa potrebbe essere rappresentata da una più ampia partecipazione dei medici del Cardarelli appartenenti a discipline equipollenti.
L’ipotesi è quella di prevedere, nel rispetto delle competenze professionali, delle disposizioni contrattuali e dei riposi obbligatori, uno o due turni mensili di supporto in Pronto soccorso da parte dei dirigenti medici in possesso dei requisiti necessari.
Una soluzione che richiederebbe una specifica programmazione aziendale e una verifica delle esigenze assistenziali degli altri reparti, ma che potrebbe contribuire ad alleggerire temporaneamente il carico di lavoro del personale attualmente assegnato all’emergenza.
Non sarebbe comunque sufficiente a risolvere il problema.
La questione resta quella di garantire al principale ospedale molisano un organico adeguato, una distribuzione sostenibile dei turni e spazi compatibili con il numero di pazienti assistiti.
Perché l’attuale organizzazione si regge su un numero estremamente limitato di professionisti, chiamati quotidianamente a compensare carenze che non dipendono dalla loro volontà.
Il rischio è che ulteriori assenze, congedi o difficoltà nella copertura dei turni rendano ancora più complicato assicurare la continuità del servizio.
Al Cardarelli l’emergenza non riguarda più soltanto l’aumento degli accessi o i tempi di attesa. Riguarda la stessa capacità del Pronto soccorso di sostenere, con le risorse attualmente disponibili, il volume e la complessità dell’assistenza richiesta.
Senza interventi sul personale e sull’organizzazione, le criticità sono destinate ad aggravarsi.

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