C’è un numero che da giorni agita il dibattito cittadino a Isernia: 100 euro. È la soglia di morosità oltre la quale, secondo una delibera della giunta guidata dal sindaco Castrataro, scatterebbe lo stop alla prenotazione dei pasti nella mensa scolastica. Da sanare entro la fine di novembre, altrimenti da gennaio. Una formula che qualcuno ha interpretato come un messaggio brutale. Preoccupazione raccolta dal consigliere comunale Eugenio Kniahynicki che sul tema ha depositato una interrogazione in Consiglio comunale. Il provvedimento, ha dichiarato, sarebbe «vessatorio» e il minore andrebbe «tutelato in ogni modo».
A rispondere, con una lettura opposta, è l’assessore all’istruzione Angela Perpetua. La sua precisazione è netta: il blocco riguarda l’applicazione, non l’erogazione dei pasti. «Nessun bambino rimarrà senza mangiare» – è il senso del suo intervento. I bambini, ha ribadito, mangeranno «sempre, in tutti i casi».
Secondo l’assessore, quello previsto non sarebbe dunque uno stop al pasto, ma un meccanismo di avviso: all’app che i genitori utilizzano per la gestione del servizio spetterebbe il compito di segnalare l’arrivo alla soglia dei cento euro, così da evitare che i debiti si accumulino fino a cifre difficili da saldare. Un promemoria, quindi, più che una sanzione.
Per capire lo scontro bisogna guardare a come è cambiato il sistema. Fino a due anni fa, ricostruisce Perpetua, un operatore rilevava ogni mattina le presenze e i pasti venivano erogati solo ai bambini presenti. Dall’anno scorso i pasti vengono forniti a tutti gli alunni presenti in classe, e se un bambino è assente tocca al genitore avvisare che quel giorno non mangerà. In caso contrario il pasto viene conteggiato in automatico e addebitato.
«Chi ha un bambino a scuola sa benissimo che non si deve preoccupare la mattina di comunicare la presenza» – ha osservato l’assessore: ciò che andrebbe comunicato è l’assenza. Il problema, a suo dire, è che queste comunicazioni non arrivano quasi mai, con il risultato di una continua «rincorsa» per recuperare le somme dovute.
Sullo sfondo c’è un credito che il Comune ha ormai maturato: oltre 60mila euro.
Kniahynicki, però, sposta lo sguardo dalla contabilità alla vita quotidiana delle famiglie. «Mi metto nei panni di un genitore che al mattino si sveglia con un bimbo che sta male» – ha detto: l’ultimo dei pensieri, in quel momento, è ricordarsi di avvisare entro le 9 che il piccolo non usufruirà del pasto. Il rischio, nella sua lettura, è che un meccanismo pensato per la gestione amministrativa finisca per scaricare le conseguenze di una dimenticanza su un minore.
Due letture, dunque, che si fronteggiano sullo stesso testo: per l’opposizione un provvedimento che colpisce i più piccoli, per l’assessorato un semplice avviso digitale che lascia intatto il diritto al pasto. Nel mezzo, le famiglie. Tra la porta di una classe che si chiude e il campanello che suona ci sono loro: i genitori che da qui al 30 novembre dovranno aprire l’Area riservata, guardare il saldo e decidere cosa fare. Per qualcuno sarà un click, per altri una scelta tra le spese del mese. E ci sono i bambini, che di app, soglie e delibere non sanno nulla e che dovrebbero trovare comunque un piatto in tavola.

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