La prospettiva indicata è l’inizio del 2027: è allora che, secondo quanto annunciato da Matteo Salvini, si potrebbe procedere alla rimozione dei detriti del ponte crollato sul Trigno e verificare se sotto le macerie siano rimasti l’auto e il corpo di Domenico «Mino» Racanati. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti ne ha parlato nella serata di mercoledì scorso, 4 novembre a Ortona, dove ha incontrato Alessandro Racanati, fratello dell’uomo scomparso nel crollo della struttura sulla Statale 16, al confine tra Abruzzo e Molise. Un confronto avvenuto prima di un appuntamento politico, che ha portato direttamente all’attenzione del ministro la richiesta di risposte della famiglia. A oltre sette mesi dal crollo del 2 aprile, resta infatti da chiarire la sorte di Mino e da accertare che cosa si trovi sotto i resti del ponte. Salvini ha scandito due passaggi: l’avvio dei procedimenti entro questo mese e la possibile rimozione dei materiali all’inizio del nuovo anno, subordinata al necessario raccordo con l’autorità giudiziaria. «Entro la fine di questo mese, in novembre, partiranno tutti i procedimenti necessari per arrivare all’inizio del 2027 alla rimozione dei detriti. Poi cosa c’è sotto quei detriti lo verificheremo a inizio anno», ha dichiarato. Le parole del ministro introducono così un riferimento temporale per un intervento dal quale i familiari attendono una risposta decisiva. Non si tratta ancora di una data fissata per l’avvio delle operazioni: l’annuncio distingue il percorso procedurale, da avviare entro novembre, dall’attività materiale sulle macerie, prospettata per i primi mesi del 2027. Nel riferire gli aggiornamenti ricevuti, Salvini ha richiamato il coinvolgimento delle istituzioni e la situazione dell’area interessata dal crollo. «Quello che mi hanno dato come aggiornamento oggi è che tutte le istituzioni sono coinvolte, fatta salva la Procura, che ovviamente ha l’area sotto sequestro», ha spiegato. Il ministro ha inoltre riferito di aver sentito l’assessore regionale del Molise Michele Marone, indicando come obiettivo quello di «accelerare il più possibile i tempi», operando «in pieno accordo con la Procura di Larino». La finalità è arrivare alla rimozione dei detriti per verificare «se è veramente lì che ci sono sia l’auto che il corpo». Un punto essenziale: la presenza di Mino e della vettura sotto la struttura crollata resta un’ipotesi da accertare. È proprio a questa verifica che Salvini ha legato la necessità di procedere, ribadendo la condizione del via libera giudiziario: «Se la Procura accorderà, a inizio 2027 si potranno rimuovere questi detriti per provare a porre fine a questa tragedia». Nel corso delle dichiarazioni il ministro ha dedicato un passaggio al lavoro dei vigili del fuoco, impegnati per mesi nelle ricerche in condizioni difficili. «Hanno fatto l’impossibile, hanno dato l’anima, anche rischiando la loro vita», ha affermato. Al riconoscimento per i soccorritori ha affiancato il richiamo al diritto dei familiari di conoscere la sorte del loro congiunto: «È giusto che la famiglia abbia tutte le risposte del caso». L’incontro di Ortona aggiunge dunque un interlocutore diretto e un impegno temporale alla lunga attesa dei Racanati. Il primo riscontro atteso riguarda ora i procedimenti annunciati entro la fine di novembre: sarà quel passaggio a rendere verificabile il percorso illustrato dal ministro. Per la rimozione delle macerie, invece, l’orizzonte resta l’inizio del 2027, con le autorizzazioni e le condizioni operative ancora determinanti. Per Alessandro e per gli altri familiari, al centro rimane la domanda che accompagna questa vicenda dal giorno del crollo: sapere dove sia Mino.

























