Da -20 a +50 gradi. Nel giro di poche ore, i freezer di un supermercato del capoluogo pentro hanno smesso di fare il loro mestiere, trasformando la merce in frigo in scarto. Dietro il guasto non ci sarebbe un’avaria, ma la mano invisibile di qualcuno che ha raggiunto gli impianti attraverso la rete.
Nelle scorse ore un’attività commerciale di Isernia è stata infatti vittima di un attacco informatico che ha compromesso il funzionamento del sistema di refrigerazione. Il danno, per ora, si misura in prodotti alimentari non più commercializzabili: il valore supererebbe i 6.000 euro. La proprietà ha presentato regolare denuncia alla polizia postale, che ha avviato gli accertamenti. Secondo quanto si apprende, sarebbe il primo episodio di questo tipo registrato in Molise.
Come si possa colpire un supermercato partendo dai suoi frigoriferi è presto detto. Gli impianti di refrigerazione sono collegati a internet per permettere al fornitore di intervenire in manutenzione e assistenza da remoto: una comodità che, in questo caso, si sarebbe trasformata in un varco. Attraverso quella connessione gli aggressori avrebbero raggiunto la centralina che governa i freezer, a sua volta collegata al sistema informatico del negozio, e ne avrebbero alterato i parametri di funzionamento, fino a provocare il deterioramento delle merci.
Il caso molisano non è isolato. Non è escluso che possa inserirsi, infatti, in un’azione di portata europea: dall’Italia all’Irlanda, dal Portogallo al Lussemburgo, passando per l’Estonia, sarebbero migliaia i supermercati finiti nel mirino della stessa rete. Sul piano continentale, i danni complessivi ammonterebbero a diversi milioni di euro.
Il fronte più allarmante si è aperto oltre le Alpi. In Francia, gli aggressori avrebbero preso di mira il gestore dei frigoriferi dell’Istituto francese del sangue, portando la temperatura di tre celle frigorifere, che custodiscono emoderivati a -30 gradi, fino a 110. Il ministero della Salute e lo stesso Istituto hanno però assicurato che non ci sono state conseguenze sanitarie.
Restano aperti gli interrogativi principali: chi c’è dietro e perché. Le piste, in questa fase, restano tutte teoricamente percorribili, dal singolo gruppo di hacker a organizzazioni criminali strutturate, fino a soggetti riconducibili a Stati esteri.
Su un canale Telegram è comparsa una rivendicazione a firma dei collettivi NoName057(16) e Z-Pentest, gruppi indicati come filorussi. In un video i presunti autori sostengono di aver colpito apparecchiature di due marchi del settore, di non aver avuto bisogno di alcun software malevolo ma di aver semplicemente sfruttato sistemi già integrati e connessi, e avvertono che la loro portata si estende anche a reti idriche, centrali elettriche, impianti industriali e depositi alimentari. Ma sull’autenticità di quel messaggio, al momento, non ci sono riscontri. Né è provato alcun legame diretto tra la rivendicazione e il caso di Isernia.
Come riportato dall’Ansa, il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov ha definito “assurde” le accuse secondo cui gruppi di hacker filorussi sarebbero dietro i recenti attacchi informatici contro i sistemi di refrigerazione dei supermercati in alcuni Paesi europei. «Queste sono affermazioni assurde. Come sempre, non hanno fondamento, non hanno prove» – ha dichiarato Peskov citato da Tass. «E queste accuse infondate contro il nostro Paese, di un coinvolgimento in tutto questo, purtroppo, stanno diventando una tendenza persistente nei Paesi europei», ha sottolineato il portavoce del Cremlino.
Al momento, non esistono elementi per attribuire con certezza la responsabilità a qualcuno. Il lavoro degli investigatori si preannuncia complesso, vista l’estensione geografica dell’operazione e la possibile articolazione della rete.
Quale che sia la mano, resta il dato che più dovrebbe far riflettere: per mettere in ginocchio molti dei pilastri della società moderna, spesso, basta imboccare la “porta di servizio”, quella della rete a cui si collegano anche smartphone e pc. È la vulnerabilità silenziosa di una quotidianità sempre più connessa: frigoriferi, termostati, telecamere, sistemi di allarme, macchinari di piccole attività artigiane e commerciali. Una galassia di dispositivi che finora, forse, non è mai stata davvero considerata come un potenziale bersaglio, finché non lo diventa.

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