Non si chiude la partita giudiziaria sul Parco nazionale del Matese. Dopo il pronunciamento del TAR del Lazio, che ha respinto il ricorso presentato da Guardiaregia e Campochiaro contro la perimetrazione, il Comune di Guardiaregia annuncia il passaggio al Consiglio di Stato.
A confermare la scelta è il sindaco Fabio Iuliano, che giudica la decisione del tribunale amministrativo insufficiente a fotografare gli effetti che il nuovo assetto del Parco, a suo avviso, produrrebbe sul territorio. Il primo cittadino contesta in particolare l’impatto sulle attività economiche locali e ritiene che le conseguenze delle restrizioni non siano affatto astratte.
Nel suo ragionamento rientrano soprattutto i settori produttivi che, secondo l’amministrazione comunale, rischiano di subire i contraccolpi maggiori: allevamento, cave e cementificio. Per Guardiaregia, si tratta di comparti che pesano sull’occupazione e sull’economia locale, e che verrebbero compressi da vincoli considerati troppo rigidi.
La linea di Guardiaregia è netta: la tutela ambientale, sostiene il Comune, non dovrebbe tradursi in un freno per le aree interne e per chi vi lavora ogni giorno. Alla base dell’appello al Consiglio di Stato c’è proprio l’idea che il bilanciamento tra conservazione e sviluppo non sia stato, finora, adeguatamente riconosciuto.
Il punto centrale, per l’amministrazione, è conciliare la protezione del patrimonio naturale con il diritto delle comunità locali a mantenere attività produttive e occasioni di crescita. Una posizione che riassume una tensione ormai nota nel dibattito sul Parco del Matese: salvaguardare senza congelare il territorio.
Resta dunque aperto anche questo fronte, in un contenzioso che continua ad accompagnare il percorso del Parco del Matese e a dividere istituzioni e territori.




























