Nel giorno della scomparsa di Francesco Guccini, i Nomadi hanno dedicato al cantautore il concerto di giovedì sera a Pietrabbondante, di fronte a una piazza stracolma di persone giunte in Alto Molise per l’occasione.
Sul palco, alle spalle del gruppo, è comparsa una grande scritta: «Ciao Francesco». Un omaggio sentito a un artista con il quale i Nomadi hanno condiviso un lungo percorso musicale e umano. In
scaletta, come da tradizione, non sono mancate alcune delle canzoni firmate da Guccini, tra cui “Dio è morto” e “Canzone per una amica”.
A margine del concerto, il leader e fondatore dei Nomadi, Beppe Carletti, ha ricordato il cantautore con parole commosse: «Era un grande, il più grande. Mi fa stare male sapere che non c’è più, anche perché non so se mai ce ne saranno ancora come lui».
Carletti ha poi sottolineato il legame personale e artistico con Guccini: «Per noi era un amico e un grande poeta. Lui era tanta roba. Noi abbiamo avuto la fortuna di incrociarci ed è stato bellissimo».
La serata di Pietrabbondante si è così trasformata in un tributo collettivo a uno dei protagonisti più importanti della musica e della cultura italiana.
Anche sui social il gruppo ha voluto tributare l’artista: «Con Francesco ci siamo cresciuti. In quella Modena meravigliosa degli anni Sessanta che ha visto la nascita del beat, al Bar grande Italia, quando anche noi ragazzi di paese potevamo sognare e insieme costruirci un futuro di musica – hanno scritto -. Fu Dodo Veroli, il nostro produttore, a farci incontrare. Dal nostro incontro con Guccini è nato il grande sogno. Interpretare le sue prime canzoni è stato il nostro atto di coraggio e ribellione. Credo che la nostra collaborazione sia stata unica nel panorama della musica italiana. Lui, colto, un po’ schivo ma carico di quella autenticità tipicamente emiliana che abbiamo subito condiviso. Era il nostro essere, è il nostro essere, sarà il nostro essere. Con Francesco saremo compagni di viaggio e di musica per sempre, con Augusto Daolio e con tutti gli altri amici che sono nel nostro cuore».




























