Hanno lasciato i camion fermi anche ieri per presentarsi davanti al Prefetto. Questa mattina una delegazione composta da imprenditori della logistica e dei trasporti, camionisti e piccoli proprietari di mezzi pesanti è stata ricevuta a Isernia dal prefetto Giuseppe Montella e dal questore Luigi Peluso, per esporre le difficoltà che il comparto sta attraversando anche in provincia.
Il quadro, secondo i rappresentanti della categoria, è quello di una crisi strutturale che nelle ultime settimane si è ulteriormente aggravata per i rincari dei carburanti – legato alle guerre e alle questioni geopolitiche -, con il rischio concreto di compromettere la sostenibilità economica di molte imprese e di chi vive ogni giorno sulla strada. Al prefetto è stato chiesto di farsi portavoce delle istanze presso il governo, perché l’allarme del settore arrivi fino a Roma e si traduca in interventi concreti. Richieste che, hanno lamentato i presenti, sarebbero rimaste inascoltate a livello centrale per anni.
Dietro il caro gasolio, però, c’è anche un problema di geografia economica. Uno dei portavoce ha descritto un’Italia «divisa in due», con il Mezzogiorno sempre più in affanno su viabilità, logistica e trasporti. «Le produzioni sono quasi tutte al Nord» – ha spiegato: dal Sud, a suo dire, partono soprattutto prodotti ortofrutticoli e beni di prima necessità diretti ai mercati generali settentrionali, mentre di produzioni industriali ce ne sono poche, a parte qualche pastificio e qualche altra realtà presente anche in Molise.
Ne deriva uno squilibrio che i rappresentanti della categoria hanno quantificato in un rapporto di cinque a uno: per ogni camion che sale carico verso Nord, cinque scendono. Un dato che, ha sottolineato, «già la dice lunga» sui costi, spesso tali da non coprire nemmeno le spese vive del trasporto. A pesare ora è anche il carburante: sul tema, ha ricordato, ci sono stati provvedimenti ministeriali, ma ancora non producono effetti e la categoria ne attende la piena applicazione.
Più diretta la testimonianza di un altro autotrasportatore: non si riescono più a sostenere le spese e a rispettare i contratti stipulati con i clienti.
Quella di Isernia e provincia ad ogni modo non è una voce isolata. È l’eco di una mobilitazione che è partita in Puglia e Calabria, per poi estendersi a Sicilia, Basilicata, Molise e Campania, coinvolgendo anche gli agricoltori.
E il Molise, in questa vicenda, ne ha sentito il peso più di altri: tir e trattori hanno raggiunto le città a clacson spiegati, tra gli applausi di studenti e lavoratori.
Gli effetti si vedono nel carrello della spesa. In diversi supermercati si segnalano problemi di approvvigionamento, con scaffali vuoti soprattutto nei reparti di frutta, verdura e panetteria, per consegne saltate a causa delle mobilitazioni.
Sul fronte dei carburanti, il problema è più ampio dei confini regionali. Nel Mezzogiorno alcune stazioni di servizio hanno esaurito le scorte, e i gestori possono vendere soltanto fino a esaurimento di quanto resta nelle cisterne.
Di questo passo, il “motore” vero del Sud e dell’Italia rischia di spegnersi.

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