Il lavoro degli specialisti dello Sco sui dispositivi elettronici sequestrati su disposizione della Procura di Larino starebbe entrando in una fase particolarmente delicata dell’inchiesta sul giallo di Pietracatella. Dopo l’estrazione di dati ritenuti di interesse investigativo, gli uomini del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato starebbero ora concentrando l’attenzione sull’incrocio tra il materiale digitale acquisito, le numerose sommarie informazioni testimoniali raccolte in questi mesi e le attività tecniche ancora in corso.
Resta naturalmente impossibile comprendere, allo stato attuale, quale sia la natura delle informazioni emerse dall’analisi forense di telefonini, pc, tablet e router. Non è chiaro se si tratti di appunti, chat, cronologie, ricerche effettuate online o altri contenuti digitali. In questura, come ormai accade da mesi, il livello di riservatezza resta assoluto e nessuno lascia trapelare elementi utili a comprendere quale direzione abbiano preso le indagini.
Con la prudenza che una vicenda tanto delicata impone, però, ciò che sembra emergere è che le informazioni raccolte finora – lette insieme alle verifiche tecniche e ai racconti acquisiti negli ultimi mesi – starebbero progressivamente contribuendo a ricostruire il quadro investigativo e, soprattutto, ad avvicinare gli investigatori alla ricostruzione di quanto accaduto a ridosso dello scorso Natale, quando Antonella Di Ielsi e la figlia Sara Di Vita hanno ingerito la ricina che ne ha provocato il decesso tra il 27 e il 28 dicembre all’ospedale Cardarelli di Campobasso.
In parallelo, prosegue senza sosta il lavoro della Squadra Mobile di Campobasso coordinata da Marco Graziano. Anche nella giornata di ieri diversi amici delle famiglie Di Ielsi-Di Vita sono comparsi negli uffici di via Tiberio per essere ascoltati dagli investigatori. Un’attività che ormai si avvicina a quota 200 audizioni e che continua a concentrarsi in particolare sulla rete relazionale delle vittime, nel tentativo di verificare ogni dettaglio utile alla ricostruzione del contesto familiare e personale.
Sempre atteso resta inoltre un nuovo passaggio in questura di Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita. Sarebbe il quarto, secondo altre ricostruzioni addirittura il quinto interrogatorio della quarantenne. Da settimane il suo nome viene indicato come prossimo a una nuova convocazione e, secondo indiscrezioni circolate nelle ultime ore, potrebbe essere proprio quella di oggi la giornata dell’atteso ingresso negli uffici della Mobile. Le stesse fonti investigative, tuttavia, non escludono un eventuale slittamento alla prossima settimana.
Un rinvio che potrebbe intrecciarsi con un altro momento ritenuto importante dell’inchiesta: il possibile ritorno della Polizia Scientifica nell’abitazione di Pietracatella ancora sottoposta a sequestro. Salvo cambiamenti, infatti, gli specialisti dovrebbero tornare nella villetta nei prossimi giorni per ulteriori approfondimenti mirati alla ricerca di eventuali tracce residue di ricina o di altri elementi ritenuti utili per chiarire definitivamente le circostanze del duplice decesso.
Nel vortice di racconti, indiscrezioni e ricostruzioni che continua a ruotare attorno al caso, alcune trasmissioni televisive nazionali hanno inoltre riferito che tra gli amici ascoltati in questura qualcuno avrebbe parlato di presunte tensioni o liti in famiglia. Una circostanza rilanciata anche da altri organi di informazione ma che, allo stato, non trova conferme investigative ufficiali. Nessuna smentita, ma nemmeno elementi tali da attribuire consistenza formale a ricostruzioni che restano, almeno per ora, sul piano delle indiscrezioni.
Intanto ieri a Campobasso, a margine di un incontro ospitato in Regione, Primo Piano Molise ha raccolto un commento del criminologo Armando Palmegiani sul giallo di Pietracatella. «È un giallo molto particolare – ha affermato –. Quello che riesco a vedere da fuori è che c’è stata una grande risposta delle istituzioni. La Procura, lo affermo da semplice spettatore, sta lavorando veramente bene: tantissime sommarie informazioni, si sta contestualizzando la situazione, come questa famiglia era integrata con il territorio, con parenti, amici e conoscenti».
Quanto all’ipotesi di una spiegazione accidentale del caso, il criminologo invita alla prudenza: «Non vorrei dare un parere che non conterebbe nulla perché mi baserei sulle poche nozioni che ho. Posso comunque dire che ho sentito parlare anche di un fatto accidentale: sarebbe una cosa molto suggestiva, strana. Ma vedremo cosa uscirà dal grande lavoro che la Procura sta portando avanti».
Parole che sembrano fotografare il momento attuale dell’indagine: un lavoro silenzioso, fatto di verifiche continue, riscontri incrociati e approfondimenti tecnici, nel tentativo di dare un nome e una spiegazione a una vicenda che continua a scuotere il Molise e che, lentamente, potrebbe avvicinarsi a un punto di svolta.
Lu.Co.




























