Come riconoscere le truffe, come proteggersi e cosa fare nel caso in cui si cada nella rete. Si è svolto ieri pomeriggio presso lo Spazio Enel di Contrada San Giovanni in Golfo l’incontro aperto a tutta la cittadinanza per imparare a riconoscere tecniche sempre più utilizzate come spoofing e phishing. L’appuntamento ha rappresentato una guida pratica per smascherare i raggiri più diffusi. Al centro dell’incontro, in particolare, le truffe telefoniche.
Presenti il tenente colonnello Alfredo Zerella, comandante del Reparto Operativo dei Carabinieri di Campobasso; il referente territoriale Security Enel per il Molise, Luca Cipolloni; l’assessore comunale di Campobasso Raffaele Bucci.
Negli ultimi anni il fenomeno delle truffe, in particolare nel settore energetico, ha conosciuto una crescita significativa. Tra le tipologie di attacco più frequenti troviamo gli sms truffa, lo spoofing e la finta assistenza tecnica. Un trend in crescita che, secondo Agcom, nel solo 2023 ha permesso la sottrazione di 140 milioni di euro. Sono 18.500 le segnalazioni ricevute da Enel nel 2025 con il 99% delle chiamate effettuate da numeri artificiali o non rintracciabili. Oltre 10mila i reclami nel settore energia e telecomunicazioni.
Nel settore energetico è infatti cresciuta negli ultimi anni la tecnica dello spoofing, che consiste nel modificare il numero telefonico del chiamante facendo comparire sul dispositivo del destinatario un numero diverso da quello reale per raggirare la vittima.
«Per tutelare la sicurezza e contrastare le frodi l’unità di security di Enel è continuamente impegnata nel verificare le segnalazioni e i reclami circa il ricorso di terzi al telemarketing aggressivo attraverso modalità di contatto della clientela effettuate attraverso lo spoofing – ha affermato il referente territoriale Security Enel per il Molise, Luca Cipolloni -. Fondamentale il confronto costante con le forze dell’ordine e con le componenti specialistiche nel settore delle telecomunicazioni. Costanti sono le analisi della reputazione degli agenti e dei call center, oltre allo svolgimento di indagini mirate volte a contrastare l’illecito utilizzo dei dati dei nostri clienti. Enel ha messo in campo un ampio ventaglio di iniziative concrete, coordinate e trasversali, con l’obiettivo di proteggere i propri clienti, sensibilizzare l’opinione pubblica a rafforzare la sicurezza dei propri canali di contatto. Tra queste figurano le iniziative istituzionali, come la partecipazione al tavolo Agcom, la collaborazione con i competitor e le interlocuzioni con istituzioni e associazioni».
“Siamo il gestore dell’energia. Deve cambiare tariffa o avrà un significativo aumento dei costi”. Questo rappresenta l’esordio classico di un tentativo di truffa. A questo primo indizio seguono quattro prove che potrebbero smascherare un raggiro. Le chiamate spesso sono poco chiare o difficili da identificare. Vengono create confusione e fretta nella vittima, o viene insinuato un dubbio, sulle quali vengono esercitate pressione e urgenza al fine di ottenere una risposta nel più breve tempo possibile, oltre alla richiesta insistente della condivisione dei propri dati personali. Questi sono i passi fondamentali per evitare di finire nella rete dei truffatori. Le vittime, al sorgere del mimino dubbio, devono tempestivamente contattare le forze dell’ordine e il proprio gestore.
«L’Arma dei Carabinieri ha stipulato un protocollo d’intesa con Enel che ha lo scopo di sensibilizzare la comunità sui danni delle truffe e delle frodi. Un’attenzione ai soggetti più fragili, che non necessariamente sono persone anziane, anzi specialmente in queste tipologie di frodi la vittima può essere chiunque. Oltre al danno economico che può essere più o meno rilevante, essere vittime di un raggiro crea un forte trauma dal punto di vista psicologico. La modernità ha aperto le porte a delle truffe sempre più sofisticate. L’Arma svolge azioni repressive ma soprattutto preventive, con informazione e incontri costanti. Manipolazione e persuasione sono centrali per i malviventi, che studiano la vittima e creano un rapporto di superiorità. Obiettivo far perdere ai cittadini la lucidità e far leva su pressioni emotive. La prima cosa da fare è verificare l’appartenenza del numero telefonico e contattare le forze dell’ordine».





























